Dal palco dell’Ariston alla tavola: un gioco gastronomico tra identità artistica e immaginario gastronomico
C’è un filo sottile che lega la musica al cibo. Entrambi costruiscono identità, evocano luoghi, attraversano generazioni. Entrambi parlano al corpo, alla mente e al cuore. Il filosofo francese Roland Barthes, nel suo Mythologies, sostiene che i prodotti culturali – inclusi gli oggetti di consumo e i fenomeni di massa – non sono mai innocenti ma carichi di storia, classe, geografia e desiderio. Proprio da questa considerazione, bombardati come siamo dalle notizie sulla kermesse canora più importante d’Italia, abbiamo deciso di fare un gioco.
Abbiamo provato a tradurre le personalità artistiche dei trenta big in gara in piatti e prodotti della tradizione culinaria italiana e internazionale, incrociando biografie, dichiarazioni pubbliche e percorsi stilistici documentati. Sia chiaro, non abbiamo interpellato gli artisti e non ce ne vogliano se non si sentiranno rappresentati dal cibo a loro accostati, resta comunque un gioco.
In questa prima parte proponiamo l’abbinamento dei primi quindici cantanti in gara; nei prossimi giorni completeremo il quadro accostando al cibo anche gli altri quindici artisti.
Arisa: Torta della nonna con crema di limone e pinoli tostati
Nata a Genova e cresciuta in Basilicata, Arisa porterà in scena “Magica favola“. L’artista ha costruito la sua identità pubblica su una vocalità intensa e su una forte capacità interpretativa, nutrita dalle radici lucane e da racconti spesso legati alla dimensione familiare e affettiva. A lei riteniamo che si possa adattare la torta della nonna, dolce rassicurante e popolare diffuso tra Toscana e Liguria. La pasta frolla friabile e la crema al limone sono diretti e immediati come lei; il tocco dei pinoli, dorati in padella, aggiunge quella nota di imperfezione artigianale che in cucina – e nel canto – è spesso il segno del vero.
Bambole di Pezza: Burger plant-based speziato
La band milanese, in gara con “Resta con me“, è dichiaratamente femminista e punk nel DNA. Incarna un’attitudine urbana e contemporanea proponendo suoni che rompono le convenzioni, rifiutando il mainstream. Un burger vegetale speziato con kimchi fermentato, prodotto simbolo della cucina coreana oggi apprezzata anche in Occidente, rispecchia una generazione che rilegge i codici tradizionali con nuovi registri
Chiello: Ramen notturno
Chiello, già membro della FSK Satellite, è noto per testi introspettivi e atmosfere malinconiche. A lui, e al suo brano “Ti penso sempre” si adatta il ramen, un piatto che richiede pazienza, solitudine e lentezza. In Giappone, consumarlo da soli al bancone è prassi accettata, quasi un rito. L’uovo marinato nella soia e nel mirin, con il tuorlo ancora morbido, è la nota dolce e ferma in mezzo all’oscurità. La scrittura di Chiello funziona allo stesso modo.
Dargen D’Amico: Sushi creativo
Dargen D’Amico è uno degli artisti più stratificati in circolazione; i suoi testi uniscono ironia, critica sociale, citazioni colte, musicalità. Il sushi omakese, da gustarsi ascoltando la sua “Ai ai“, richiede di affidarsi completamente alla mano dello chef, rinunciando alla scelta e portando al suo estremo il concetto di rigore tecnico unito alla libertà compositiva. Il nigiri con bottarga di muggine sarda, eccellenza DOP del Mediterraneo, introduce quella contaminazione culturale che è il marchio di fabbrica del suo approccio. Alta cucina che non si prende troppo sul serio. Come lui.
Ditonellapiaga: Insalata agrumata con peperoncino
Ditonellapiaga ha un’estetica pop sofisticata e un gusto per la provocazione controllata. La sua musica è fresca ma non innocua: dietro la superficie liscia c’è sempre uno spigolo. Fa venire in mente un’Insalata di arance di Sicilia, finocchio selvatico e peperoncino calabrese, un piatto fresco ma con una nota piccante che corrisponde alla sua cifra ironica e pungente.

Elettra Lamborghini: Paella
Elettra Lamborghini ha un’immagine genuina e festosa, esattamente come la paella. Il celebre piatto iberico è gioso e conviviale, ricorda il ritmo e l’estate, qualsiasi siano le declinazioni con cui viene preparato. E “Voilà“, come il brano della cantante bolognese, è l’espressione tipica di quando si porta in tavola un piatto così.
Ermal Meta: Risotto allo zafferano
Ermal Meta ha, da sempre, un approccio elegante alla composizione. Il risotto allo zafferano, tecnico e luminoso, rispecchia quella scrittura raffinata e orchestrale. Attendiamo con ansia la sua performance con “Stella, stellina“.
Fedez & Masini: Tagliata con riduzione al vino rosso
Fedez e Marco Masini, due mondi a volte distanti ma accomunati dal successo di pubblico e da un approccio pop che punta sempre al coinvolgimento emotivo. La tagliata con riduzione al vino racconta forza espressiva e teatralità. “Male necessario” è il brano che portano all’Ariston.
Patty Pravo: Ostriche e champagne
Non poteva che essere ostriche e champagne l’accostamento giusto per Patty Pravo, icona trasversale della musica italiana che ha attraversato sessant’anni di storia del costume senza mai appartenere davvero ad alcuna epoca. Le ostriche Gillardeau, tra le più pregiate al mondo, con una granita di Champagne Blanc de Blancs e pochi grammi di caviale Osetra, ricordano l’eleganza e il lusso mai ostentato di un’Opera della nostra musica.
Levante: Cous cous mediterraneo
Claudia Lagona, in arte Levante, ha sempre manifestato l’orgoglio per le sue radici siciliane. Il cous cous di pesce alla trapanese con verdure dell’orto e fiori di finocchietto è patrimonio immateriale di una Sicilia che guarda al Mediterraneo come a uno spazio culturale condiviso. È un piatto che racconta contaminazioni storiche secolari: berbere, arabe e normanne, oggi tramandato anche grazie alla Sagra del Cous Cous di San Vito Lo Capo. Nell’attesa di mangiarlo direttamente sull’Isola, ascoltiamoci “Sei tu“, il brano sanremese di Levante.
Luchè: Pizza napoletana
Luchè rappresenta l’evoluzione del rap napoletano, dalla strada al palco, senza tradire le origini. La pizza napoletana, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2017, raccontata nella sua versione contemporanea rispecchia esattamente questa traiettoria. L’impasto a lunga lievitazione, il pomodoro San Marzano DOP dell’Agro Sarnese-Nocerino e il fior di latte di Agerola sono la grammatica nuova di una tradizione che non smette di sorprendere. Vedremo se “Labirinto” di Luchè ci sorprenderà.
Malika Ayane: Filetto al pepe verde con patate al tartufo
Malika Ayane ha una vocalità elegante e internazionale. Il filetto con salsa al pepe verde, codificato da Auguste Escoffier all’inizio del Novecento, evita ogni eccesso decorativo. Il gratin di patate al tartufo nero di Norcia, aggiunge quel profumo di terra che è sempre presente sotto la superficie levigata della sua musica. Aspettiamo la sua esibizione con “Animali notturni“
Tommaso Paradiso: Spaghetti alle vongole
Tommaso Paradiso ha spesso raccontato Roma e l’estate italiana nei suoi brani. Gli spaghetti alle vongole veraci sono il piatto dell’estate per eccellenza. Se aggiungiamo, ad esempio, bottarga e colatura di alici di Cetara, aggiungeremo profondità umami a qualcosa che sembrava già completo. Come sarà il ritornello della sua “I romantici“?
Tredici Pietro: Poke bowl urbana
Rolling Stone Italia ha scritto che Tredici Pietro appartiene a una generazione fluida e digitale. La poke bowl, nata alle Hawaii, ibridata con la cultura giapponese, è esplosa nei centri urbani europei come simbolo di una generazione che costruisce la propria identità per assemblaggio culturale. “Uomo che cade” è il brano sanremese di Morandi jr.
Enrico Nigiotti: Cacciucco alla livornese
Enrico Nigiotti è nato a Livorno ed è molto legato alla sua città. La sua scrittura tende a unire fragilità e concretezza, con una melodia diretta, romantica e priva di artifici. Il cacciucco alla livornese potrebbe essere, quindi, un parallelo coerente: povero nella sua origine, stratificato nella composizione e intenso nei sapori. È un piatto che nasce dalla mescolanza di specie diverse, proprio come una canzone che parla di cadute e tentativi di risalita. “Ogni volta che non so volare” è il brano con cui Nigiotti torna a Sanremo.
Nell’attesa di scoprire gli altri quindici accostamenti, godiamoci la prima serata del Festival, specchio dell’Italia contemporanea.



