La raccolta si chiude con una produzione inferiore di circa il 20% rispetto al 2025, ma con buone indicazioni sulla qualità. Intanto il Consorzio interviene sul tema più delicato: alla crescita delle bottiglie immesse sul mercato non è ancora seguito un analogo aumento del valore riconosciuto alle uve
La vendemmia 2026 del Primitivo di Manduria si è conclusa con una produzione inferiore di circa il 20% rispetto allo scorso anno, ma con uve sane, integre e e caratterizzate da gradazioni elevate. Le prime valutazioni indicano vini di livello medio-alto, con buone prospettive per struttura, concentrazione e intensità aromatica.
Le alte temperature estive hanno anticipato la raccolta senza compromettere lo stato sanitario dei grappoli. Un risultato qualitativo positivo che arriva, tuttavia, in una fase nella quale la filiera si interroga soprattutto sul valore della materia prima.
Crescono le bottiglie, non ancora il valore delle uve
Il Primitivo IGP registra una crescita del 6%, mentre per il Primitivo di Manduria DOP l’incremento dell’imbottigliato raggiunge il 12,6%. Alla maggiore presenza sul mercato non è però ancora corrisposto un analogo aumento del valore riconosciuto alle uve, tema che nelle ultime settimane ha alimentato il confronto soprattutto tra i viticoltori.
«La qualità della vendemmia 2026 deve trovare un adeguato riconoscimento economico – spiegano dal Consorzio –. Dietro ogni grappolo ci sono lavoro, investimenti, competenze e sacrifici. La nostra responsabilità è lavorare affinché la crescita della denominazione possa tradursi progressivamente in maggiore valore per il territorio e in una più adeguata remunerazione per tutti gli operatori».
IIl prezzo delle uve non può essere stabilito dal Consorzio di Tutela, ma dipende dalla domanda, dall’offerta e dalle trattative commerciali tra gli operatori. Gli strumenti disponibili riguardano invece la programmazione, la gestione e la tutela della denominazione e la ricerca di un maggiore equilibrio tra produzione e mercato.
In questa direzione va la sospensione fino al 2030 delle nuove iscrizioni allo schedario viticolo, introdotta per contenere l’espansione del potenziale produttivo. A questa misura si aggiungono la fascetta di Stato, le attività di tutela e vigilanza e il monitoraggio delle superfici vitate. Per le prossime campagne sono inoltre allo studio ulteriori strumenti di gestione dell’offerta.
Tra le ipotesi anche il Primitivo di Manduria rosato
Sul fronte del mercato, una delle novità allo studio riguarda l’introduzione del Primitivo di Manduria nella tipologia rosato, con il conseguente intervento sul disciplinare di produzione. L’obiettivo dichiarato è ampliare l’offerta e intercettare nuove occasioni di consumo, mantenendo il legame della denominazione con il territorio.
Resta però la questione posta con maggiore evidenza dalla vendemmia appena conclusa: trasformare la crescita commerciale in una maggiore remunerazione lungo la filiera, a partire da chi produce le uve.
La questione economica resta però il punto centrale dopo la vendemmia. Per il Consorzio, l’aumento della presenza commerciale dovrà progressivamente riflettersi sull’intera filiera:
«Le contrapposizioni non aiutano la denominazione. Produzione, trasformazione e imbottigliamento sono parti della stessa filiera e condividono lo stesso futuro. Solo attraverso responsabilità, programmazione e collaborazione sarà possibile consolidare i risultati raggiunti e fare in modo che la crescita del Primitivo di Manduria diventi crescita di valore per tutto il territorio».


