Dalle colline francesi della Borgogna fino ai terroir più vocati di California, Oregon e Alto Adige è il vitigno che più di ogni altro continua a ispirare e affascinare, trovando una nuova culla nell’Appennino Toscano
Vitigno difficile per definizione, croce e delizia di viticoltori, enologi e appassionati di vino in tutto il mondo, il Pinot Nero evoca passione, sfida e ricerca dell’eccellenza. Nessuno meglio di Miles Raymond, nel celeberrimo film “Sideways – In viaggio con Jack”, ha saputo sintetizzare la sua vera essenza in poche, intense frasi:
«È un’uva sottile. Non è un cabernet che cresce ovunque e può sopportare qualsiasi clima. No, il Pinot ha bisogno di cure e attenzioni costanti, cresce solo in certe regioni con climi particolari, ed è solo nelle mani di chi ha veramente pazienza e passione che può rivelare la sua vera espressione. Il suo potenziale è assolutamente straordinario. E poi, oh, i sapori! Più sottili, più stratificati di quelli di qualsiasi altra uva. Il Pinot ha bisogno di qualcuno che si prenda il tempo di comprenderlo davvero».
Una definizione che resta attuale e insuperabile da oltre vent’anni. Amare il Pinot Nero significa accettarne le difficoltà, apprezzarne la raffinatezza e riconoscerne il valore unico.
Pinot nero, un vitigno esigente
Chiunque abbia provato a coltivare Pinot Nero sa quanto sia delicato e suscettibile agli sbalzi climatici, alle malattie e alle variazioni del suolo. La struttura del grappolo, con gli acini serrati in una pigna, e la sua buccia sottile lo rendono vulnerabile a muffe e parassiti, mentre il suo ciclo di maturazione precoce lo espone ai rischi del gelo primaverile. Tuttavia, quando trova il suo habitat ideale e viene gestito con maestria, il Pinot Nero riesce a dare vita ai vini più straordinari, capaci di emozionare e lasciare un segno indelebile nel cuore di chi li degusta.

Il sogno proibito di ogni enologo
Lo sanno bene gli appassionati di Borgogna, disposti a mettere mano al portafoglio con cifre considerevoli, se non addirittura proibitive, pur di assaporare anche solo sporadicamente vini inarrivabili, che riescono a raggiungere picchi di eccellenza assoluta. Al contrario, quando non è nel suo habitat ideale, o non è lavorato con la giusta cura, può risultare terribilmente deludente, privo di carattere e struttura, addirittura sgradevole per certi versi. È un vitigno che non ammette mezze misure: o regala vini straordinari o si perde nella mediocrità.
Nonostante (o forse proprio a causa) della sua difficoltà, il Pinot Nero rappresenta il sogno proibito di ogni enologo. La sfida di domare questa varietà e trasformarla in un vino di classe possiede un’attrattiva irresistibile. Se c’è anche una sola possibilità di coltivarlo e vinificarlo con successo, è praticamente impossibile resistere alla tentazione. Per molti produttori, riuscire a creare un grande Pinot Nero significa raggiungere l’apice della loro arte enologica. Ma bisogna pure sempre fare i conti con i limiti imposti da clima e territorio.
Il Pinot Nero dell’Appennino Toscano: un’eccellenza in ascesa
È noto che in Italia la vitivinicultura trova radici profonde ovunque; anche in luoghi dove le condizioni pedoclimatiche non sono particolarmente favorevoli. Ci si prova sempre a produrre vino, non ne possiamo fare a meno! E se è vero che il re dei vitigni Toscani, il Sangiovese, non trova il suo habitat nelle zone dell’Appennino Toscano, questo ha obbligato a una riflessione su varietà alternative.
Il terroir dell’Appennino Toscano, con i suoi suoli ricchi di minerali e un clima caratterizzato da escursioni termiche significative, unito alla passione dei viticoltori locali, ha indirizzato la scelta proprio sul Pinot Nero che sta dimostrando di poter esprimere al meglio le sue caratteristiche di finezza ed eleganza anche nel cuore dell’Italia.
Eccopinò e il Manifesto dei Viticoltori
I Vignaioli delle valli di Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Casentino e Valtiberina, territori che si estendono dal confine con la Liguria fino all’Umbria, hanno trasformato i primi esperimenti di successo in un’alleanza strategica. Attraverso la ratifica del Manifesto dei Viticoltori, sono impegnati, da diversi anni ormai, nella valorizzazione del territorio con iniziative di promozione e divulgazione delle sue eccellenze vinicole e non solo. Un progetto che rafforza l’identità locale e attira l’attenzione degli appassionati del Pinot Nero toscano, in un percorso al di fuori fuori dalle tradizionali rotte enoturistiche di questa Regione.

Un sodalizio questo che va avanti da tempo ormai e che culmina nell’iniziativa Eccopinò, alla sua tredicesima edizione. Un evento imperdibile per approfondire la conoscenza di una realtà produttiva eterogenea per storia e territori ma accomunata nella ricerca dell’eccellenza. Attesissimo dagli amanti del genere, è l’appuntamento annuale dedicato ad omaggiare un vino che si può considerare saldo sulla strada per affermare il proprio prestigio. Un’occasione di confronto tra produttori, esperti, e appassionati, ma soprattutto un momento di scoperta e celebrazione di nuove annate e nuove interpretazione.

Le proposte di Eccopinò 2025
Riportiamo nel seguito tutti i vini degustati durante la manifestazione tenutasi a gennaio nella sede dello Spazio Brizzolari, perché davvero tutti caratterizzati da immediata piacevolezza e gioiosa scorrevolezza.
- Casteldelpiano – Melatempo 2019 – Lunigiana
- Macea – Macea 2021– Garfagnana
- Fattoria di Cortevecchia – Primum 2018 – Mugello
- Tenuta Baccanella – Baccarosso 2021– Mugello
- Terre di Giotto – Gattaia 2020 – Mugello
- Il Rio – Ventisei 2019 – Mugello
- Bacco del Monte – Monteprimo 2021– Mugello
- Fattoria Il Lago – Pinot Nero 2022 – Mugello
- Borgo Macereto – Il Borgo 2021– Mugello
- Frascole – Frascole Pinot Nero 2019 – Mugello
- Ornina– Ornoir 2019 – Casentino
- Fattoria Brena – Sopra 2020 – Valtiberina

Se fossimo obbligati a scegliere, sul nostro podio personale trovereste loro:
- Il Rio – Ventisei 2019
- Terre di Giotto – Gattaia 2020
- Ornina– Ornoir 2019



