Dai chiarificanti vegetali alle certificazioni ufficiali. Come nascono i vini vegani e perché conquistano consumatori e produttori
A prima vista il vino sembrerebbe la bevanda vegana per eccellenza: nasce dall’uva, fermenta naturalmente e non necessita di ingredienti di origine animale. Eppure, non sempre è così.
Nel processo tradizionale di vinificazione, in particolare durante la chiarifica – il passaggio che rende il vino limpido e brillante – si utilizzano spesso prodotti derivati da animali. Non rimangono nel vino, ma vengono impiegati per eliminare impurità e particelle sospese.
Cosa sono i vini vegani
Un vino vegano è prodotto senza l’impiego di sostanze di origine animale, né in vigna né in cantina. Le differenze rispetto a un vino tradizionale non riguardano la fermentazione o la maturazione quanto le scelte etiche e i materiali impiegati.
Al posto delle proteine come caseina (dal latte), albumina (dall’uovo) e gelatina (dal collagene animale), oggi si usano chiarificanti alternativi come bentonite (minerale argilloso) e proteine di pisello o di patata. Questi prodotti consentono di ottenere lo stesso risultato – vini limpidi, stabili e gradevoli – ma senza ricorrere a derivati animali.
Molti produttori che scelgono di seguire questa strada vanno oltre la cantina. In particolare, adottano fertilizzanti vegetali, selezionano tappi e colle cruelty-free e prestano attenzione a ogni fase della filiera, dalla vigna fino all’etichetta.

Come viene prodotto un vino vegano
Il processo non è molto diverso da quello convenzionale. In vigna si evita l’uso di letami animali e spesso si adottano pratiche biologiche o sostenibili. In cantina, invece, si scelgono chiarificanti alternativi e tecniche che rispettano la naturale espressione del vino.
Per riportare in etichetta la dicitura “vino vegano” è necessaria una certificazione ufficiale rilasciata da enti come V-Label, ICEA, The Vegan Society o BIOS che, attraverso audit periodici, verificano ogni fase della produzione, controllando le etichette e richiedendo una documentazione dettagliata sulle materie prime.
Non esiste ancora una normativa europea specifica ma la crescente richiesta di trasparenza spinge sempre più cantine ad aderire a sistemi di certificazione riconosciuti a livello internazionale.
La percezione tra consumatori ed esperti
Negli ultimi anni la presenza di vini vegani sul mercato è aumentata, spinta dal boom dell’alimentazione plant-based e da una maggiore attenzione a temi etici e ambientali. Per molti consumatori, scegliere un vino vegano significa allineare il proprio stile di vita a valori di sostenibilità e consapevolezza.
Paesi come Germania, Regno Unito e Scandinavia hanno mostrato una particolare ricettività mentre in Italia, pur legata a una tradizione enologica secolare, cresce il numero di cantine che propongono versioni vegane dei loro vini. Una tendenza che, da nicchia, si sta trasformando in opportunità commerciale sia per i piccoli produttori sia per le grandi aziende vitivinicole.

Il settore sta diventando, insomma, una nuova opportunità commerciale sia per i piccoli produttori artigianali che per le grandi aziende vitivinicole.
Il vino convenzionale, naturalmente, non è “inferiore” né meno pregiato: la produzione tradizionale garantisce vini di alta qualità, complessità organolettica e longevità. Questi strumenti garantiscono stabilità microbiologica, limpidezza e gusto coerente, caratteristiche fondamentali soprattutto nelle grandi produzioni o nei vini destinati a lunga conservazione.
Le due tipologie possono entrambe esprimere al meglio terroir e varietà, e molte innovazioni introdotte nei vini vegani derivano proprio dalla tradizione, reinterpretata in chiave contemporanea.



