Dal MeVe di Montebelluna alle fortificazioni della laguna, dalle Dolomiti ai giardini nati per ricostruire un territorio devastato dalla Prima guerra mondiale: un itinerario tra storia, natura, cultura e un’enogastronomia fortemente identitaria
Il Veneto custodisce alcune delle pagine più drammatiche della Prima guerra mondiale. Tra il Piave, il Montello, il Grappa e le Dolomiti si combatterono battaglie decisive, che segnarono profondamente il paesaggio, le comunità e la memoria collettiva.
A oltre un secolo di distanza, quei luoghi non sono rimasti cristallizzati nel ricordo. Sono diventati musei multimediali, sentieri, fortificazioni recuperate, ville storiche, archivi e percorsi naturalistici che mostrano come un territorio ferito dal conflitto abbia saputo trasformare la propria storia in conoscenza e consapevolezza del valore della pace.
Su questi temi si basa il progetto “Valori di Pace nel Veneto della Grande Guerra”, promosso dalla Regione Veneto insieme al MeVe – Memoriale Veneto della Grande Guerra e a una rete di musei, forti e luoghi della memoria distribuiti in diverse province.

Lo diciamo subito: non è soltanto un viaggio tra sacrari, cimeli militari e luoghi di sofferenza. È un Veneto dai tanti volti, che si è impegnato per recuperare edifici, fortificazioni, boschi e centri di documentazione, trasformandoli in strumenti di divulgazione, educazione e turismo culturale.
Lungo il percorso emergono anche osterie storiche, rifugi alpini, cantine e tavole che raccontano una regione intraprendente e che ama valorizzare le proprie risorse e tradizioni.
Le tappe dell’itinerario nel Veneto della Grande Guerra
- Montebelluna e MeVe.
- Cavallino Treporti e Batteria Vettor Pisani.
- Passo Valparola e Forte Tre Sassi.
- Villa Sandi e il Montello.
- Giardino Astego e Museo della Grande Guerra.
- Bassano del Grappa.
Il Piave come filo conduttore del viaggio
A fare da filo conduttore è il Piave, il “fiume sacro alla Patria“, che attraversa buona parte di questo percorso. Dalle colline del Montello fino alla laguna veneziana e poi verso le Dolomiti e il massiccio del Grappa, il paesaggio cambia continuamente, raccontando una storia diversa della guerra e, soprattutto, della pace conquistata.
Montebelluna e il MeVe: la guerra raccontata attraverso le persone
Il punto di partenza è Montebelluna, dove ha sede il MeVe – Memoriale Veneto della Grande Guerra, diretto da Monica Celi.
Non aspettatevi un tradizionale museo militare perché il MeVe è un insieme di storia, arte, eleganza e tecnologia dove si percepisce una fortissima energia positiva. La seicentesca Villa Correr Pisani, che lo ospita, durante il conflitto fu adibita a ospedale da campo e oggi accompagna il visitatore dentro l’esperienza umana della guerra attraverso installazioni multimediali, documenti originali, fotografie, testimonianze e oggetti della vita quotidiana.
Il vero protagonista non è tanto il conflitto quanto la vita delle persone travolte dagli eventi. Le lettere inviate dal fronte, spesso scritte con una grafia incerta e qualche errore di ortografia, raccontano la nostalgia di casa, il desiderio di ricevere un pacco con qualche bene indispensabile, la speranza che tutto finisca presto. Sono parole semplici, ma ancora oggi lasciano trasparire la paura, la solitudine e il bisogno di mantenere vivo un legame con i propri affetti.

Comunicare in guerra, tra propaganda e censura
Un tema centrale del Memoriale è il ruolo della comunicazione. La guerra del 1915-1918 fu anche un conflitto combattuto attraverso le informazioni, la propaganda e il controllo delle notizie.
La mostra “Comunicare in guerra. Segnali, codici, propaganda”, che prosegue fino al 25 aprile 2027, ricostruisce l’evoluzione dei sistemi di comunicazione, dai segnali di fumo e dai colombi viaggiatori al telegrafo, al telefono da campo, alle trasmissioni radio e ai codici cifrati.
Tra i tantissimi reperti, sono esposti apparati radio militari, il Marconiphone V2 – che contribuì alla diffusione della radio nelle case italiane – e la macchina Enigma, un dispositivo di cifratura usato dalle forze armate tedesche per proteggere le comunicazioni segrete. Tramite un sistema di rotori e circuiti elettrici, sostituiva ogni lettera digitata con un’altra, rendendo il testo incomprensibile senza le esatte impostazioni di decifrazione.

Un pannello è dedicato al cosiddetto “bollettino Cadorna”. Dopo la disfatta di Caporetto, il comunicato n. 887 del 28 ottobre 1917 attribuì il crollo del fronte ai soldati della 2ª Armata, accusandoli di essersi ritirati senza combattere. Quel messaggio contribuì a diffondere il mito della presunta vigliaccheria delle truppe italiane, oscurando invece le responsabilità strategiche del comando militare.
Ma ci sono anche tantissimi oggetti legati all’alimentazione dei militari, come il “pane di guerra” (o Kriegsbrot) impastato con ingredienti di fortuna tra cui farina povera, segatura, torsoli e scarti, per poi essere essiccato e conservato per lunghi periodi.
La mostra richiama questioni ancora attuali relative alla censura, alla propaganda, alla verifica delle fonti e all’uso dell’informazione come strumento strategico nei conflitti.
Uno spazio è riservato al contributo femminile per ricordare le tante donne che, durante la guerra lavorarono come operatrici radio, interpreti e dattilografe cifratrici. Un attestato del ruolo fondamentale che hanno svolto nella trasmissione e nell’intercettazione delle informazioni.

La capacità di collegare passato e presente rende il MeVe diverso da molti musei dedicati alla Prima guerra mondiale. L’impostazione delle visite non intende semplicemente ricostruire gli avvenimenti ma è un invito a riflettere sul valore della pace, sull’importanza dell’informazione e sulla costruzione di una memoria collettiva consapevole.
Il parco di Villa Correr Pisani
Prima di lasciare Montebelluna, merita una passeggiata il parco che circonda Villa Correr Pisani. Il contrasto tra la tranquillità del paesaggio attuale e la storia della dimora restituisce forse l’immagine più efficace dell’intero progetto che vuole trasformare spazi segnati dalla guerra in luoghi aperti alla conoscenza, al dialogo e alla riflessione.
Da qui il viaggio prosegue seguendo il corso del Piave, dove il racconto della memoria cambia ancora volto e raggiunge il mare.
Cavallino Treporti e il fronte sulla laguna
Da Montebelluna il viaggio segue idealmente il corso del Piave verso la foce. I rilievi lasciano spazio alla pianura, i vigneti si alternano ai campi coltivati, i paesini si susseguono ordinati e operosi mentre l’orizzonte si apre sulla laguna veneziana.
Cavallino Treporti, in provincia di Venezia, è conosciuto soprattutto per le spiagge, le dune e il turismo naturalistico, ma custodisce anche un capitolo meno noto della Prima guerra mondiale. Venezia rappresentava un obiettivo strategico e la sua difesa richiese un articolato sistema di batterie costiere, torri telemetriche, caserme e depositi di munizioni.
Questo patrimonio è oggi raccontato dalla Via dei Forti e dal Museo Batteria Vettor Pisani, ricavato in una fortificazione costruita per proteggere l’accesso alla laguna.
Fotografie, documenti, animazioni e installazioni multimediali spiegano come il mare fosse considerato una possibile via d’attacco e come ogni struttura facesse parte di un sistema difensivo destinato a impedire alle navi nemiche di raggiungere Venezia.
Anche qui la dimensione militare lascia spazio alle storie personali. Carte da gioco consumate, pipe, utensili ricavati dai bossoli e piccoli manufatti riportano alla memoria il tentativo dei soldati di conservare una parvenza di normalità durante le lunghe ore di attesa.
Particolarmente toccante è la sezione dedicata alla corrispondenza dal fronte. Tra le tante lettere spicca la storia di Augusto Tonetto e di sua moglie Cecilia, che per tutta la vita conservò 189 lettere ricevute dal marito, legate con un semplice nastro rosso. Sono il racconto di una quotidianità sospesa, fatta di attese, speranze e piccoli gesti capaci di resistere alla distanza e alla guerra.
Oggi le spiagge, la laguna e la rete di percorsi ciclabili mostrano un territorio completamente diverso. Luoghi costruiti per la difesa sono diventati spazi dedicati alla conoscenza, alla natura e al turismo lento.
Dove mangiare a Treporti: la Locanda Zanella
Nel cuore di Treporti, la Locanda Zanella è uno dei locali storici della zona. Affacciata sulla piazza della seicentesca chiesa della Santissima Trinità, vanta oltre centoventi anni di attività e, dal 1998, è gestita dalla famiglia Mavaracchio.
In sale ampie e caratterizzate da pavimenti in cotto, travi a vista e mobilio d’epoca, i fratelli Renzo, Luca e Marco servono una cucina schietta che racconta il legame tra la laguna e il mare. Pesce, pasta fresca, risotti e ricette della tradizione di Cavallino Treporti, sono proposte con un servizio veloce e garbato. Il locale è aperto da martedì a domenica.

Passo Valparola e Forte Tre Sassi
Dal mare il viaggio risale verso le Dolomiti. Con l’aumentare dell’altitudine, i boschi lasciano spazio alle pareti rocciose e il paesaggio diventa più severo.
Al Passo Valparola, a 2.192 metri, è facile comprendere perché queste montagne abbiano rappresentato uno dei fronti più difficili della Prima guerra mondiale. Anche in primavera la neve ricopre parte delle cime e il silenzio rende quasi impensabile immaginare migliaia di soldati impegnati a vivere e combattere su questi versanti.
Qui sorge il Forte Tre Sassi, costruito dall’Impero austro-ungarico tra il 1897 e il 1901 per controllare il collegamento tra la Val Badia e il Passo Falzarego. Danneggiato dai bombardamenti italiani nei primi mesi del conflitto, è stato recuperato e trasformato in un museo privato dedicato alla guerra in alta quota.
La raccolta è legata alla passione di Loris Lancedelli che, da oltre sessant’anni, percorre queste montagne alla ricerca di reperti. Nel Bellunese queste persone sono conosciute come “recuperanti” perché, spesso fin da bambini, riportano alla luce oggetti abbandonati sui campi di battaglia, salvandoli dall’oblio.

Non sono soltanto armi, munizioni, cucine da campo, uniformi, elmetti e scarponi ma anche fotografie, stoviglie, strumenti chirurgici, libretti di preghiera e utensili quotidiani. Oggetti che raccontano una vita in quota nella quale il freddo, la neve, la fame e l’isolamento erano spesso pericolosi quanto le armi.
Tra i reperti più curiosi compaiono delle locandine d’epoca sul Vin Mariani, un tonico ideato nel 1863 dal chimico corso Angelo Mariani e ottenuto da vino di Bordeaux e foglie di coca. All’epoca veniva considerato un rimedio contro stanchezza e affaticamento e, durante la guerra, fu utilizzato anche per aiutare i soldati a mantenere la vigilanza e combattere quello che allora veniva definito “sindrome da strapazzo”.
La guerra coinvolgeva non soltanto strategie militari e armamenti, ma anche la medicina, l’alimentazione e i tentativi, spesso rudimentali, di sostenere uomini sottoposti a uno sforzo fisico e psicologico estremo.

Dal Forte Tre Sassi partono sentieri che conducono a trincee, postazioni d’artiglieria, camminamenti e gallerie. Percorrerli permette di osservare come la guerra abbia modificato profondamente il paesaggio montano ma è anche l’occasione per godersi una natura incontaminata fatta di aria frizzante e profumi di montagna.
Rifugio Valparola, una sosta tra le cime
A pochi passi dal forte si trova il Rifugio Valparola, un bar-ristorante e albergo lungo la strada che collega Cortina d’Ampezzo alla Val Badia.
Circondato dal Lagazuoi, dal Sass de Stria e dal Col di Lana, è un punto panoramico sulle Dolomiti settentrionali e una base per escursioni nella zona. Poco distante si trova il lago di Valparola, piccolo specchio d’acqua alpino tra l’Agordino e l’Alta Badia. Il rifugio propone piatti della cucina di montagna e dispone di 24 posti letto.
A pochi chilometri si trova Cortina d’Ampezzo, nota per lo sci e per le Olimpiadi invernali, ma legata anche alla memoria della Grande Guerra. Ernest Hemingway, che durante il conflitto prestò servizio come autista della Croce Rossa americana sul fronte italiano, frequentò queste zone e vi trovò ispirazione per alcune delle sue opere, contribuendo a fissare nella letteratura internazionale l’immagine di un territorio sospeso tra la bellezza delle Dolomiti e la tragedia della guerra.

Villa Sandi: dalle gallerie militari alle cantine
Scendendo dalle Dolomiti verso il Montello, il paesaggio diventa sempre più agricolo, con lunghe strade vitate e ville venete che spiccano con la loro imponenza.
Tra le soste più interessanti c’è Villa Sandi, a Crocetta del Montello (TV), elegante dimora di ispirazione palladiana costruita nel XVII secolo e oggi conosciuta per essere sede dell’omonima azienda che produce il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

L’aspetto più sorprendente si scopre nel sottosuolo. A una profondità compresa tra sette e dieci metri, infatti, si sviluppa una rete di gallerie lunga oltre un chilometro, utilizzata durante il conflitto come deposito di munizioni e via di collegamento protetta. Oggi gli stessi cunicoli ospitano milioni di bottiglie destinate all’affinamento degli spumanti.

Tra le gallerie della guerra e i vini del Montello
La visita può proseguire nella Bottega del vino di Villa Sandi, dove degustazioni guidate e percorsi dedicati alle etichette aziendali permettono di approfondire il legame tra queste colline e la cultura enologica del territorio. Informazioni: www.villasandi.it

Locanda Sandi, cucina tra i vigneti
Per chi desidera fermarsi più a lungo tra le colline del Valdobbiadene, invece, la Locanda Sandi offre un ristorante e camere confortevoli per immergersi nell’atmosfera della tenuta.
Travature in legno, pavimenti in pietra e ampie sale affacciate sui vigneti fanno da cornice a una cucina che valorizza i prodotti stagionali e le tradizioni del territorio. Tra le specialità del menu ci sono la pasta fresca preparata in casa, le lumache della locanda e le carni cotte alla griglia nel grande camino che domina la sala principale.
La carta dei vini comprende le etichette Villa Sandi, tra cui l’ottimo metodo classico Opere Trevigiane, e una buona selezione di bianchi friulani. Efficiente e cordiale il servizio. Info e prenotazioni: www.locandasandi.it

Gli oltre due secoli del Boutique Hotel Municipio 1815
A pochi chilometri da Villa Sandi, c’è un altro riferimento per un soggiorno tranquillo e circondato dai vigneti. È il Boutique Hotel Municipio 1815 a San Pietro di Barbozza (TV), un edificio che nacque come sede municipale, con gli uffici comunali e la posta al piano terra e l’abitazione del podestà al piano superiore.
Danneggiato durante la guerra, fu ricostruito e trasformato prima in scuola e poi, dopo un lungo periodo di abbandono, in una struttura ricettiva ben curata e con un servizio professionale.
Sul Monte Grappa e la rinascita del paesaggio
Il viaggio prosegue quindi verso il Monte Grappa, dove non sono soltanto i musei o le fortificazioni a raccontare la guerra ma è lo stesso paesaggio a conservare le tracce della distruzione e della successiva ricostruzione.
Un paradiso della biodiversità nato dalle macerie del conflitto
Un esempio emblematico è il Giardino Vegetazionale Astego, a Crespano di Pieve del Grappa (TV), nato nel 1920 come vivaio forestale del Corpo Forestale dello Stato con l’obiettivo di restituire vita a un territorio profondamente segnato dai combattimenti.

Passeggiando tra i suoi terrazzamenti in pietra, costruiti a mano negli anni immediatamente successivi al conflitto, si gode un paesaggio dove le ferite della guerra sono state trasformate in uno scrigno di biodiversità. Dove un tempo si estendevano pendii devastati dalle esplosioni, oggi crescono specie botaniche autoctone, orchidee spontanee, antiche varietà di rose e numerose piante alimurgiche, quelle erbe selvatiche che nei momenti più difficili contribuirono alla sopravvivenza delle comunità locali.
Il giardino accoglie adulti e studenti di ogni età, organizzando attività all’aria aperta e percorsi didattici che permettono di conoscere la storia e i luoghi attraverso il gioco, il movimento e l’osservazione diretta della natura.
Le proposte educative spaziano dall’esplorazione degli ecosistemi vegetali alla scoperta degli alberi, delle tracce lasciate dagli animali e del mondo degli insetti impollinatori, senza dimenticare le esperienze pratiche dedicate alla lavorazione dell’argilla e all’intreccio dei vimini di salice. Informazioni: www.salvatica.it

Andrea Marro e l’ospedale in prima linea
Poco distante, a Crespano di Pieve del Grappa (TV), il Museo della Grande Guerra custodisce oltre mille reperti provenienti dal Massiccio del Grappa: armi, strumenti medici, abbigliamento, scarpe e altri oggetti della vita quotidiana raccolti in un percorso espositivo legato al conflitto, ma anche all’esperienza umana di chi lo visse.
Tra i reperti più significativi spicca l’epigrafe in pietra con la scritta «Gruppo Chirurgico Marro – Aliquota Avanzata», recuperata anni fa dallo storico locale Luigi Capovilla. La targa ricorda Andrea Marro, maggiore medico della Croce Rossa Italiana e primario dell’Ospedale Maggiore di Torino. Durante la Prima guerra mondiale rivoluzionò l’assistenza ai feriti organizzando posti chirurgici avanzati a ridosso del fronte, dove i soldati potevano essere operati tempestivamente, evitando lunghi e rischiosi trasferimenti verso gli ospedali di retrovia.

Sul Grappa, tra baracche, ricoveri scavati nella roccia e sale operatorie improvvisate, la sua équipe intervenne in condizioni estreme, lasciando un’eredità destinata a influenzare profondamente la medicina militare moderna. Ancora oggi, tra i boschi del massiccio, sono visibili le tracce di quelle strutture sanitarie che contribuirono a salvare centinaia di vite. Nel Museo è stata ricostruita fedelmente proprio una camera operatoria di questo ospedale da campo.

Bassano del Grappa e le storie della popolazione civile
L’ultima tappa del nostro percorso conduce a Bassano del Grappa, città che più di ogni altra sintetizza il legame tra la Grande Guerra e la ricostruzione.
Affacciata sul Brenta e dominata dal profilo del Monte Grappa, durante il conflitto fu un fondamentale centro logistico, ospedale militare e punto di passaggio per migliaia di soldati diretti verso il fronte. Nel centro storico, alcuni edifici portano ancora i segni dei bombardamenti o custodiscono storie umane oltre che belliche.

A raccontarci la città è lo storico Loris Giuriatti, che accompagna i visitatori alla scoperta di vicende poco conosciute, legate alla vita quotidiana e alle conseguenze della guerra sulla popolazione civile.
Tra queste c’è la storia di un fornaio del Grappa costretto, durante un bombardamento, a scegliere se mettere in salvo il proprio figlio o il mulo. Una decisione difficile da comprendere con gli occhi di oggi, ma che restituisce la durezza di un’epoca nella quale la sopravvivenza di un animale da lavoro poteva significare garantire il pane a un’intera comunità.
Il simbolo di Bassano del Grappa è il Ponte degli Alpini, ricostruito più volte nel corso dei secoli e diventato uno dei luoghi più rappresentativi della memoria nazionale. Oggi è attraversato ogni giorno da visitatori attratti dalla bellezza del Brenta e dal profilo del Monte Grappa, ma la storia ci ricorda che da qui passarono migliaia di soldati diretti verso uno dei fronti più duri della guerra.

Per chi ama i libri, a pochi passi dal Ponte degli Alpini merita una visita la Libreria Palazzo Roberti, ospitata in un edificio seicentesco appartenente alla famiglia Manfrotto. Considerata uno dei più significativi esempi di libreria indipendente in Italia, si sviluppa su tre piani nel cuore del centro storico. Al piano terra e nel mezzanino si trovano scaffali dedicati alla narrativa, alla saggistica e ai volumi illustrati, mentre il Piano Nobile sorprende i visitatori con un salone affrescato che ospita incontri con autori, presentazioni ed eventi culturali. Informazioni: www.palazzoroberti.it
Una sosta piacevole è la Taverna al Ponte, affacciata sul Brenta. Il locale, ancora più pittoresco quando si riesce a trovare posto nel piccolo balcone esterno, propone taglieri di salumi e formaggi, piatti a base di baccalà, una selezione di vini del territorio, grappe e birre italiane ottenute da filiere certificate.
Da non perdere il tradizionale Mezzo e Mezzo, aperitivo profondamente legato all’identità bassanese. Nato negli anni Settanta da un’intuizione di un cliente della vicina distilleria Nardini, unisce vermouth rosso e liquore al rabarbaro, completati da una spruzzata di seltz e da una scorza di limone. Ancora oggi rappresenta un piccolo rito cittadino.
Dove mangiare lungo il percorso
- Locanda Zanella
Piazza Santissima Trinità 5/6, Treporti – Cavallino Treporti (Venezia)
Tel. +39 041 5301773 | www.locandazanella.com - Rifugio Valparola
Passo Valparola – Livinallongo del Col di Lana (Belluno)
Tel. +39 0436 866556 | rifugiovalparola@gmail.com - Locanda Sandi
Località Zecchei, via Tessere 1, Valdobbiadene (Treviso)
Cell. +39 335 7454718 | www.locandasandi.it - Taverna al Ponte
Via Angarano, 2 – Bassano del Grappa (Vicenza)
Tel. +39 0424 503662 | www.facebook.com/TavernaAlPonte
Dove dormire tra Dolomiti, Montello e Grappa
- Boutique Hotel Municipio 1815
Borgo Berti, 6 – Valdobbiadene (Treviso)
Tel. +39 0423 975414 | www.municipio1815.it - Rifugio Valparola
Passo Valparola, Livinallongo del Col di Lana (Belluno)
Tel. +39 0436 866556 | rifugiovalparola@gmail.com - Hotel e Ristorante Bel Sit Dolomiti
Via Rusecco 57 – Valle di Cadore (Belluno)
Tel. +39 0435 30227 | www.belsitdolomiti.it
Informazioni per organizzare il viaggio
Per approfondire il percorso attraverso il Veneto della Grande Guerra, il punto di riferimento è il sito del MeVe Memoriale Veneto della Grande Guerra, dove sono disponibili tutte le informazioni sulla rete dei musei, sugli eventi e sulla Veneto MyCard, il pass che consente di accedere a diversi luoghi della memoria aderenti al progetto regionale.


