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Birra IGA: 4 etichette per scoprire lo stile Italian Grape Ale

Il primo stile birraio italiano è un anello di congiunzione tra il mondo della birra artigianale e quello del vino

Birra IGA: 4 etichette per scoprire lo stile Italian Grape Ale
Birra IGA: 4 etichette per scoprire lo stile Italian Grape Ale (Foto © Antonio Martinetti). 

Le IGA (Italian Grape Ale) rappresentano dal 2015 il primo stile italiano certificato dall’organo ufficiale BJCP (Beer Judge Certification Program) che fornisce le linee guide degli stili birrai di tutto il mondo. A onor del vero, tale tipologia oggi è presente solo in appendice al documento che quest’organo redige ma si prevede, con discreto ottimismo, il suo imminente inserimento tra gli stili ufficiali.

IGA e vino, un legame che genera complessità e piacere

La varietà di IGA ha un legame indissolubile con il mondo del vino perché viene prodotta utilizzando una discreta percentuale di mosto d’uva o, in alcuni casi, impiegando il frutto stesso o addirittura le vinacce. È a discrezione dell’estrosità e dell’inventiva del birraio, capire come e in quale fase della produzione inserire una o l’altra tipologia di ingrediente enologico.

Le IGA sono birre che esprimono una complessità non indifferente sia a livello olfattivo che gustativo in virtù della grande variabilità di aromi, gusti e sensazioni boccali che esse possono palesare. Tutto ciò è possibile grazie alla fantastica creatività che hanno i birrai italiani e alla vasta offerta che, in termini di biodiversità, offre il nostro territorio.

Potremmo, quindi, incontrare delle birre IGA dalla carbonatazione importante o invece assente, con una decisa acidità o un’acidità molto contenuta o addirittura non pervenuta, caratterizzate da note fruttate provenienti dall’uva oppure dal lievito, da spiccate note vinose o da note vinose assenti.

IGA: 4 etichette per esplorare lo stile Italian Grape Ale

In Italia è presente una vastissima e validissima scelta di IGA: in quest’articolo saranno presentate quattro IGA di altrettante aziende, due prodotte con utilizzo di uva a bacca rossa e due con uva a bacca bianca.

BB10 di Barley: il Cannonau nella birra di Nicola Perra

Il primo a produrre questo esemplare di birre è stato Nicola Perra, birraio e proprietario del birrificio sardo Barley che, oltre 10 anni fa, ebbe la geniale intuizione di creare una birra in stile Imperial Stout con aggiunta di sapa (mosto di vino cotto) di Cannonau.

Birra IGA: 4 etichette per scoprire lo stile Italian Grape Ale
BB10 è una IGA IGA con uva a bacca rossa del birrificio sardo Barley (Foto © Facebook).

La BB10 è una birra di colore nero, dalla schiuma compatta e persistente, caratterizzata da suadenti sentori vinosi che ci accompagnano lungo tutta la bevuta, supportati da un equilibratissimo e complesso comparto aromatico che vira sui profumi di prugna, fichi, ciliegie sotto spirito, caramello e cacao.

In bocca, i sentori di cacao e liquirizia si intrecciano con quelli della prugna e della frutta secca; le lievi note acide e l’alta gradazione alcolica influiscono piacevolmente sulla spiccata secchezza finale che invita inesorabilmente al sorso successivo.

BeerBera di Loverbeer, la birra con mosto d’uva Barbera d’Alba

Se Nicola Perra può essere considerato come il “padre” delle IGA, Valter Loverier, birraio e proprietario del birrificio Loverbeer di Marentino (TO), entra di diritto a far parte della “famiglia” con la sua BeerBera.

Questa IGA, prodotta con l’utilizzo di mosto d’uva Barbera d’Alba pigiata e diraspata, ha una particolare fermentazione perché non prevede l’inoculo di lieviti selezionati ma sfrutta i lieviti selvaggi presenti sulle bucce del frutto.

Birra IGA Italian Grape Ale
BeerBera è una IGA con uva a bacca rossa di Loverbeer (Foto © Antonio Martinetti).

Valutandone il colore, ambrato con riflessi rossi, si evince l’utilizzo di una discreta percentuale di mosto di uva a bacca rossa (circa il 20%). Grazie alla particolare fermentazione in botte di rovere, al naso sono subito percepibili le cosiddette note “funky” a braccetto con quelle vinose; in secondo piano, ma ben presenti, ci sono sentori di prugna, amarena e ciliegia su un sottofondo di note legnose.

In bocca, la BeerBera risulta essere piatta avendo una carbonatazione quasi assente: esordisce con una lievissima dolcezza, riconducibile ai frutti sopracitati, che viene subito smorzata da un’acidità pronunciata ma non invadente. La buona secchezza espressa da questa birra di 8 gradi alcolici, unita alla freschezza ed alla spiccata acidità invitano prepotentemente al sorso successivo.

TiBir, la IGA con Timorasso

Birra Tibir di Montegioco: IGA con uve a bacca bianca
Etichette di Birra Montegioco, tra cui TiBir con uve a bacca bianca (Foto © Az.  Montegioco).

Proviene dai Colli Tortonesi l’IGA che è riuscita a dare ulteriore risalto ad uno dei più pregiati vitigni a bacca bianca italiani, cioè il Timorasso. La birra di cui stiamo parlando è la TiBir prodotta da Riccardo Franzosi, birraio e proprietario del Birrificio Montegioco, con l’aggiunta a fine bollitura di mosto di Timorasso proveniente dall’azienda Terralba.

La TiBir si presenta di colore dorato con un’invitantissima schiuma compatta, persistente e a grana fine. Appena versata arrivano istantaneamente a naso delle fantastiche note di frutta a polpa bianca, pesca e pera Williams su tutte. In un secondo momento, si percepiscono elegantissime note floreali ed una discreta nota minerale.

In bocca, si avverte da subito l’importante carbonatazione anche se la birra risulta essere molto scorrevole: ha un inizio dolce, maltato che viene smussato da un amaro finale delicatissimo e lungo; finisce secca. Una birra dall’equilibrio Newtoniano!

Ligia, la IGA del Birrificio Sorrento 

Ligia del Birrificio Sorrento
Ligia (Foto © Birrificio Sorrento).

Restando in tema di IGA prodotte con il mosto di prestigiosi vini italiani, è opportuno citare la Ligia, IGA del Birrificio Sorrento prodotta da Giuseppe Schisano con l’aggiunta di mosto composto da 40% Biancolella di Casa D’Ambra e 60% di Falanghina dei Campi Flegrei di Martusciello.

Il mosto di vino viene aggiunto a “freddo” all’interno del fermentatore insieme al mosto di birra; il birraio utilizza per la fermentazione una tipologia di lievito “neutro”, così da far risaltare i flavour rilasciati dalle materie prime.

La birra si presenta lievemente velata e di colore dorato con una schiuma bianca ben presente e mediamente persistente. Al naso si intrecciano note fruttate di uva e mela annurca insieme a note floreali di zagara. In secondo piano, ma ben riconoscibili, l’apporto dato dal grist dei malti utilizzati e una mineralità abbastanza percettibile. In bocca risulta essere di facile bevuta: inizia dolce per poi evolvere in una tenue sapidità e chiudere secca, pulita con un fievole ed equilibratissimo amaro. È presente una lieve e piacevolissima acidità che coadiuvata dalla discreta secchezza, aiuta la bevuta.

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