Negli ultimi tre anni un italiano su tre ha partecipato a un’esperienza legata al formaggio. Dai dati sul settore a Ragusa, Città del Formaggio 2026, fino ai consigli per organizzare un itinerario tra produttori e caseifici
C’è chi viaggia per ammirare monumenti, chi per rilassarsi su spiagge da cartolina, chi per degustare nuovi vini tra i filari e chi… per visitare caseifici. Il turismo caseario sta infatti emergendo come una delle tendenze più vivaci del panorama enogastronomico italiano.
Secondo il Primo Rapporto sul Turismo e il Mondo Caseario 2024, ideato da Roberta Garibaldi e realizzato dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, quasi un viaggiatore italiano su tre ha partecipato a un’esperienza a tema formaggio negli ultimi tre anni, collocando i caseifici subito dopo le cantine tra i luoghi di produzione più visitati.
A sostenere l’interesse contribuiscono anche gli eventi dedicati al formaggio. Tra i più recenti c’è WE CHEESE, manifestazione dedicata alle produzioni iblee che si è svolta a luglio a Ragusa Ibla.
L’iniziativa ha offerto ai visitatori una nuova chiave di lettura del territorio, rafforzando la visibilità della provincia ragusana come destinazione legata alle produzioni casearie proprio nell’anno in cui Ragusa è stata nominata “Città del Formaggio 2026” dall’ONAF (Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio).
Il settore lattiero-caseario legato al turismo è dunque in forte espansione. Non si tratta più soltanto di acquistare un pezzo di toma stagionata da portare a casa come souvenir, ma di vivere un’esperienza immersiva: comprendere l’origine di un sapore deciso, conoscere le persone dietro la produzione e scoprire come la montagna, il pascolo, il bestiame e le mani sapienti del casaro riescano a rendere unica ogni singola degustazione.
Ma perché affascina il formaggio? Ne abbiamo parlato con Maria Cristina Crucitti, giornalista e tecnico caseario, con un passato da allevatrice di capre e casara. Dal 2014 divulga la cultura casearia attraverso il progetto “The Cheese Storyteller”, organizzando attività dedicate al formaggio e alla sensorialità.
«Nonostante sia parte dell’alimentazione quotidiana di molti, il formaggio riserva ancora numerosi misteri per i non addetti ai lavori – afferma Crucitti –. Incuriosisce il processo di trasformazione del latte e anche il meccanismo attraverso il quale da tre semplici ingredienti (latte, sale e caglio) possa nascere una tale varietà di produzioni. Non da ultimo, attraverso il formaggio è possibile comprendere la relazione tra un paesaggio e la gente che lo abita, svelandone abitudini e cultura».

L’identikit del turista caseario
Non esiste un’unica fascia d’età né un profilo rigido: a caratterizzare il turista caseario è soprattutto la curiosità verso il prodotto e ciò che avviene prima che arrivi sulla tavola.
«È una persona curiosa e in cerca di esperienze autentiche -spiega la giornalista –. Può trattarsi di persone di tutte le età, dalle famiglie, ai giovani, agli over 50. Sebbene con un interesse comune ogni fascia di età potrà avere esigenze e aspettative diverse. Ad esempio, famiglie e giovani potranno essere in cerca di attività più esperienziali».
Per accogliere il turista occorre farsi trovare preparati; nulla può essere lasciato al caso e sicuramente è essenziale l’accuratezza.
«È importante prevedere una scaletta delle attività per essere certi di ottimizzare e rispettare i tempi, immaginando sempre in fase di progettazione di andare incontro alle esigenze degli ospiti. Offrire servizi turistici può essere impegnativo per un’azienda incentrata sulla produzione: sarà necessaria un’adeguata riorganizzazione degli spazi e dei tempi lavorativi, senza escludere l’impiego di personale dedicato. Per questa ragione è importante che l’accoglienza sia una voce di fatturato a sé stante, indipendente dalla vendita del prodotto».
Perché il turismo caseario ha bisogno di una rete territoriale
Fare rete con gli attori del territorio può fare la differenza.
«Il fare rete trasforma il territorio in una destinazione, vale a dire un sistema integrato di servizi all’interno del quale l’ospite possa permanere e fruire facilmente di un’esperienza gradevole e memorabile – conclude Maria Cristina Crucitti –. Offerte isolate e scollegate difficilmente sono in grado di generare flussi di presenze tali da sostenere gli investimenti aziendali orientati all’accoglienza. In quest’ambito l’unione fa sicuramente la forza».
Dell’importanza di costruire una rete è convinto anche Daniele La Rosa, presidente del Centro Commerciale Naturale Antica Ibla di Ragusa e organizzatore di WE CHEESE.

La manifestazione ha coinvolto casari, impegnati in dimostrazioni di caseificazione dal vivo, chef e ristoratori di Ragusa Ibla, che hanno inserito nei propri menu piatti dedicati ai formaggi.
«Quando si mettono in rete produttori, ristoratori, operatori turistici, associazioni e istituzioni, un prodotto può trasformarsi in una vera esperienza di destinazione. Il turismo caseario non è soltanto promozione di un’eccellenza enogastronomica, ma è un modo per raccontare il territorio, le sue persone, le tradizioni e il saper fare. La sfida, adesso, è non fermarsi all’evento – sottolinea Daniele La Rosa –. Dobbiamo costruire una rete stabile tra tutti gli attori della filiera e trasformare il formaggio e il patrimonio caseario ibleo in un prodotto turistico fruibile durante tutto l’anno: visite ai caseifici, degustazioni, esperienze, ristorazione, percorsi nelle aziende e connessioni con le strutture ricettive. We Cheese ha dimostrato che esiste un pubblico interessato e che il turismo caseario può diventare una risorsa concreta per Ragusa e per tutto il territorio ibleo».
Turismo caseario nel Ragusano: tre aziende da visitare
Se desiderate scoprire un territorio attraverso il cibo, vivere esperienze autentiche e farvi stuzzicare dal profumo di una toma stagionata, il turismo caseario è ciò che fa per voi. Non resta che preparare lo zaino, indossare le scarpe da trekking e lasciarsi guidare dalla curiosità.
Restando nel Ragusano, ecco tre realtà locali d’eccellenza da inserire nella propria lista dei desideri: tre tappe imperdibili che stanno ridefinendo il concetto stesso di “vacanza al formaggio”.
Azienda agricola Giovanni Floridia a Ispica
L’azienda è specializzata nella produzione di Ragusano Dop e formaggi iblei. Il titolare accompagna i visitatori in un percorso che va dal pascolo alla mungitura delle vacche, fino alla dimostrazione della filatura del Ragusano Dop, per poi concludere con un’ampia degustazione dei prodotti aziendali.
L’azienda si trova in Contrada Scorsone a Ispica (RG). Telefono: +39 0932 952370
Caseificio Latte Mio a Ragusa
Dietro questo luogo c’è Giovanni Cascone, giovane appassionato di latte che produce paste filate fresche e stagionate, ricotta e formaggi aromatizzati. La sua fattoria didattica organizza visite guidate che terminano sempre con una ricca degustazione. Info: www.caseificiolattemio.it

Albacara – Fattoria del Grano
Nel borgo di San Giacomo, a cavallo tra le province di Ragusa e Siracusa, l’azienda è specializzata in formaggi caprini freschi e stagionati, oltre a produrre un buonissimo olio extravergine di oliva e pasta di grani antichi siciliani.

Inoltre è una fattoria didattica molto apprezzata dalle scolaresche e propone spesso l’esperienza “Casari per un giorno”, giornata nella quale gli ospiti partecipano alle attività aziendali, assistendo alla produzione di un formaggio, con visita al frantoio e degustazione completa. Info: www.albacarabio.it


