Il giovane chef approda in uno spazio affacciato su Piazza del Duomo per raccontare il suo personale concetto di rivoluzione in cucina, costruita tra ricerca, tecnica e contaminazioni internazionali
Al The View Milano non si arriva per caso: si programma, si immagina, si sceglie. È come organizzare un primo appuntamento al buio ma con la consapevolezza di trovare una luce particolare in piatti – meglio dire, ricette – lontani da qualsiasi prevedibilità.
Nel nuovo locale di Valerio Braschi, il concetto di “esperienza a 360 gradi” assume un significato concreto, per gli ambienti affacciati su Piazza del Duomo e per i terrazzi laterali che guardano il continuo movimento della Galleria Vittorio Emanuele II. Un contesto scenografico che contribuisce a costruire un’esperienza gastronomica ma anche architettonica.

La cucina di Valerio Braschi al The View Milano
Il progetto è ambizioso ma ben definito, con una visione chiara. Nel palazzo di Piazza del Duomo 21, Glamore Group – realtà attiva da anni nei settori entertainment e food & beverage e già presente con diversi indirizzi tra Milano e Monza – nel 2024 ha scelto di affidarsi a Valerio Braschi e alla sua idea di cucina basata su ricerca e studio della materia prima, spesso selezionata tra ingredienti poco conosciuti o scoperti durante i numerosi viaggi in giro per il mondo.
Il risultato è una proposta gastronomica che punta a un forte contenuto culturale oltre che tecnico. Una cucina autoriale che, per esprimersi pienamente, aveva bisogno di uno spazio capace di sostenerne la visione. La libertà espressiva di Braschi, unita a tecnica, intuizione e una controllata dose di provocazione, emerge in ogni portata. Dietro preparazioni solo apparentemente essenziali si riconoscono carattere, tensione creativa e desiderio di racconto.
«Mi sveglio al mattino e penso costantemente alla cucina, alla mia cucina, a cosa fare e a cosa ispirarmi», racconta Braschi con entusiasmo.
E seduti al tavolo, in effetti, si riscopre quanto la curiosità continui a essere parte fondamentale del nostro rapporto con il cibo.
Il menù degustazione “Contaminazioni”
“Contaminazioni” è un percorso che attraversa culture gastronomiche differenti, combinazioni inattese e ingredienti trattati con grande precisione tecnica. Tra i piatti degustati, alcuni hanno colpito più di altri per equilibrio e capacità narrativa.
Il “Cernia, AjiAmarillo e Curry Verde” è uno dei piatti più immediati nel comunicare la cifra dello chef: colorato, divertente e capace di regalare piacevolissime sensazioni al palato.

Più audace, ma sorprendentemente convincente, il “Barracuda, cacciatora di pollo, mela verde e camomilla”, un abbinamento che sfida le convenzioni e la separazione tra mare e terra. La consistenza soda e poco grassa del barracuda si è abbinata ai sapori classici della carne di pollo, dimostrando così che l’universo culinario è privo di confini.

Proseguendo, un tipico piatto orientale, che funge da “merenda” per i giapponesi è lo “Zheng Dàngeng”: piatto delizioso, servito in un’elegante ciotola di ceramica, composto da selezionata e morbida carne di Wagyu italiano e sesamo. L’“intruglio” è un corroborante “comfort food” (e con questa portata quasi si potrebbe dire essere “pieni”..) ma per nulla pesante; anzi, la parte vegetale è in perfetto equilibrio con i cubetti di carne.

Il “Raviolo all’anatra, cinque spezie cinesi, avgotaraco, shiso e lime” rappresenta invece un riuscito incontro tra culture gastronomiche differenti, da Oriente a Occidente. Le spezie cinesi accompagnano bene l’anatra, mentre l’avgotaraco – una preziosa bottarga greca di muggine – incontra l’erbaceo dello shiso e l’agrumato del lime. Ogni ingrediente qui, ha trovato un suo ruolo ben preciso.

La vera scoperta, anche dal punto di vista della materia prima, è però il “Glacier 51 e manzo”. Il Glacier 51, conosciuto anche come moro oceanico, vive fino a 2000 metri di profondità nelle acque antartiche e si distingue per carni particolarmente ricche di omega 3, compatte e dalla consistenza quasi burrosa. In questo piatto la delicatezza del pesce e la struttura del manzo convivono con sorprendente armonia, in una preparazione che lascia con la voglia di assaggiarne ancora.

E il resto? Va scoperto direttamente al The View, lasciando spazio alla curiosità. Al nuovo locale milanese di Valerio Braschi, in fondo, è proprio questa la condizione necessaria per entrare davvero nella sua cucina.
THE VIEW MILANO
P.za del Duomo, 21 – Milano
Tel. 02 4775 1942 | theviewmilano.it



