L’azienda trevigiana Giorgio Cecchetto è la protagonista appassionata di una storia che parte da lontano
In provincia di Treviso, c’è una realtà stimolante come l’azienda vitivinicola Cecchetto, suddivisa in tre sedi – a Tezze di Piave, Motta di Livenza e Cornuda – nell’ultima delle quali, nella zona del Montello e dei Colli Asolani, si produce il Prosecco Asolo Docg.
Avevamo già scritto di altre referenze di questa realtà, ma adesso la nostra visita si concentra su un vitigno antico e caratteristico del territorio, tanto affascinante quanto difficile da gestire, il Raboso, di cui la cantina di Tezze di Piave è da sempre interprete coraggiosa e appassionata: sin dalla sua fondazione nel 1985 ad opera di Sante Cecchetto e poi da subito sotto la guida carismatica del figlio Giorgio (socio-fondatore, per dire, di quella Confraternita del Raboso del Piave già a partire dal 1986) che l’ha diretta fino alla prematura scomparsa e che oggi, tale azienda, viene portata avanti con pari passione dalla moglie Cristina e dai giovani figli Marco, Sara e Alberto.
«Il Raboso rappresenta in pieno il nostro territorio, quella provincia di Treviso con i comuni rivieraschi al fiume Piave. È documentato almeno da 500 anni e conosciuto un tempo come il “vino nero per Venezia”. – Ci introduce Cristina Cecchetto – Il Raboso è un pezzo della nostra storia che rischiamo di perdere se rincorriamo solo mode e business, dal momento che anche qui il prosecco la fa da padrone».

Raboso di Cecchetto, 4 personali declinazioni
Avviciniamoci, anzitutto, a questo vitigno tanto particolare già dal suo nome:
«È forte e appunto … rabbioso – prosegue Cristina Cecchetto –. Ed è uno dei vitigni più rappresentativi della Doc Piave, dimostrando il suo carattere già in vigneto con un ciclo vegetativo molto lungo; germoglia infatti per primo ed è una delle ultime uve a essere raccolte».
Il Raboso è protagonista importante dell’azienda Cecchetto. Viene declinato in quattro versioni. Il rosato di raboso che diventerà metodo classico: un’etichetta, questa di Rosa Bruna, che è nata nel 2008 per valorizzare l’acidità del vitigno. Troviamo poi il raboso della tradizione (Raboso del Piave); quindi quel vero e proprio fiore all’occhiello della casa – il Gelsaia – che è divenuto modello del Malanotte del Piave, la prima DOCG trevigiana per vitigno a bacca rossa. Infine un’estremizzazione dell’appassimento come il Passito di Raboso.
Quattro stili diversi per un vino dalla notevole poliedricità e con un unico filo conduttore: l’acidità e la tannicità che tornano nel bicchiere. Di qui la sfida dell’azienda: mettere in campo diverse interpretazioni così da valorizzare di volta in volta le varie caratteristiche distintive.
«Domare il raboso non deve significare snaturarlo, ma enfatizzarne i suoi tratti, rendendolo più gradevole ma pur sempre riconoscibile: e dunque l’astringenza e l’acidità non potranno non manifestarsi», sottolinea ancora Cristina.
«Per ciascuno dei vini ci sono epoche di vendemmie differenti. – interviene Sara Cecchetto – Di solito facciamo una prima vendemmia a metà ottobre quando l’uva non è ancora arrivata a piena maturazione ed esaltiamo ancor di più la sua acidità. Poi ci sarà una seconda vendemmia tra fine ottobre e inizio novembre con una raccolta in cui l’uva è arrivata a perfetta maturazione: con questa si produce tanto il passito che il Gelsaia. Infine c’è la terza vendemmia quando l’uva è surmaturata in vigneto».

La svolta dell’appassimento
Una tappa decisiva nella storia del rilancio del raboso è data dalla svolta dell’appassimento, inaugurata da Giorgio Cecchetto nel 1996/97:
«Negli anni novanta – ricorda la moglie Cristina – con la moda degli autoctoni siamo stati facilitati con la presentazione di un vino con tali caratteristiche. È allora che abbiamo avuto la richiesta di appassire il vino di raboso. Ricordo ancora quando Giorgio andò alla ricerca di un ventilatore, abbiamo appassito un po’ di uva ed è nato così il primo passito di raboso. Non certo il miglior passito, che però suscitò parecchia curiosità: perché s’intravedeva come quell’acidità intrinseca dava pulizia a un passito rendendolo meno stucchevole. Da lì è nata la ricerca successiva. Abbiamo introdotto un po’ di appassimento nel Gelsaia – vino che produciamo solo nelle grandi annate – così da renderlo più rotondo. Nel 2009 è nata la DOCG Piave Malanotte dove si rivendica questa tecnica appunto per il Malanotte del Piave: un raboso che per disciplinare prevede dal 15 al 30 % di uve in appassimento».
Oggi l’azienda Cecchetto è impegnata in prima persona nelle buone (e numerose) pratiche legate al sempre più fondamentale tema della sostenibilità. Numerose sono anche le attività svolte in ambito sociale dall’azienda (come la vendemmia inclusiva giunta nel 2024 alla 20° edizione o la trebbiatura solidale): iniziative meritorie che sottolineano una volta di più quel legame che a partire dal vino unisce tanto le persone con l’ambiente da cui nasce.
Azienda agricola Cecchetto Giorgio
Via Piave, 67 – Tezze di Piave (TV)
Tel. 0438 28598 | www.rabosopiave.com



