4.000 visitatori e 50 aziende presenti per l’evento biancavillese che ha sottolineato un’identità etnea in evoluzione. Dal 10 al 12 ottobre, oltre alle degustazioni, si è parlato di numeri e prospettive tra disciplinare, “vigneti reliquia” e nuove ipotesi di denominazione
È giunta al suo epilogo la quarta edizione di Etna Wine Forum, evento biancavillese dedicato al vino che si è svolto dal 10 al 12 ottobre. Assolutamente positivo il bilancio finale, con la presenza di oltre quattromila appassionati e cinquanta fra cantine e oleifici. Un pubblico di diverse generazioni è stato accomunato dal desiderio di degustare vini e piatti di qualità.

Indimenticabile la cassata siciliana del licatese Pino Cuttaia, che ha raggiunto inusitata tridimensionalità attraverso l’uso dell’olio extravergine d’oliva su pasta di pistacchio e marzapane. «Per smussare la parte dolce ed esaltare gli oli essenziali della frutta secca», ha spiegato lo chef pluristellato, patron de La Madia.
I convegni di Etna Wine Forum 2025
Ma se il party delle papille gustative è stato in primo piano nella Biancavilla dell’Etna Wine, non da meno sono state le riflessioni sulla produzione del vino lungo le pendici dell’Etna: durante il convegno «1300 sfumature di Etna: il censimento delle etichette vulcaniche e il ruolo dei vigneti “reliquia”», il dibattito si è focalizzato sulla ricchezza del territorio vitivinicolo etneo, dentro e fuori la Doc Etna.
«Sono una miriade i produttori che non rientrano all’interno della DOC ma che si trovano negli stessi luoghi, che spostano le stesse pietre e ristrutturano gli stessi muretti e palmenti, accomunati dallo stesso sforzo, culturale e d’impresa», ha dichiarato Nicola Purrello, Direttore di Etna Urban Winery.

Purrello ha curato un censimento impegnativo, ancora in corso. Il lavoro si è concentrato sull’identificazione di tutte le etichette e produttori dell’Etna, inclusi i vini estromessi dal disciplinare. Essi costituiscono un tesoro di biodiversità, storia e tradizione e non sono pochi: dai dati finora emersi, un’etichetta su tre fra quelle censite rappresenta “un’altra Etna”. Cosa interessante, il fatto che la maggioranza dei produttori situati sul territorio etneo produca sia vini inseriti all’interno del disciplinare, che etichette poste al di fuori.

Nel talk è stata illustrata anche l’inchiesta Iacini, condotta nell’anno 1883, secondo la quale erano 19 le uve coltivate nella provincia di Catania, prevalentemente bianche: molti di questi vitigni rappresentano ancora oggi un patrimonio viticolo resiliente. La minnella bianca, ad esempio, è stata proposta al mercato in purezza da Benanti, ormai una manciata di anni fa.
Le soluzioni da proporre per la valorizzazione di questo patrimonio viticolo potrebbero essere diverse, a partire dalla possibile creazione di denominazioni dedicate. Certo, bisogna che i produttori si associno per formare squadra. Cosa che, come accennato prima, interessa anche ai produttori di Etna Doc.
Dello stesso avviso anche Daniela Scrobogna, sommelier e presidente del Comitato scientifico di Fondazione Italiana Sommelier (Fis): «La Doc è stata creata negli anni ’60 ma oggi il disciplinare va allargato, o rivisto. Oppure si potrebbe creare un consorzio dei vini di Biancavilla. È un brand che funzionerebbe meglio sul territorio».
Alla domanda su una possibile banalizzazione del marchio “Etna”, ha dichiarato: «Potrebbe accadere che qualche produttore trovi delle scorciatoie usando il marchio Etna, spacciando vini banali. Per non farsi fregare, il consumatore dovrebbe capire cosa aspettarsi dai vini etnei. Non voglio demonizzare barrique, botte o tonneaux, ma usiamoli senza coprire la personalità grandissima del carricante, del nerello e dei vitigni che hanno sede in questo meraviglioso territorio».

L’intervento del giornalista Robert Camuto
Il territorio etneo, con il suo canto seducente, ha richiamato grandi personalità come il giornalista e scrittore newyorkese Robert Camuto che, ospite di Etna Wine Forum 2025, ha presentato il suo libro Altrove a Sud, un viaggio a metà fra saggio e romanzo.
Camuto ha raccontato alla giornalista Liliana Rosano come cibo e vino per lui non siano una semplice scenografia di articoli e romanzi, ma il cuore degli eventi. E ha ammesso: «Ho osservato tanti cambiamenti in Sicilia, sull’Etna. Ho visto un cambiamento umano di pari passo a un mondo viticolo molto più organizzato, tecnico, preciso». Non ha nascosto, tuttavia, il timore che ciò potrebbe – seppure in parte – portare a una perdita di autenticità.

L’evento etneo anche quest’anno si è dimostrato un parterre di qualità, con grande soddisfazione del sindaco Antonio Bonanno: «L’Etna Wine Forum si conferma un evento di caratura nazionale, capace di attrarre un pubblico sempre più vasto e qualificato. Il successo di questa quarta edizione, consacrato dalla presenza di chef stellati che hanno esaltato i nostri vini, è la prova che la strada intrapresa è quella giusta. Biancavilla è ormai il faro dell’enogastronomia di qualità ai piedi del Vulcano».
La manifestazione è stata organizzata dal Comune di Biancavilla in collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier, e con il patrocinio di Rai Sicilia e la media partnership della Testata Giornalistica Regionale Rai.



