Pinot Nero in purezza da vecchi vigneti del Monte Orfano, il Franciacorta Extra Brut DOCG è stato presentato al Planetario di Roma dopo 242 mesi di affinamento, in sole 250 bottiglie numerate. Una cuvée straordinaria che celebra un’annata capace di trasformare il tempo in pura complessità
Le stelle non si osservano soltanto per la loro luminosità. Da millenni sono punti di riferimento, aiutano a riconoscere una rotta, a ritrovare una posizione anche quando tutto intorno cambia. Alcune lasciano un segno, altre attraversano lo spazio portando con sé chi sa seguirle.
Castello Bonomi ha preso a prestito questa immagine per Lucrezia Etichetta Nera 2004, il Franciacorta Extra Brut Riserva DOCG dell’unico château della Franciacorta, condotto dalla famiglia Paladin.
Una sorta di stella polare all’interno della produzione aziendale, un punto fisso che vale più di mille luci. Non soltanto una bottiglia prestigiosa, ma una precisa idea di Franciacorta, nella quale il tempo non viene programmato ma osservato e lasciato agire finché il vino non raggiunge il proprio punto di equilibrio.
Come un astro guida, questa cuvée viene prodotta esclusivamente quando un’annata dimostra una grandezza tale da diventare punto di riferimento per l’intera denominazione, confermando dopo decenni ciò che la natura aveva soltanto promesso.

Al Planetario di Roma torna il cielo della vendemmia 2004
Il 1° ottobre, al Planetario di Roma, questo legame tra il vino e il cielo è diventato il filo conduttore della presentazione di Lucrezia Etichetta Nera 2004, riservata alla stampa romana.
A raccontare la volta celeste è stato l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico della Capitale, che ha accompagnato gli ospiti in un viaggio virtuale verso il Monte Orfano. Il planetario ha ricostruito il cielo del 21 agosto 2004, alle ore 12, riportando idealmente la platea al momento in cui quelle uve stavano maturando.
Una scelta non soltanto scenografica. Quel cielo appartiene alla nascita dell’etichetta di Castello Bonomi e consente di rendere visibile la distanza temporale che separa la vendemmia dalla bottiglia presentata. È la stessa distanza che il vino porta con sé dopo oltre vent’anni di affinamento.
La serata ha, inoltre, unito l’astronomia all’alta cucina dello chef stellato Gianfranco Pascucci, considerato tra i principali interpreti della cucina di mare contemporanea in Italia.
Un’annata che meritava di essere custodita
L’ingegner Marino Bonomi, fondatore e già proprietario del castello, volle dedicare un vino alla nipote Lucrezia, con cui condivideva un legame speciale. Nel 1999 nacque così il primo Franciacorta Riserva dell’azienda, la Cuvée Lucrezia.
L’annata 2004 si impose per complessità e potenziale evolutivo, dopo una meticolosa vendemmia dei vigneti più antichi della tenuta, situati a circa 250 metri sul livello del mare su terreni particolarmente ricchi di gesso e calcare.
Il vino nasce da Pinot Noir in purezza. Nel 2010, dopo oltre 60 mesi sui lieviti, la famiglia Paladin e Luigi Bersini, Chef de Cave di Castello Bonomi, decisero di non procedere alla sboccatura di una piccola partita di bottiglie. Una scelta che ha aperto un percorso completamente diverso.
Arrivate a luglio 2025, dopo 242 mesi, le 250 bottiglie numerate, hanno riposato ulteriori 15 mesi in bottiglia, il tempo necessario a raggiungere l’armonia cercata.

Lucrezia 2004: eleganza e raffinatezza dopo vent’anni di attesa
La lunga permanenza sui lieviti non ha appesantito la dinamica del vino, che mantiene una tessitura precisa. Il perlage è finissimo e persistente, mentre il quadro aromatico si apre su albicocca e arancia canditi, susina, pera matura.
È un naso che procede per livelli successivi, nel quale il frutto non viene cancellato dalla maturità, ma si alterna componenti balsamiche, erbe aromatiche e sfumature più evolute di lievito e burro.
La spinta sapida del Monte Orfano
Al palato, l’acidità regge una sapidità spiccata che restituisce con precisione la matrice del Monte Orfano.
È la componente che più nettamente riconduce il vino alla sua origine, restituendo tensione dopo la profondità acquisita durante il lungo affinamento.
Il finale è lungo e persistente, con il ritorno delle sensazioni balsamiche e fruttate e la chiusura che si sposta verso note tostate, lasciando una traccia elegante e prolungata.

L’unico château della Franciacorta
Castello Bonomi sorge a Coccaglio, in un anfiteatro naturale. Un parco secolare circonda 35 ettari di vigneti a gradoni, che salgono fino a 275 metri e sono ancora racchiusi da un muro a secco di metà Ottocento.
L’edificio liberty fu progettato alla fine dell’Ottocento dall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri per la famiglia di Andrea Tonelli, carbonaro e precursore del Risorgimento.
La tenuta fu poi rilevata dall’ingegner Bonomi che, negli anni Novanta, avviò il recupero dei terrazzamenti esistenti. Dal 2008 è condotta dalla famiglia Paladin, che ha proseguito il lavoro iniziato da chi li aveva preceduti. Due famiglie, un unico messaggio: affidare al Franciacorta, e al versante più esigente del Monte Orfano, il compito di dare un nome alla qualità.

Parcelle, cru e un bosco ritrovato
Etichetta Nera fa parte della linea più riservata della cantina, con affinamenti medi di dieci anni e punte oltre i quindici. Le uve provengono dai vigneti più longevi del Monte Orfano, Terrazze e Villino, su suoli che vanno dai rossi argillosi ai bianchi gessosi. Nera e Rosé sono Pinot Nero in purezza, la Bianca unisce 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero.
I vigneti sono divisi in 39 parcelle, con sei cru vendemmiati e vinificati separatamente per mantenere l’identità di ogni lembo di terra. Il più suggestivo è CruPerdu: nel 1986 Luigi Bersini scoprì tra la vegetazione un antico vigneto sommerso dal bosco e ne salvò il clone originale di Pinot Nero, ancora oggi coltivato nel cru.
La conduzione segue i principi dell’agricoltura biologica e della Viticoltura Ragionata, un sistema agronomico orientato alla sostenibilità degli ecosistemi e alla tutela della biodiversità.
Capitolo a parte merita l’Erbamat, antico vitigno autoctono bresciano già citato nel 1564. Castello Bonomi è una delle cinque aziende che, dieci anni fa, affiancarono il Consorzio di Tutela nel suo recupero. È l’unica ad averlo spumantizzato in purezza e a disporre di una verticale dal 2011. I risultati hanno convinto: il disciplinare del Franciacorta oggi lo ammette fino al 10%.
CASTELLO BONOMI – TENUTE IN FRANCIACORTA
Via San Pietro, 46 – Coccaglio (BS)
www.castellobonomi.it


