A Scomigo di Conegliano, l’azienda agricola Antica Quercia ha trasformato un antico casale in un agriturismo con otto camere e spa immerso nei vigneti del Prosecco, tra Venezia e le Dolomiti
Ci sono luoghi che non si concedono al primo sguardo. Bisogna arrivarci piano, lasciare che il silenzio faccia spazio, che l’occhio si abitui ai filari, ai boschi, ai prati, alla luce che cambia sulle colline.
Solo allora La Ghiandaia Farmhouse, a Scomigo di Conegliano (TV), comincia a raccontarsi davvero. Non come un semplice rifugio di charme all’interno dell’azienda agricola L’Antica Quercia, ma come un luogo che ha attraversato abbandoni, trasformazioni e ritorni, fino a ritrovare, poco alla volta, il proprio respiro.
«Quando siamo arrivati qui era tutto in bianco e nero», racconta Claudio Francavilla, oggi alla guida dell’azienda di cui fa parte anche l’agriturismo. «Abbiamo sentito subito che questo posto chiedeva di essere riportato ai suoi colori».
Più che una metafora, è il filo rosso che attraversa tutta la storia della tenuta.

Una collina che ha cambiato volto più volte
L’Antica Quercia è una delle aziende storiche del territorio di Conegliano. Nasce negli anni Sessanta per volontà della famiglia Riello, quando il fondatore, affascinato dai vigneti terrazzati del lago di Ginevra, decide di riprodurne il modello sulle colline venete. Realizza terrazzamenti in pietra, introduce varietà allora inconsuete come lo Chasselas e costruisce un paesaggio agricolo ispirato alla viticoltura svizzera, dove ogni intervento segue la morfologia naturale della collina.

Dopo la sua scomparsa, però, la proprietà attraversa una lunga stagione difficile con cambi di gestione, fallimenti e anni di abbandono.
A metà degli anni Novanta arriva una nuova proprietà che reinterpreta completamente il vigneto secondo una logica produttiva più industriale: vengono eliminati i vecchi terrazzamenti, spianati i pendii, sostituiti gli impianti storici con filari pensati per agevolare la meccanizzazione.
Quando la famiglia Francavilla acquista l’azienda, all’inizio degli anni Duemila, il Prosecco non è ancora il fenomeno internazionale che conosciamo oggi. L’occasione arriva quasi per caso.
«Doveva essere un investimento immobiliare», ricorda Claudio Francavilla. «Poi siamo venuti a vedere il posto e qualcosa è cambiato. Abbiamo capito che quella collina aveva ancora moltissimo da raccontare.»
Da quel momento inizia un lavoro paziente, quasi invisibile. Prima la conversione al biologico, ottenuta già nel 2007, poi quella biodinamica, avviata nel 2018. Spariscono progressivamente la chimica di sintesi e molte lavorazioni invasive. Tornano i prati tra i filari, il compost autoprodotto, gli alberi, la biodiversità. Più che trasformare la collina, la famiglia sceglie di ascoltarla.

Una quercia di quattro secoli che continua a indicare la strada
A dare il nome all’azienda agricola, infatti, non è un marchio ma un albero. Una roverella che supera i quattrocento anni domina ancora oggi i vigneti ed è conosciuta dagli abitanti del paese semplicemente come “l’Antica Quercia”. Per generazioni ha rappresentato un confine naturale, un punto di ritrovo, un riferimento geografico.
Molti anziani ricordano ancora quando ci si dava appuntamento sotto la sua chioma. Per capire davvero il significato di questo luogo bisogna raggiungere la quercia a piedi. Il sentiero attraversa un mosaico agricolo dove convivono venti ettari di vigneti, oliveti, frutteti e aree boschive, concepiti come un unico organismo vivente.

La Ghiandaia: il recupero di un antico casale per un’ospitalità sostenibile
Anche il progetto di ospitalità nasce da una coincidenza.
«Avevamo bisogno di più spazio per i cumuli della biodinamica», racconta sorridendo Claudio Francavilla. «Abbiamo chiesto al vicino di venderci un piccolo appezzamento. La risposta è stata: o tutto o niente.»
Quel “tutto” comprendeva un casale dei primi del Novecento, antica abitazione dei mezzadri. L’acquisto viene concluso nel 2018 e, due anni più tardi, prende forma il progetto di recupero.
La casa non viene reinventata: viene ascoltata, riletta e trasformata con misura in quella che oggi è La Ghiandaia. Le facciate mantengono leggibili le diverse stratificazioni della loro storia: pietra, mattoni, interventi successivi convivono senza essere nascosti.

All’interno il legame con il territorio diventa ancora più profondo. Le pareti sono realizzate utilizzando la terra proveniente dagli scavi della proprietà, lavorata insieme ad artigiani specializzati nella terra cruda. Il terreno che sostiene la casa diventa così parte stessa dell’architettura.
Anche gli arredi seguono la stessa filosofia. Rovere recuperato da antichi casali, tessuti rigenerati, filati naturali, complementi realizzati da artigiani locali. Nulla vuole apparire perfetto; tutto vuole risultare autentico.

Otto camere, spa e ospitalità tra i vigneti del Prosecco
La Ghiandaia dispone di otto camere. È una scelta che racconta bene l’idea di ospitalità della famiglia Francavilla.
Qui non esiste una reception tradizionale. Gli ospiti ricevono un codice personale per accedere alla struttura, si muovono in autonomia, utilizzano un honesty bar e vivono gli spazi come una casa privata.
«Vogliamo che ciascuno possa sentirsi libero», sottolinea Claudio Francavilla. «Che possa decidere di leggere un libro sotto un albero, organizzare un picnic in giardino o semplicemente restare in silenzio senza sentirsi ospite di un albergo.»

Una filosofia che richiede forse qualche minuto di adattamento a chi è abituato ai rituali dell’hotellerie classica, ma che restituisce qualcosa di sempre più raro: la sensazione di abitare davvero un luogo.
Le camere guardano tutte verso le colline e custodiscono la stessa sobrietà materica del casale: luce naturale, superfici calde, tessuti essenziali, il silenzio che entra dalle finestre insieme al paesaggio.
Le Suite Superior aggiungono una sauna privata oppure una vasca idromassaggio, mentre all’esterno due jacuzzi immerse nel verde dialogano con una piccola spa composta da sauna, bagno turco e doccia emozionale. Il lusso, però, qui non coincide con i servizi. Coincide con il tempo.

Il nuovo lusso è il silenzio
«Oggi il vero lusso sono il tempo e lo spazio», dice Francavilla. È probabilmente la frase che sintetizza meglio l’intero progetto.
Alla Ghiandaia il silenzio diventa parte dell’esperienza. Di notte il buio è quasi assoluto. Si sentono le cicale, il vento tra gli alberi, qualche animale nel bosco. Per molti ospiti che arrivano dalle città questo è forse il primo incontro, dopo anni, con un’oscurità autentica e con un silenzio che non mette a disagio, ma rigenera.
Anche la colazione segue questa logica discreta: prodotti biologici, preparazioni fatte in casa, ingredienti locali. Nessuna ricerca dell’effetto scenografico, ma una cura quasi domestica.
«Nei prossimi anni la tenuta continuerà a crescere con orti, nuovi frutteti, sentieri che collegheranno direttamente la farmhouse alla cantina – prosegue il proprietario – e un bio-lago balneabile alimentato naturalmente, pensato come ulteriore spazio di immersione nel paesaggio».

I vini dell’Antica Quercia raccontano il tempo delle colline del Prosecco
Nel calice, la filosofia dell’Antica Quercia diventa ancora più evidente: nessuna scorciatoia, nessuna ricerca dell’effetto immediato, ma il desiderio di lasciare al tempo il compito di dare forma al vino.
Su Alto, il Col Fondo nato con la vendemmia 2015 dai pendii morenici della tenuta, ne è l’espressione più emblematica. Ottenuto da uve Glera coltivate sul versante occidentale della collina, su terreni morenici ricchi di scheletro e calcare, fermenta con piede indigeno e rifermenta in bottiglia grazie al mosto conservato dall’ultima vendemmia.
L’imbottigliamento avviene alla terza luna nuova dell’anno successivo alla raccolta, seguito da almeno diciotto mesi di affinamento sui lieviti. È un Col Fondo essenziale, a residuo zuccherino nullo, che nelle prime fasi esprime una vibrante sapidità e una freschezza incisiva, mentre con il tempo evolve verso note di agrumi canditi, panettone e lieviti maturi, acquistando profondità e complessità.
Nelle prime annate, durante l’estate, le bottiglie venivano trasferite ai piedi del Monte Civetta per affinare in quota. Oggi quel gesto appartiene alla memoria dell’azienda, ma continua a vivere nella scelta di attendere a lungo prima della commercializzazione, così che ogni annata possa raccontare con sincerità la stagione da cui nasce.

La stessa idea guida anche Matiù, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Scomigo Brut. È la principale cuvée aziendale, prodotto prevalentemente con le uve del versante est. Vino elegante, dal residuo zuccherino contenuto (4 g/l), si distingue per personalità, freschezza e per il lungo affinamento. La produzione annua è di circa 45.000 bottiglie.
Accanto a queste due etichette trova spazio anche Ariò, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Scomigo Extra Dry, nato dalle vigne poste nella parte più alta della collina e sul versante orientale. Qui il profilo del vino si esprime con note di frutta matura, agrumi e fiori; il sorso è ampio, equilibrato e fresco.
Diversa è la personalità di A – Ancestrale, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG sui lieviti Brut Nature, realizzato con uve di vecchie viti di Glera esposte a ovest e vinificato secondo il metodo ancestrale. Fermenta con lieviti indigeni e riposa per un anno in bottiglia sui propri lieviti, senza dosaggi aggiunti. Ne nasce un Col Fondo essenziale e diretto, caratterizzato da una bollicina cremosa, da una spiccata tensione gustativa e da un carattere energico che richiama l’espressione più tradizionale di questo stile.
“Q” è il Col Fondo da uve macerate che rappresenta una delle interpretazioni più originali della cantina. Le uve fermentano spontaneamente sulle bucce in anfora, il vino matura in legno di acacia e affina per almeno diciotto mesi in bottiglia. Il risultato è un vino dal carattere profondo, che richiede tempo per rivelare la propria identità, esprimendo quella dimensione fatta di terra, materia e cielo che richiama il paesaggio della Quercia.
Tra le etichette dell’azienda trova spazio anche il Bruscade Colli di Conegliano Rosso DOCG, nato dalle terrazze esposte a sud della Quercia. Dopo un lungo affinamento tra legno e bottiglia esprime un carattere equilibrato e profondo, con sentori di frutti rossi maturi, sfumature balsamiche e una trama tannica elegante.

Oltre ai vini, l’azienda produce anche olio e un succo di melograno ottenuto dalla spremitura a freddo dei frutti della varietà Dente di Cavallo coltivati nei propri terreni, assemblato con succo di mela verde altoatesina. Privo di additivi, acqua o aromi aggiunti, conserva intatta la freschezza del frutto, con un equilibrio naturale tra dolcezza, acidità e una delicata trama tannica che ne esalta autenticità e piacevolezza.
«Il Col Fondo è un vino che racconta tutto, anche gli errori», osserva Claudio Francavilla. «Ogni bottiglia continua a cambiare negli anni. Non nasconde nulla. È un vino che chiede tempo.»
La riflessione supera la tecnica enologica e diventa quasi una dichiarazione d’intenti: non cancellare le differenze, non inseguire una perfezione artificiale, ma lasciare che ogni vendemmia, ogni scelta e persino ogni imperfezione entrino nella storia del vino. È lo stesso sguardo con cui la famiglia ha recuperato la collina, l’ospitalità e il paesaggio: una crescita continua, fatta di cura, ascolto e pazienza.
Un turismo che invita a rallentare
L’obiettivo dichiarato infatti non è aumentare il numero di visitatori, ma cambiare il modo in cui vengono vissute queste colline.
Per questo la famiglia Francavilla sta lavorando a esperienze che incoraggino soggiorni più lunghi: passeggiate, degustazioni approfondite e solo su prenotazione, attività per chi desidera fermarsi quattro o cinque giorni, lasciandosi alle spalle la logica del turismo “mordi e fuggi”.
Partendo dall’Agriturismo La Ghiandaia, infatti, è facile esplorare il paesaggio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio UNESCO, tra vigneti terrazzati, borghi storici e strade panoramiche.
Dopo una giornata tra cantine e sentieri, una tappa consigliata è la Trattoria Alla Cerva di Vittorio Veneto, indirizzo storico della cucina locale dove concludere l’esperienza con i sapori più autentici del territorio.
Ed è proprio attraversando questi luoghi, tra vigneti, incontri e tavole che raccontano la stessa cultura contadina, che si comprende come ogni esperienza vissuta qui sia parte di un unico racconto in cui Claudio Francavilla cita spesso un termine della filosofia greca: kairos. È il tempo opportuno, quello che possiede un significato diverso dal semplice scorrere delle ore.

Forse è proprio questa la chiave per comprendere La Ghiandaia e l’Antica Quercia. Non è un luogo costruito per aggiungere esperienze a un viaggio. È un luogo che invita a sottrarre: rumore, fretta, automatismi. A lasciare spazio ai profumi della terra, alla trama ruvida di un muro in terra cruda, al frinire delle cicale nelle sere d’estate. Perché, in fondo, il lusso più difficile da trovare oggi non è ciò che si può comprare. È il tempo necessario per accorgersi della bellezza di una collina che torna lentamente ai suoi colori.
| L’ANTICA QUERCIA Via Cal di Sopra, 8 Scomigo di Conegliano (Tv) Tel. +39 0438 789344 | www.anticaquercia.it | La GHIANDAIA FARMHOUSE Via Cavalla e Bruscole, 33 Scomigo di Conegliano (TV) Tel. +39 0438 1740142 www.laghiandaia.it |


