Nelle campagne di Palazzo Adriano, in provincia di Palermo, una proprietà appartenente alla famiglia da oltre due secoli si dedica alla produzione agricola con vigneti, olivi e seminativi. A guidarla è Gaetano Gargano, che ha scelto un’agricoltura biologica e vinificazioni poco interventiste
Per Gaetano Gargano il vino è arrivato dopo la terra. È un ordine che aiuta a comprendere Il Censo, azienda agricola siciliana nei pressi di Palazzo Adriano, nell’entroterra della provincia di Palermo.
La proprietà appartiene alla famiglia materna di Gargano da oltre duecento anni e la sua storia non nasce con la viticoltura. Qui si coltivavano soprattutto cereali e legumi, si allevavano animali al pascolo e trovavano spazio anche olivi e una piccola vigna con Perricone e Malvasia Nera.
Nel corso del tempo una parte dell’attività agricola venne progressivamente abbandonata, fino alla decisione di recuperare i terreni e riportarli alla produzione. Una scelta coerente con la definizione che Gargano ama dare di sé, quella di agricoltore.

Gaetano Gargano, il ritorno alla terra di famiglia
Il percorso di Gargano non è quello consueto di chi cresce professionalmente in una cantina. Dopo gli studi classici ha seguito una formazione scientifica e ha trascorso buona parte della vita lavorativa lontano dalla Sicilia, stabilendosi a Roma. Il rapporto con la campagna, tuttavia, risaliva all’infanzia e alle estati trascorse sui terreni della famiglia.
A riportarlo concretamente all’agricoltura è stato anche l’incontro con Giampiero Bea, figlio di Paolo Bea e figura legata a una delle aziende umbre più conosciute nell’ambito delle vinificazioni poco interventiste.
Gargano conosceva Bea da tempo e ne apprezzava il lavoro a Montefalco. Quando decise, insieme alla moglie Nicoletta, di recuperare Il Censo, fu proprio Giampiero ad affiancarlo nella scelta delle aree da destinare alla vigna e delle varietà da piantare.
Nel marzo 2010 vennero messi a dimora i primi nuovi vigneti e, negli anni, il progetto ha conservato una dimensione artigianale. Gargano segue personalmente il lavoro agricolo e ha impostato la produzione partendo dalle caratteristiche di un luogo isolato, posto a un’altitudine considerevole e sottoposto a una buona ventilazione.

Il Censo, un’azienda agricola prima ancora che una cantina
La superficie complessiva della proprietà è di oltre 60 ettari e non è dedicata esclusivamente alla vite. Il nome precede l’arrivo della famiglia in quanto “Il Censo” sarebbe collegato agli antichi obblighi dei contadini nei confronti dei proprietari dei terreni, una denominazione che rimanda quindi alla storia rurale della tenuta.
La scelta di Gargano è stata quella di non trasformare la proprietà in una monocultura viticola. Oltre alle vigne sono stati recuperati gli olivi e sono rimasti i seminativi. Altre fonti dedicate all’azienda documentano la coltivazione di grano Timilia e la produzione, in quantità limitate, di olio extravergine da varietà siciliane come Biancolilla, Cerasuola e Murtiddara.
Catarratto e Perricone nei vigneti d’altura
Il nucleo iniziale del progetto viticolo è costituito da circa cinque ettari, piantati principalmente con due varietà siciliane, il Catarratto a bacca bianca e il Perricone a bacca nera. Le vigne si trovano intorno ai 700 metri di altitudine, un dato piuttosto significativo per la viticoltura siciliana. Successivamente sono entrati nel progetto anche Nero d’Avola e Malvasia Nera.
I vini de Il Censo
La produzione attuale de Il Censo comprende cinque etichette e rimane concentrata su vitigni siciliani. I rossi sono Provvido e 700, entrambi da Nero d’Avola, e Njuro, ottenuto da Perricone. I bianchi sono Praruar, da Catarratto, e Gurte, prodotto con Insolia. Tutti riportano in etichetta l’indicazione Terre Siciliane.
Njuro e Praruar accompagnano il progetto vitivinicolo di Gaetano Gargano fin dalle sue prime fasi. Il Perricone, chiamato localmente anche “Njuro Cani”, era già presente nella vecchia proprietà insieme alla Malvasia Nera; quando Gargano decise di recuperare i terreni, il vitigno venne nuovamente scelto per i vigneti insieme al Catarratto. Successivamente la gamma si è ampliata con il Nero d’Avola, oggi utilizzato per Provvido e 700, e con l’Insolia di Gurte.

