Uno studio condotto su 1.300 alberghi in sette destinazioni del Mediterraneo mostra che le previsioni meteorologiche possono incidere sulle tariffe, soprattutto nelle località balneari e fuori dall’alta stagione. Tra gli autori Paolo Figini e Laura Vici dell’Università di Bologna
Una previsione di pioggia può far diminuire il prezzo di una camera d’albergo, qualche grado in più, al contrario, può renderla più cara. Ma non succede ovunque e nello stesso modo. Influiscono la destinazione, il periodo dell’anno e il tipo di turismo che caratterizza una località.
Il rapporto tra previsioni meteorologiche e tariffe alberghiere è stato misurato da uno studio pubblicato sul numero 32 della rivista scientifica Tourism Economics, firmato da Anastasia Arabadzhyan dell’Università di York e dagli italiani Paolo Figini e Laura Vici dell’Università di Bologna, rispettivamente del Dipartimento di Scienze Economiche e del Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”.
Com’è stata condotta la ricerca
Per la ricerca, dal titolo Have you ever priced the rain? Unravelling how the weather forecasts affect prices in the hospitality industry, gli studiosi hanno monitorato quotidianamente i prezzi pubblicati online da 1.300 alberghi in sette destinazioni del Mediterraneo, sei italiane e una francese, mettendoli in relazione con i cambiamenti delle condizioni meteorologiche previste durante il soggiorno.
I dati riguardano il periodo compreso tra maggio e ottobre 2019.
L’obiettivo non era semplicemente verificare se una camera costasse di più quando c’era il sole, ma capire se e quanto gli alberghi modificassero le proprie strategie tariffarie al cambiare delle previsioni meteo.

Con la pioggia prezzi fino al 10% più bassi nelle località di mare
Lo studio prende in esame due città d’arte, Milano e Venezia, e cinque destinazioni costiere: Riccione, la costa veneziana, la costa nord-orientale della Sardegna, quella sud-orientale della Sicilia e la costa meridionale della Corsica.
È soprattutto nelle località balneari che il meteo sembra pesare sulle tariffe. Il fenomeno raggiunge la maggiore intensità tra maggio e giugno, quando una previsione di pioggia è associata mediamente a una riduzione dei prezzi del 10,4%. Un aumento di un grado della temperatura prevista corrisponde invece a un incremento medio delle tariffe del 2,8%.
L’indagine evidenzia che, fuori dai periodi di maggiore affluenza, una prospettiva di maltempo può rendere meno attraente un soggiorno al mare e gli alberghi possono reagire abbassando i prezzi per sostenere la domanda.
A luglio e agosto il meteo conta meno
Con l’arrivo dell’alta stagione il meccanismo si attenua, anche se non scompare del tutto e presenta un valore economico variabile a seconda dei mesi presi in considerazione.
Tra luglio e agosto, nelle località costiere considerate, una previsione di maltempo è associata a una riduzione media delle tariffe del 7,8%, mentre un grado in più nella temperatura prevista corrisponde a un aumento del 2,2%.
Una possibile spiegazione riguarda la maggiore rigidità della domanda estiva. Chi prenota le vacanze nei mesi centrali dell’estate può avere minori possibilità o minore convenienza nel modificare le proprie scelte in funzione delle previsioni meteorologiche.
A settembre e ottobre il quadro cambia ancora. L’effetto della pioggia si riduce a un calo medio dell’1,1%, mentre quello della temperatura diventa più forte: un grado in più è associato a un incremento delle tariffe del 3,1%.
A Milano e Venezia la pioggia può avere l’effetto opposto
Uno degli aspetti più interessanti emerge dal confronto con le città d’arte. A Milano e Venezia le oscillazioni legate al meteo risultano molto più contenute rispetto alle località balneari. Nei mesi centrali dell’estate, inoltre, il rapporto può addirittura invertirsi.
Quando fa molto caldo, la previsione di una giornata piovosa può rendere più appetibili attività culturali, musei e altre esperienze al coperto. In queste circostanze lo studio rileva che le tariffe alberghiere possono aumentare anziché diminuire.
«L’analisi su Milano e su Venezia mostra una dinamica inversa, soprattutto nei mesi di luglio e agosto», osserva Laura Vici, sottolineando come la risposta dei prezzi dipenda dalla stagione e dal contesto turistico.
C’è anche un’eccezione significativa tra le destinazioni balneari analizzate e riguarda la Sicilia, dove lo studio non rileva lo stesso effetto negativo del maltempo osservato nelle altre località costiere.
Il prezzo della camera può cambiare prima ancora che cambi il tempo
Un altro punto interessante della ricerca riguarda proprio il ruolo delle previsioni. L’albergatore non deve aspettare che cominci a piovere per reagire, è sufficiente che cambino le condizioni previste per i giorni nei quali il turista dovrebbe soggiornare perché possano cambiare anche le aspettative sulla domanda e, di conseguenza, le strategie di prezzo.
Il turismo offre ai ricercatori un terreno particolarmente adatto per osservare il fenomeno. Le tariffe sono pubblicate online, possono essere aggiornate rapidamente e la domanda di alcune destinazioni è fortemente condizionata dal clima.
Con il cambiamento climatico le regole potrebbero cambiare
C’è infine una prospettiva legata agli effetti del cambiamento climatico. Se oggi le temperature elevate sono generalmente associate a prezzi più alti nelle destinazioni di mare analizzate non è detto che continuerà a essere così se le estati diventeranno eccessivamente calde. Già quest’anno sembra che questo fenomeno si sia concretizzato con l’abbandono delle spiagge di moltissimi villeggianti, a causa del caldo eccessivo.
I ricercatori considerano questi risultati utili per studiare la vulnerabilità delle destinazioni di fronte alla maggiore variabilità delle condizioni climatiche prevista negli scenari futuri.
Tra le ipotesi prese in considerazione c’è anche l’introduzione di coperture contro il maltempo, da offrire al momento della prenotazione con eventuali rimborsi parziali qualora le condizioni meteorologiche compromettano il soggiorno.

