Tra Menfi e Selinunte, il progetto di Mandrarossa trasforma il vino in una chiave di lettura del territorio, dove mare, archeologia, cultura ed enoturismo raccontano una Sicilia lontana dagli stereotipi
La Sicilia delle cartoline non è quella che vogliamo raccontare. Punteremo invece a rendervi partecipi del Menfishire. Il tutto per svelare quegli angoli di un paesaggio storico, culturale, antropologico e vitivinicolo che non si limita a essere sfondo per vigneti, ma ne determina il carattere, ne orienta la ricerca costruendosi come parte integrante dell’esperienza di viaggio.
Mandrarossa, brand on-trade di Cantine Settesoli, ha costruito la propria identità fin dal 1999 partendo da un principio preciso: lasciare che siano i luoghi a raccontare il vino e non il contrario
Il viaggio comincia molto prima del calice. Parte sulla strada che collega Menfi a Selinunte, dove il Mediterraneo compare e scompare dietro le colline, tra filari, uliveti e macchia mediterranea. Il finocchietto selvatico rende balsamica l’aria mentre il vento porta sentori africani e il sole picchia e acceca in queste dolci lande della Sicilia occidentale.
Il Menfishire nasce da questa relazione. Dove il modo di interpretare il vino rappresenta la sintesi di geologia, clima, biodiversità e storia. Siamo in una terra che conserva il carattere della campagna mediterranea e che, negli ultimi anni, ha saputo trasformare la propria vocazione agricola in una proposta enoturistica autentica, lontana dalle esperienze costruite solo attorno alla degustazione.

Il Menfishire: una Sicilia da leggere attraverso il vino
A pochi chilometri si stagliano le colonne doriche del Parco archeologico di Selinunte. Echi di una Magna Grecia che non è eredità monumentale, ma raccontare il legame millenario tra uomo e paesaggio. Gli stessi coloni greci avevano individuato in queste terre una straordinaria fertilità, favorita dalla vicinanza del mare e da suoli capaci di sostenere olivo e vite.
Ancora oggi quel dialogo tra civiltà e agricoltura continua, trasformando il territorio in un libro ancora da scrivere dove archeologia, cultura materiale e produzione vitivinicola convivono senza soluzione di continuità.

Mandrarossa e la ricerca dei terroir della Sicilia occidentale
Mandrarossa ha scelto di partire proprio da questa consapevolezza. Il progetto nato all’interno di Cantine Settesoli non identifica il vino con un marchio, ma con una identità diffusa, enologica, umana. Ogni etichetta nasce dall’idea che sia il territorio a suggerire la strada, attraverso un lungo lavoro di ricerca dedicato all’incontro tra vitigni e differenti terroir.
Oltre vent’anni di studi hanno permesso di individuare la combinazione ideale tra varietà e suolo, costruendo una collezione di vini che interpreta una Sicilia diversa, contemporanea e profondamente legata alla propria identità.

Percorrendo le contrade del Menfishire si comprende il senso di questo approccio. Nel raggio di pochi chilometri cambiano le composizioni dei terreni, mutano le esposizioni, variano i venti e perfino la luce sembra assumere intensità differenti.
I cinquecento ettari coltivati da Mandrarossa si estendono dalle colline fino alla spiaggia, attraversando un mosaico di cinque differenti tipologie di suolo che diventano il vero patrimonio enologico del territorio. Calcare, sabbia, argilla, limo restituiscono interpretazioni differenti delle stesse varietà, trasformando ogni contrada in una voce distinta dello stesso racconto.
La nuova Mandrarossa Winery immersa nel paesaggio
Da questa geografia nasce anche un’idea diversa di enoturismo. Non più la semplice visita in cantina, ma un’immersione nella complessità del paesaggio. Prima ancora delle bottiglie arrivano i vigneti, il racconto dei suoli, le brezze marine che mitigano le estati, le escursioni termiche che accompagnano la maturazione delle uve. Il vino diventa così una conseguenza naturale del territorio e non il contrario.
Anche la nuova Mandrarossa Winery segue questa filosofia. L’architettura quasi scompare all’interno della collina, lasciando che sia il paesaggio a dominare la scena. Il tetto verde ricoperto di essenze mediterranee, i materiali naturali, gli spazi ipogei e le grandi aperture sul mare costruiscono un dialogo continuo con l’ambiente circostante, evitando qualsiasi forma di protagonismo architettonico. La cantina non interrompe il paesaggio: lo completa.
L’esperienza prosegue lungo il vigneto didattico, attraversa la barricaia e raggiunge la sala degustazione affacciata sul Mediterraneo. Qui ogni assaggio acquista un significato diverso. Un Nero d’Avola non racconta soltanto un vitigno, ma una particolare contrada; un Grillo restituisce la mineralità dei terreni calcarei; un Grecanico conserva nel bicchiere la luminosità di queste coste. Il vino diventa memoria liquida del paesaggio.
Il Premio Letterario Mandrarossa: l’incontro tra vino e cultura
Non sorprende che Mandrarossa abbia scelto di estendere questo concetto anche oltre la viticoltura, promuovendo un Premio Letterario che ogni estate, da due anni a questa parte, trova nel Tempio di Hera di Selinunte il proprio scenario naturale.
Quest’anno è stata la scrittrice napoletana Valeria Parrella con l’opera La Ragazzina, edita da Feltrinelli, ad aggiudicarsi il Premio, primo posto assoluto. Secondo Dario Ferrari con L’Idiota di Famiglia (Sellerio), mentre Monica Acito ha completato la terna dei premiati con La Carità Carnale (Bompiani).

La scelta del sito archeologico non si limita a essere quinta scenica ma intende invece mettere in dialogo il patrimonio storico, la narrazione contemporanea e il vino, trasformando la cultura in parte integrante dell’identità territoriale. Perché coltura sia sinonimo, anche e sempre di più, di cultura. Ogni etichetta viene associata a un genere letterario, ogni storia dialoga simbolicamente con un vino, rafforzando quell’intreccio tra cultura e coltura che costituisce uno degli elementi distintivi del progetto.
MANDRAROSSA WINERY
Contrada Puccia – Menfi (AG)
www.mandrarossa.it


