Fondata nel 1907 a San Paolo, la cooperativa altoatesina celebra il quarantennale del suo iconico Pinot Bianco Plötzner, affiancadogli la Riserva Kalkberg e il trittico di bollicine metodo classico della linea Praeclarus, affinata in un ex bunker
In tempi di cambiamenti climatici, la viticoltura altoatesina – grazie alle marcate escursioni termiche e alle diverse quote altimetriche dei suoi vigneti – dispone forse di qualche strumento in più per fronteggiare un fenomeno che, in molte altre aree della penisola e d’Europa, rappresenta ormai una sfida sempre più complessa che impone di ripensare quote di coltivazione, zonazioni e vitigni da utilizzare.
Qui le montagne non fanno solo da magnifico panorama ma sono da considerare quasi un “ingrediente diretto” del prodotto che troviamo nel calice.

Come nel caso della Sankt Pauls, cantina cooperativa fondata ai piedi dell’imponente parete rocciosa del Monte Macaion a San Paolo, frazione di Appiano sulla Strada del Vino, addirittura nel 1907, in pieno dominio asburgico, da 36 intrepidi viticoltori.
Oggi la famiglia si è allargata a ben 190 soci che coltivano con dedizione circa 185 ettari di vigneti, curati come i giardini di casa, tappa obbligata per chi ama il connubio tra storia, territorio e una modernità di produzione che non tradisce le proprie radici.
Sotto l’accorta guida del Presidente Bernard Leimegger, dell’enologo Philipp Zublasing e del direttore commerciale Tobias Leimgruber la cantina ha scalato le guide di settore, sempre nel segno di una filosofia produttiva che si propone come un inno alla sostenibilità ambientale e alla precisione stilistica.

Certificata SQNPI, Sankt Pauls utilizza processi di pressatura per gravità su quattro piani e adotta bottiglie dal peso ridotto per minimizzare l’impatto ambientale.
In vigna come in cantina, l’approccio è “minimalista” con meno interventi possibili, per lasciare alla natura lo spazio di esprimersi e, al tempo stesso, esser pronti a intervenire facendo attenzione al benessere del suolo, alla biodiversità e al sacro rispetto del proprio terroir, con affinamenti calibrati che privilegiano eleganza, freschezza e longevità.
Fra le varietà autoctone senza dubbio il Pinot Bianco identifica l’asse identitario di Sankt Pauls, con il caratteristico microclima della Costiera della Meldola che garantisce ventilazione e forti escursioni termiche fra giorno e notte, favorendo l’ottimale maturazione e lo sviluppo della caratteristica trama acida.
Plötzner Pinot Bianco Alto Adige Doc 2025 – 40 anni
L’indiscussa etichetta simbolo è il Plötzner che con il millesimo 2025 celebra il suo straordinario quarantennale di successi di pubblico e critica.
Svezzato sui vigneti più alti, posti dai 520 ai 670 metri di altitudine intorno al Maso Plötzner (da cui prende il nome) su terreni dolomitici-calcarei di origine post-glaciale, si caratterizza per un profilo di grande riconoscibilità olfattiva e gustativa.
L’edizione del quarantennale, con la sua meritata etichetta celebrativa, conferma la sua tesa, fresca ed elegante personalità con profumi di mela verde e pesca bianca, lieve note agrumate, floreali di sambuco e sbuffi di erbe di montagna appena tagliate.
Sorso sapido e minerale per un vino gastronomico, da tutto pasto, o da abbinare al tradizionale salmerino alle erbe, al salmone alla piastra, risotti agli agrumi o formaggi morbidi di capra. Perfetto anche in abbinamento a piatti vegetariani.

Kalkberg Pinot Bianco Riserva Alto Adige Doc 2023
Se il Plötzner è l’eleganza, il Kalkberg è la profondità di un Pinot Bianco in purezza che nasce da suoli calcareo-dolomitici che regalano una mineralità quasi salina. Il passaggio in botte grande di rovere e l’affinamento di 12 mesi sui propri lieviti donano una texture avvolgente e una struttura compatta che sprigiona un bouquet olfattivo di mela cotogna, pesca bianca, pera matura, invitanti note di tostatura e un tocco speziato. Al palato emergono corpo stabile, sorso sapido e decisa persistenza. Si sposa con tartare di pesce, risotto ai crostacei, funghi, carni bianche e formaggi stagionati di media intensità.
La Trilogia Praeclarus: nobili bollicine dal bunker
Un capitolo a parte della produzione della Sankt Pauls è rappresentato dalla linea Praeclarus, spumanti metodo classico che hanno la particolarità di riposare nel silenzio di un bunker in cemento armato del 1937. Un rifugio sotterraneo che da rifugio bellico si è trasformato in perfetto caveau dove buio, silenzio e temperatura costante offrono l’ambiente ideale per affinamenti prolungati.

Praeclarus Brut Alto Adige Doc
L’espressione più classica e armonica delle bollicine di Sankt Pauls. Paglierino brillante, spuma cremosa e il perlage fine e persistente, con una freschezza vibrante che invita al secondo sorso. Carattere raffinato con aromi di mela verde, agrumi, crosta di pane fresca.
Versatile, regge il tutto pasto ma si esalta su un carpaccio di ricciola, tapas di mare, antipasti leggeri o formaggi freschi di malga.
Praeclarus Pas Dosé Blanc de Blancs Alto Adige Doc 2021
Ottenuto da uve Chardonnay in purezza, questo spumante matura per almeno 48 mesi sui lieviti per presentarsi nel calice con un perlage fine e persistente che al naso offre note di pesca, di fiori secchi, con terziari di crosta di pane, pietra focaia e lieve nota ammandorlata. Il dosaggio zero gli dona un sorso asciutto, persistente e sostenuto da una marcata impronta minerale. Si associa a un risotto ai frutti di mare, sushi oppure ad un classico estivo come il sauté di cozze e vongole.
Praeclarus Brut Rosé
Equilibrata cuvée di Pinot Noir e Chardonnay la versione in rosa del Praeclarus si presenta con una leggiadra veste color buccia di cipolla con un intenso profilo olfattivo di frutti rossi (fragola, ribes), mela Fuji, buccia di arancia e lieve nota floreale.
Rinfrescante e dinamico, con una chiusura pulita e sapida, denota una piacevole complessità da associare ad antipasti di mare, frittura di pesce, salumi e piatti non troppo speziati della cucina asiatica.
Cinque vini fini ed eleganti, perfetti alfieri di una coesa comunità vitivinicola che a quasi 120 anni dalla sua fondazione mantiene inalterata quella spinta propulsiva verso la qualità e la fedeltà territoriale dei suoi primi 36 visionari fondatori.


