Dal Franciacorta Satèn di Terre d’Aenòr al Vin Santo di Montepulciano, un viaggio tra sfumature e profumi che evocano i colori del foliage. Sette etichette per celebrare l’autunno calice dopo calice
Con l’arrivo ormai acclarato dell’autunno, nei parchi, in città, nei boschi e, in generale, per chi ha la fortuna di vivere nel verde, ritorna lo straordinario spettacolo policromatico del foliage.
Così, un po’ imitando il sonnacchioso pre-letargo del periodo, vi suggeriamo una selezione cromatica di sette bottiglie, scelte per navigare in questa stagione di mezzo, con un piede nelle rimembranze festaiole outdoor di fine estate e l’altro in poltrona vista caminetto, accompagnati da un libro e un calice da meditazione.
Terre d’Aenòr Franciacorta Satèn Ricciolina
Partiamo per cavalleria e per età anagrafica da un’azienda giovane come la sua front-women, Eleonora Bianchi, oggi fresca trentenne che in Terre d’Aenòr ci ha messo la faccia e la capacità comunicativa, spinta dai genitori Amedeo e Rosella. Un progetto nato a Provaglio d’Iseo (BS) e che oggi può contare su ben 42 ettari vitati, sparsi in 7 comuni della docg che danno vita a sei referenze di Franciacorta Docg.
Abbiamo optato per quello che forse identifica la sua giovanile spensieratezza, il Satèn Ricciolina. Uno Chardonnay in purezza dal vivace giallo paglierino, con impatto olfattivo di floreale bianco di acacia, biancospino e sambuco, con fruttato di mela Golden e ananas e note di pasticceria conun lieve fondale balsamico. Sorso avvolgente e serico, di bella sapidità e nitida piacevolezza. Molto versatile negli abbinamenti che spaziano da una frittura di pesce ad un risotto ai porcini. Info: shop.terredaenor.com

Costaripa Grande Annata Rosé 2019
Mattia Vezzola aveva quasi la stessa età di Eleonora quando arrivò in Franciacorta, da promettente enologo, per dar vita con Vittorio Moretti al visionario progetto di Bellavista. Un grande protagonista delle bollicine metodo classico italiane, diventato enologo di fama internazionale ma soprattutto convinto testimonial della natia Valtènesi, che con la sua Costaripa ha riportato alla ribalta che merita come area di storica vocazione enologica fra sfumature di Groppello e grandi spumanti.
Del quasi mezzo milione di bottiglie di Costaripa la Grande Annata Rosé 2019 rappresenta poco più dell’uno per cento ma è il simbolo in bottiglia della maestria spumantistica di Vezzola e un “carotaggio” espressivo del terroir.
Cuvée di selezionatissimi grappoli di Chardonnay (80%) e Pinot Nero (20%), vinificate con un passaggio del 35% in piccole botti di rovere bianco e successivi 60 mesi di sosta sui lieviti. Nel calice si presenta con un finissimo ed incessante perlage dal fascinoso rosa antico. Spettro olfattivo di piccoli frutti rossi e melagrana con fiori bianchi, speziatura dolce ed una nota d’erbe aromatiche. Sorso aristocratico, raffinato e intenso, strutturato quanto fragrante e di infinita persistenza. Si associa a piatti di varia complessità che possono spaziare da una tartare di gamberi rossi di Mazara o ad un risotto con la tinca, abbinamento territoriale gardesano. Info: costaripa.it

Ca’ di Roman ECELO I° Extra Brut
Chiudiamo la triade di spumanti metodo classico con l’opera prima di Ca’ di Roman, azienda agricola biologica di Romano d’Ezzelino, nel vicentino, che produce vini da soli vitigni PIWI e fa parte della Rete Resistenti di Nicola Biasi.
ECELO I°, prende il nome dal capostipite della dinastia degli Ezzelini, famiglia che dall’XI al XIII secolo dominò un’ampia area dell’attuale Veneto. 100% Souvignier Gris (ibrido a bacca bianca creato da François Boubals incrociando Seyval con Zähringer) che affina 30 mesi sui propri lieviti prima di presentarsi nel calice con un perlage sottile e costante dall’intenso giallo paglierino con sprazzi dorati. Olfattivo decisamente agrumato, soprattutto cedro e lime, cui si associano a seguire sensazioni di mollica di pane appena sfornata e nitida mineralità. Sorso deciso, pulito e verticale di pronta beva e agili abbinamenti che spaziano dall’aperitivo alle frittelle di baccalà fino a primi di pesce o un fresco Asiago DOP. Info: cadaroman.bio

Arillo in Terrabianca Bevo Bianco 2024
L’attrazione per il mondo del vino di Ars Burkard e della moglie Adriana, lui svizzero, lei italiana, nasce dalla comune passione per la vita bucolica e per la Toscana. Così nel 2019 battezzano la loro avventura enologica con l’acquisizione della Tenuta Terrabianca a Radda in Chianti.
In pochi anni il loro triangolo virtuoso si è completato con Colle Brezza a Pienza, in Val d’Orcia e con Il Tesoro, a Massa Marittima, nel cuore dell’Alta Maremma e del Geoparco delle Colline Metallifere.
Per quel che riguarda quest’ultima a contraltare lo strutturato supertuscan Il Campaccio, di recente è stata varata la linea BEVO, caratterizzata da versatilità e immediatezza, per la tavola quotidiana. Il Bevo Bianco 2024 è un piacevole blend di Chardonnay (80%) e Viognier (20%), che nel calice si presenta con un luminoso giallo paglierino con un leggiadro fruttato di pesca bianca, leggeri richiami di passion fruit e un floreale di acacia e arancio. Sorso piacevolmente sapido e con una buona struttura aromatica.
Da aperitivo, antipasti e primi piatti di mare non troppo strutturati, pesce alla griglia o formaggi freschi. Info: arillointerrabianca.com

Matteo Ascheri Verduno Pelaverga 2024
La famiglia Ascheri è una delle famiglie storiche del vino piemontese con Matteo, figura di grande spessore enologico e visione imprenditoriale, che rappresenta la settima generazione.
Originari della borgata Ascheri, frazione de La Morra, già nell’Ottocento i suoi avi si distinsero per la messa a punto di un metodo per la palizzatura della vigna.
A Bra, Matteo, al di là degli importanti incarichi istituzionali ricoperti, rimane uno spirito ribelle e libero e i suoi vini “outsider” ne riprendono i tratti. Come l’interpretazione del Verduno Pelaverga, una delle più intriganti Doc “minori” del Piemonte, inserito nella linea dei suoi rossi “irregolari”.
Pelaverga in purezza, si veste di un rosso rubino chiaro, con un olfattivo di piccoli frutti rossi, ciliegia, rosa e una leggera speziatura in cui domina il pepe bianco. In bocca è vellutato, morbido e fresco con una vivace acidità che gli conferisce gradevolezza e tipicità davvero uniche.
Rosso conviviale, superbo interprete del terroir, si accompagna bene ad un piatto di salumi con annessa salsiccia di Bra o a formaggi come il Raschera d’alpeggio DOP (acquistabile a Bra da un’istituzione come Giolito) o ai tajarin ai funghi porcini. Info: www.matteoascheri.it

Girlan Pasithea Oro 2023
Dalla storica cantina di Cornaiano, in Alto Adige, famosa per i suoi pluripremiati Pinot Noir Riserva (Vigna Ganger, Trattmann e Curlan) vi segnaliamo una referenza altrettanto territoriale come il Pasithea Oro, Gewürztraminer Passito che, insieme alla sorella a base di Moscato Rosa, rappresentano il fronte passito della Girlan. Cru da un singolo vigneto a circa 500 m slm nell’Oltradige, grazie alle particolari condizioni climatiche gli acini sono attaccati dalla “muffa nobile” che ne concentra aromi varietali e ne aumenta la freschezza. Dopo una breve macerazione affina quasi due anni in rovere prima di presentarsi nel calice col suo intenso giallo dorato che sviluppa un opulento bouquet olfattivo con note di albicocche disidradate, marmellata di mela cotogna, frutta secca e scorza d’arancia candita.
In bocca è morbido, avvolgente ma non stucchevole grazie all’azione della Botrytis Cinerea. Di lunghissima persistenza si abbina bene al tradizionale strudel di mele ma ancor più a formaggi erborinati, stagionati o piccanti. Info: www.girlan.it

Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice 1996
Una chicca della storica cantina poliziana, dal 1972 di proprietà di Angelo Jacorossi, che con costanti investimenti da anni prosegue nella sua opera di valorizzazione e di crescita collettiva della denominazione.
Una bottiglia che fra qualche mese festeggerà addirittura i trent’anni dalla sua vendemmia, con i grappoli di Prugnolo Gentile (a cui si associano piccole percentuali di Trebbiano, Malvasia e Grechetto) accuratamente selezionati e messi ad appassire per 3-4 mesi prima della pressatura. Il mosto rimane poi sui lieviti “madre” in piccoli caratelli di rovere fino a 8-10 anni prima di essere imbottigliato. Un nettare denso, dall’intenso ambrato, che rivela un bouquet complesso e avvolgente con aromi di datteri, marmellata di prugna, marasche candite, frutta secca e note speziate di chiodi di garofano e cannella. Sorso opulento, cremoso ed avvolgente con persistenza infinita e grande capacità d’invecchiamento. Un vino da pura meditazione, per ammirare sereni le cangianti sfumature d’autunno. Info: www.talosa.it



