Tra i terreni sabbiosi del Roero e vigne sparse in piccoli appezzamenti nel comune di Montà, da quattro generazioni la famiglia Casetta coltiva in modo artigianale vini DOC e DOCG
Il Roero fa ancora fatica a emergere rispetto alle vicine Langhe e il comune di Montà (CN) non fa eccezione. Questa percezione emerge anche durante la nostra visita. Risalendo la strada che conduce al Santuario dei Piloni – edificio di origine quattrocentesca e punto panoramico sulle colline circostanti – si scopre un paesaggio articolato, fatto di colline vitate, terreni sabbiosi, solo in parte argillosi, noccioleti e boschi, in cui operano numerose aziende agricole e cantine. Poderi Vaiot è una di queste.
Da quattro generazioni, questa realtà familiare ha deciso di dedicarsi alla vigna e oggi porta avanti alcune sperimentazioni sostenute dall’ultima generazione.
«Vaiot era il soprannome di nostro nonno», spiega Daniele Casetta, che guida oggi l’azienda con l’aiuto della moglie Silvia e di due dei loro tre figli, Edoardo e Franco. «Abbiamo condotto qualche ricerca per capirne il significato e abbiamo scoperto che “vaiot” indica una piccola zappa. Un soprannome che ha senso perché quando il nonno acquistò questi terreni, davanti a casa c’erano solo tre metri di terra. Tutto quello che c’è oggi – più di un ettaro – lo ha costruito lavorando le vigne altrui in cambio di appezzamenti».

Il passaggio al marchio Vaiot
Nel Roero, e più in generale in Piemonte, Casetta è un cognome piuttosto diffuso tra i produttori. Per questo motivo, nel 2002 la famiglia decide di abbandonare il nome Casetta in etichetta e puntare sul soprannome Vaiot.
«È stata dura la ripartenza», ammette Daniele, «perché il cliente finale non sapeva chi fosse Vaiot e abbiamo dovuto lavorare molto per ricostruire il riconoscimento da parte del mercato».
Ancora oggi, visitando l’azienda, è possibile trovare tracce del passato nel vecchio nome dipinto sui muri.

Poderi Vaiot conta 19 appezzamenti per circa nove ettari vitati, tutti nel comune di Montà. Una frammentazione che comporta maggiori costi e tempi di lavorazione ma che rappresenta anche una forma di tutela: «Se capita un evento climatico avverso, le vigne non sono tutte nella stessa zona e qualcosa si salva sempre».

Nei terreni attorno al Santuario dei Piloni prevale il Nebbiolo, mentre nelle aree più distanti si coltivano Arneis, Barbera, Favorita, Timorasso e Bonarda. I suoli sono prevalentemente sabbiosi, con presenze di terre più rosse scendendo verso il paese.
«Qui si ha molta mineralità», racconta Daniele, aggiungendo: «Una volta mancavano i gradi, oggi con il cambiamento climatico ne abbiamo fin troppi».
Poderi Vaiot: una cantina artigianale
Daniele e Silvia accolgono con naturalezza e disponibilità, raccontando una storia che mantiene un’impronta artigianale. Una scelta precisa, che porta l’azienda a seguire internamente ogni fase della produzione.
Lo si nota nella sala delle botti, dove trovano posto cinque tini in rovere realizzati con legno proveniente dal bosco di proprietà a Montà.
«Il vino deve sapere di vino, il legno serve solo a ossigenarlo e accompagnarne l’evoluzione. Per questo non utilizziamo tini tostati, sono tutti al naturale».

Grande attenzione è dedicata anche alla pulizia:
«Utilizziamo solo acqua in pressione che pulisce l’interno delicatamente, senza prodotti chimici. È un lavoro lungo, ma fa parte della qualità finale del vino».
L’imbottigliamento, tra 110.000 e 118.000 bottiglie annue a seconda dell’annata, avviene interamente in azienda. Anche la sboccatura degli spumanti Metodo Classico viene eseguita manualmente nella nuova cantina sotterranea, dove la temperatura resta naturalmente tra i 12 e i 16 gradi.
I vini della cantina
La gamma di Poderi Vaiot comprende undici etichette. Daniele distingue tra produzioni principali e sperimentazioni:
«L’azienda si regge su Arneis, Nebbiolo, Barbera e sugli spumanti. Poi ci sono le piccole produzioni, anche di poche centinaia di bottiglie, legate alla voglia di sperimentare di nostro figlio Edoardo, che segue la cantina durante la vendemmia e vuole cimentarsi con qualcosa di diverso dalle grandi vasche».
L’Arneis, vitigno simbolo del territorio, è proposto in due versioni: Roero Arneis DOCG “Franco” e Roero Arneis DOCG “Lamontà”, quest’ultimo pensato per una maggiore evoluzione nel tempo.
In degustazione, il “Franco” si distingue per sentori di camomilla, buona persistenza e una freschezza equilibrata, restituendo con chiarezza il profilo del vitigno nel territorio.

Interessante anche il “Diavolo Bianco”, Langhe Bianco DOC da Timorasso in purezza, prodotto in circa 600 bottiglie annue, caratterizzato da profilo speziato e secco.
Tra i rossi, il Roero DOCG Riserva “Pierin” prende il nome da chi concesse il terreno per impiantare la vigna, mentre il Nebbiolo d’Alba “Sesanta Dì” richiama i sessanta giorni di vinificazione.
La Piemonte Bonarda “Antavàrìà”, legata a un toponimo locale, resta una produzione a cui Daniele è particolarmente legato, nonostante la domanda sia oggi più contenuta.
Tra le etichette spicca anche il Val del Moro, Alta Langa DOCG da Pinot Nero, marchio registrato da oltre trent’anni e mantenuto per continuità con il mercato locale. Accanto a questo, il Nebbiolo d’Alba DOC Metodo Classico Rosé rappresenta una scelta meno comune ma apprezzata dal mercato.

In fase di sviluppo anche un Metodo Classico da Timorasso, non ancora in commercio, che mostra un profilo sapido e minerale.
Il territorio nel DNA della famiglia Casetta
La gestione di Poderi Vaiot è chiaramente suddivisa: Daniele segue la vigna e la parte commerciale, Silvia cura la comunicazione e le visite in cantina, mentre i figli iniziano a ritagliarsi un ruolo definito. Il ventiduenne Edoardo ha appena concluso la sua prima vendemmia in autonomia, dopo gli studi in enologia, mentre Franco – il più piccolo – si occupa delle fiere e dei nuovi contatti.
L’azienda sta preparando un nuovo appezzamento di 15.000 metri quadrati per futuri impianti, in attesa delle autorizzazioni regionali. Il progetto è di piantare Barbera ed in parte, Arneis.
Il mercato resta prevalentemente italiano, con una quota export tra il 15% e il 18%, principalmente verso gli Stati Uniti. La strategia commerciale è chiara: «Lavoriamo con distributori per avere più tempo in azienda, ma abbiamo fatto una scelta precisa: niente grande distribuzione».
Il Roero e la sfida della visibilità
Resta aperta la questione della valorizzazione del territorio. Daniele è diretto quando spiega che il Roero sconta ancora una minore notorietà rispetto alle Langhe. «C’è ancora chi non conosce il Roero DOCG rosso».
Nel comune di Montà i produttori hanno iniziato a muoversi in modo autonomo, creando una nuova associazione le cui prime iniziative hanno già registrato buoni riscontri.
L’obiettivo è rafforzare l’accoglienza e sviluppare un modello enoturistico più strutturato. In questa direzione si inserisce anche la realizzazione di una “Bottiglia Gigante”, installata a Bricco Morinaldo, un monolite alto sei metri raggiungibile a piedi attraverso un sentiero tra noccioleti, castagni e frutteti. Sul sito dell’azienda è disponibile il percorso su Google Maps e, per chi arriva, ci saranno alcune panchine e tavolini per potersi godere il panorama.
PODERI VAIOT
Borgata Laione, 43 – Montà d’Alba (CN)
www.poderivaiot.com


