Percorrendo il sentiero che attraversa i filari di Pinot Nero di Isolabella della Croce, nell’Alta Langa astigiana, si comprende subito perché qui il vino rappresenti soltanto una parte dell’esperienza. Prima ancora del profumo del mosto e del suono dei calici, sono il silenzio, la luce e i richiami degli uccelli a raccontare il carattere di questo luogo
I richiami degli uccelli notturni si fanno via via più radi, fino a lasciare spazio al canto delle prime specie che annunciano il giorno. L’aria è ancora fresca, una sottile foschia avvolge le colline e le prime luci dell’alba disegnano lentamente i profili dei vigneti e dei boschi che circondano Borgo Isolabella. È un momento sospeso, in cui il silenzio sembra amplificare ogni suono della natura e il paesaggio rivela tutta la propria armonia.
Chi arriva qui nelle prime ore del mattino rimane colpito soprattutto dal senso di quiete. È forse all’alba, quando la luce restituisce profondità alle colline dell’Alta Langa e la biodiversità si manifesta in tutta la sua vitalità, che si coglie davvero l’essenza del luogo.
Siamo a Loazzolo (AT), il più piccolo comune italiano a fregiarsi di una Doc dedicata: qui l’azienda vitivinicola Isolabella della Croce ha costruito un progetto nel quale l’esperienza enologica comincia tra boschi, vigneti e sentieri naturalistici, molto prima di arrivare nel calice.

Il progetto Terra Protetta
La tenuta di Isolabella della Croce si estende per circa quaranta ettari tra la Valle Belbo e la Valle Bormida, ma soltanto una parte è coltivata a vigneto. Il resto è costituito da boschi, radure e aree naturali lasciate volutamente intatte. È una scelta precisa: fare della biodiversità non un elemento accessorio, bensì il presupposto stesso della viticoltura.
Il progetto, denominato “Terra Protetta”, nasce dalla convinzione che la qualità del vino dipenda anche dall’equilibrio dell’ecosistema che lo genera e che il paesaggio rappresenti il patrimonio più prezioso da custodire.
Alle origini di questa visione c’è la storia della famiglia Isolabella della Croce. Nel 2001 Lodovico Isolabella della Croce e la moglie Maria Teresa scoprono queste colline e decidono di trasformare un antico borgo rurale in un progetto capace di coniugare viticoltura, tutela del paesaggio e ospitalità. Da allora il percorso è continuato attraverso i figli Luigi e Francesco, mantenendo come filo conduttore la valorizzazione di un territorio ancora poco conosciuto rispetto alle Langhe più celebri.
La crescita dell’azienda non è stata quindi guidata dall’espansione della superficie vitata, ma dalla volontà di preservare l’equilibrio del paesaggio e costruire un luogo in cui il vino diventasse espressione di una cultura più ampia del territorio.
I vigneti di Isolabella della Croce tra Alta Langa e Monferrato
È in questo contesto che prende forma la produzione della tenuta. All’interno di un territorio caratterizzato da suoli calcarei, poveri e ricchi di marne – le cosiddette “terre bianche” – i vigneti si estendono tra le altitudini più elevate dell’Alta Langa e le colline storiche del Monferrato, due interpretazioni della viticoltura piemontese differenti ma unite da un filo comune: la ricerca dell’eccellenza e il rispetto del paesaggio.
Sulle pendici più alte e ripide, che raggiungono i 550 metri di altitudine, trovano posto Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Pinot Nero mentre sulle colline più dolci vengono coltivati Barbera e Moscato, che danno origine, tra gli altri, ai vini Nizza DOCG e Canelli DOCG.

Le forti pendenze impongono che ogni operazione, dalla manutenzione dei filari alla raccolta, venga svolta esclusivamente a mano. Una condizione che rende evidente quanto il lavoro dell’uomo sia ancora parte integrante del paesaggio e contribuisca alla qualità finale del vino. Tra le parcelle più rappresentative spicca La Vela, un vigneto di Pinot Nero impiantato nel 2007, che si apre come un vero e proprio anfiteatro naturale sulla valle del Bormida, a 30 km dal mare. Qui i terreni sciolti, magri e calcarei restituiscono un vino di grande tensione minerale e profondità aromatica, considerato una delle espressioni più identitarie della tenuta. E il primo riconoscimento arriva proprio nel 2015 con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso conferiti all’etichetta più rappresentativa della Cantina, il Bricco del Falco.

Il brevetto Vinooxygen
Accanto alla valorizzazione dei vigneti, Isolabella della Croce ha investito moltissimo anche nella ricerca enologica. La tenuta e la cantina sono diretti da Andrea Elegir, anche ideatore del metodo brevettato Vinooxygen, una tecnologia sviluppata per limitare l’ossidazione del mosto durante la separazione dalle fecce e preservarne così il patrimonio aromatico.
«L’innovazione in cantina non deve modificare l’identità del vino, ma proteggerla. La tecnologia ha senso solo se ci permette di preservare ciò che il vigneto ha costruito durante l’intero ciclo vegetativo. Con Vinooxygen abbiamo cercato proprio questo: ridurre i fenomeni ossidativi affinché ogni vino possa esprimere con maggiore precisione il proprio patrimonio aromatico e il carattere del territorio da cui nasce.» spiega Elegir.

Biodiversità e birdwatching: il valore naturalistico di Isolabella della Croce
È però oltre la cantina che si comprende davvero l’ambizione del progetto. Per Isolabella della Croce il vino non rappresenta il punto di arrivo, ma uno degli strumenti attraverso cui leggere il paesaggio. L’intera proprietà costituisce infatti un mosaico agroforestale composto da vigneti, boschi di latifoglie, margini ecotonali e aree aperte. Una ricchezza ambientale confermata dalla presenza di 52 specie di uccelli di interesse conservazionistico europeo, testimonianza di un ecosistema ancora integro.

A guidare le attività naturalistiche è l’ornitologo Marco Mastrorilli, autore di diversi libri e di uno studio sul valore ornitologico di Borgo Isolabella. Durante le escursioni all’alba e in notturna in sua compagnia, è possibile osservare alcune delle specie che popolano questo ambiente, tra cui il succiacapre, uccello migratore notturno particolarmente elusivo, la cui presenza costituisce un importante indicatore della qualità ecologica del territorio.
«Il succiacapre è una delle specie più interessanti presenti nell’area di Borgo Isolabella perché vive soltanto in ambienti ancora ricchi di biodiversità. La sua presenza ci racconta che qui esiste un ecosistema complesso e ben conservato. Il futuro sentiero naturalistico consentirà ai visitatori di osservare questo patrimonio con uno sguardo diverso, comprendendo come la tutela della natura e la viticoltura possano rafforzarsi reciprocamente.» racconta Mastrorilli.
Proprio il sentiero naturalistico, oggi in fase di realizzazione tra i filari, rappresenta uno dei tasselli più significativi del progetto. Pensato come percorso didattico e conservazionistico, consentirà ai visitatori di scoprire il paesaggio attraverso la sua biodiversità, trasformando una passeggiata tra i vigneti in un’esperienza di conoscenza del territorio.
Ospitalità, arte e benessere: il relais guarda al futuro
La stessa filosofia ispira il recupero di Borgo Isolabella. Inaugurata nel settembre 2025, l’area dedicata all’ospitalità sarà completata nei prossimi mesi con una spa e raggiungerà una capacità complessiva di 25 persone, in 12 camere distribuite tra gli edifici storici restaurati e una nuova struttura realizzata con materiali di recupero, perfettamente integrata nell’architettura del borgo. Più che un wine resort, l’obiettivo è costruire un luogo da abitare, dove il soggiorno diventi parte integrante del racconto del territorio.


A completare l’esperienza contribuiscono degustazioni guidate, masterclass dedicate ai vini della tenuta e al Vermouth, la galleria d’arte ricavata nell’antico fienile, la futura clinica ayurvedica e i percorsi naturalistici rivolti a una clientela italiana e internazionale, sempre più interessata a forme di turismo lento, autentico e sostenibile.
«IZart Gallery nasce come nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea» sottolinea Owen Zaccagnino, collaboratore per la parte relativa alla galleria d’arte e responsabile dell’accoglienza. «Il nostro obiettivo non è semplicemente offrire una degustazione o un soggiorno, ma costruire un’esperienza che restituisca il senso del luogo. Il vino rappresenta il punto di partenza di un racconto che comprende paesaggio, biodiversità, arte, ospitalità e benessere. Crediamo che il futuro dell’enoturismo passi dalla capacità di creare un legame profondo tra le persone e il territorio che le accoglie.» conclude Owen.

In un momento in cui l’enoturismo evolve verso esperienze sempre più immersive, Isolabella della Croce propone una strada diversa: non aggiungere servizi attorno al vino, ma partire dal paesaggio per comprenderlo meglio. Qui il calice diventa una tappa di un racconto più ampio, nel quale biodiversità, cultura, ospitalità e benessere concorrono a costruire un nuovo modo di vivere l’Alta Langa.

I vini assaggiati durante la masterclass
Sauvignon Blanc 2024 – 14% vol. Ampio al naso, la nota vegetale (bosso) tipica del Sauvignon qui è mitigata per lasciare spazio ai fiori bianchi.
Sauvignon Blanc 2020: 13,5% vol. È un’evoluzione del 2020. L’aromaticità è ancora intatta e, pur avendo una bella struttura, mantiene una notevole freschezza in bocca. Merito anche del metodo brevettato Vinooxygen, impiegato per la separazione delle fecce dal mosto per preservarne il patrimonio aromatico.
Pinot Nero 2021: 14% vol. Ampio e fruttato, con note vibranti di piccoli frutti rossi e spezie, è figlio dell’alta quota, dell’escursione termica e delle terre bianche. Ottimo anche nelle sue “evoluzioni” 2015 e 2011, che presentano ancora un perfetto equilibrio tra acidità, aroma e una bella apertura al naso.
Nizza 2020: 15% vol. Elegante in bocca, nasce da vigne di circa 50 anni, esposte a sud, sulle quali si è intervenuti con diradamenti finalizzati a garantire rese basse e ottima qualità delle uve. L’attenzione durante la deraspatura e l’uso sapiente e parsimonioso del legno hanno permesso di esaltare l’acidità tipica del vitigno Barbera, preservando eleganza e struttura. L’annata 2014 ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.
Canelli 2025: 5,5% vol. Identifica perfettamente la zona “cuore” del Moscato, quella che è specificamente delimitata attorno alla città di Canelli, caratterizzata da terreni collinari e da un clima favorevole alla coltivazione di questo vitigno. La sua evoluzione 2017 attenua la parte dolce e rilascia note finissime di erbe aromatiche e sfumature balsamiche.
RELAIS WINE&VERMOUTH RESORT ISOLABELLA DELLA CROCE
Regione Caffi, 3 – Loazzolo (AT)
Telefono: +39 0144 857303 | www.isolabelladellacroce.com


