A Grupignano di Cividale del Friuli una piccola realtà biologica rivendica identità, tradizione e libertà dalle denominazioni
Produrre vino biologico come scelta prioritaria, mettendo in secondo piano alcune “convenzioni d’élite”, come l’appartenenza a determinate DOC, è la filosofia dell’Azienda Agricola Elio, realtà familiare nel cuore del Collio friulano, più precisamente a Grupignano di Cividale del Friuli.
Certificata biologica dal 2015 e aderente alla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) dal 2022, l’azienda si distingue per un approccio diretto, coerente e profondamente legato al territorio.
«Da noi non si dice vino rosso: il vino da uve a bacca rossa è vino nero, e la tradizione non si cambia», racconta Franco Venica, alla guida dell’azienda che prende il nome dal fondatore Elio, solare di nome e di fatto.

Una famiglia, pochi ettari e una produzione limitata
L’azienda, che oggi conta poco più di tre ettari vitati per una produzione annua di circa 10.000 bottiglie, è condotta da Franco insieme al nipote Alberto. La gestione è completamente interna, dalla vigna alla cantina, fino alla comunicazione e all’organizzazione degli eventi.
Accanto a loro, la sorella Renza che sforna un pane da fare invidia a grandi maestri lievitisti e delizia gli ospiti con strudel e cantucci strepitosi. È Alberto, invece, che segue anche la progettazione degli eventi, sempre moderni e accattivanti. Tra questi, il tradizionale appuntamento del solstizio d’estate – fissato per sabato 27 giugno – con degustazioni e falò serali, rappresenta uno dei momenti più significativi della stagione.

Vigna e lavoro manuale: un rapporto diretto con la terra
Franco e il nipote alternano il lavoro in vigna – dalla cura delle piante alla legatura dei tralci, fino alla gestione dei bulbi spontanei, che «non vanno strappati perché contribuiscono alla salute del suolo» – alle visite presso i clienti, distribuiti in tutta la regione e oltre.
Passeggiare tra i filari insieme a Franco è molto coinvolgente perchè significa entrare in un racconto continuo, dove ogni pianta ha un suo nome e una sua storia, come se facesse parte della famiglia. Le vigne rappresentano il nucleo dell’azienda e sono seguite con attenzione fino alle radici.

Durante la nostra visita era in corso la legatura dei tralci, eseguita secondo pratiche tradizionali friulane, nel caso specifico con sistema a doppio Guyot, funzionale a mantenere equilibrio vegetativo e qualità produttiva. Nel gesto tecnico emerge un approccio che va oltre la manualità, è rispetto per la pianta e per il ciclo naturale.
I vini dell’Azienda Elio sono il frutto di una cura costante e di amore per la propria terra, che si riflette anche nella gestione di vigne con oltre 80 anni di età, ancora produttive e considerate un patrimonio da preservare. Come sottolinea Franco, «finché sono vive, continueranno a fare la loro parte».
I vini: identità familiare e libertà espressiva
La produzione conta oggi 14 etichette, ciascuna legata a una storia o a una figura familiare.
Si parte da Laude, spumante rosé extra dry ottenuto da Merlot (50%) e altre cinque varietà a bacca rossa, che rappresenta una delle espressioni più recenti della cantina.
Per alcune etichette, la scelta è quella di rinunciare alla denominazione ufficiale, utilizzando diciture più generiche come “vino bianco”, anche in relazione alle limitazioni normative su alcune varietà storiche. Nel sito, invece, troverete un generico “tocai f.”, in barba ai puristi. Assaggiato ci fa dimenticare i vini simili blasonati, che riempiono le cantine di grandi enoteche.
Le etichette più rappresentative di Cantina Elio
Tra i vini più significativi troviamo Marta, una Ribolla Gialla macerata per 50 giorni e affinata in barrique per un anno. È dedicato a zia Marta, donna dalla memoria eccezionale e coltivarice di orto e fiori, generosa e ospitale, che ha lasciato un segno indelebile nei cuori della famiglia.
Rubest, da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, è ottenuto da vigne storiche di 70-80 anni, con una produzione limitata a circa 1.000 bottiglie annue Prende il nome del vento freddo dell’Est che lascia asciutte e sane tutte le viti.

Diana, taglio bordolese affinato 30 mesi in barrique, è dedicato alla madre di Franco e porta in sé i geni e le caratteristiche caratteriali della mater familia. Dal racconto emerge che aveva un carattere robusto e deciso, sublimato in un rosso sincero e complesso, che sai quando apri e non quando finirai di assaporare.
Particolare anche il Galandin, nome di origine dialettale friulana (“galante”), un Pinot Grigio vinificato in bianco che si distingue per le sfumature salmonate su una base buccia di cipolla e una buona espressione aromatica.
Alla domanda sulle tendenze contemporanee, come l’uso delle anfore, Franco risponde con pragmatismo:
«Non seguiamo le mode, ma restiamo aperti alla sperimentazione. Se un giorno arriverà un vino in anfora, sarà perché ne riconosceremo il valore».

Una posizione che riflette una filosofia produttiva autonoma, lontana dalle logiche di mercato ma attenta alla qualità. Tutta la produzione è certificata biologica e segue pratiche che escludono prodotti di origine animale, non per aderire a tendenze di consumo, ma per coerenza operativa.
Tra le etichette più rappresentative si segnala anche il Melissos, Verduzzo passito che racchiude in sé il vero motto dell’azienda: «Fare bene, fare biologico».
L’Azienda Agricola Elio rappresenta un esempio di viticoltura indipendente nel Collio friulano: dimensioni contenute, forte identità familiare e una visione produttiva che privilegia coerenza e rispetto del territorio rispetto alle logiche di sistema.
AZIENDA AGRICOLA ELIO DI VENICA FRANCO
Via Premariacco, 104 – Cividale del Friuli (UD)
Tel. 347 7723343 | www.eliovini.it


