Insediatosi a marzo alla guida della Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, l’imprenditore toscano si sta impegnando perchè l’ente abbia sempre più voce
Nel mondo dell’agricoltura italiana, spesso dominato da dinamiche politiche e strutture sindacali radicate, emerge con forza una realtà autentica e profondamente legata al territorio: la FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti. Abbiamo incontrato il presidente Filippo Legnaioli per comprendere più a fondo la missione della Federazione nonchè i valori umani e culturali che la sostengono.
Filippo Legnaioli: un percorso personale segnato dalla terra
Filippo Legnaioli, classe 1968, è un imprenditore agricolo toscano proprietario del’azienda agricola l’Erta di Quintole e presidente della cooperativa fiorentina Frantoio di Grevepesa. Il suo avvicinamento all’olivicoltura è avvenuto in modo quasi inevitabile tra le colline dell’Impruneta. Dopo la laurea in Scienze Politiche, Legnaioli si è trovato di fronte a una scelta cruciale: proseguire la carriera accademica oppure raccogliere l’eredità lasciata dal padre che, già negli anni Ottanta e all’indomani della gelata devastante del 1985, aveva deciso di riconvertire l’azienda familiare in un modello olivicolo razionale.
Ha scelto la seconda via, «una scelta di cuore e di responsabilità», la definisce. Oggi può vantare una lunga esperienza in campo agricolo, un master in olivicoltura, il titolo di assaggiatore professionale e capo Panel oltre a ricoprire incarichi nei consigli di amministrazione dei consorzi dell’olio DOP Chianti Classico e dell’IGP Toscano.
Una federazione nata dal basso
«La FIOI non è figlia di una riorganizzazione interna a un grande sindacato, ma nasce dalla volontà di tre o quattro olivicoltori di darsi una voce», spiega Filippo Legnaioli.
Un’iniziativa che si è propagata, usando le sue parole, «come una macchia d’olio», estendendosi via via su scala nazionale fino a raggiungere 150 soci. La struttura è snella: un consiglio direttivo con 15 membri, un presidente e due vicepresidenti (qui tutti i nomi). Le delegazioni territoriali vengono istituite dove si raggiunge un minimo di dieci aziende associate e godono di autonomia nell’organizzazione delle attività locali.

I valori ispiratori della FIOI
Alla base della Federazione c’è un principio semplice quanto ambizioso: l’olivicoltore indipendente è il garante dell’intera filiera, dal campo alla bottiglia.
«Non ci interessa che il socio sia un imprenditore agricolo riconosciuto con uno status giuridico preciso. La maggioranza dei soci è costituita da piccolissime aziende; alcuni di loro sono professionisti provenienti da altri settori che, attraverso importanti investimenti in formazione e tecnologia, hanno fatto dell’olivicoltura un nuovo lavoro.», afferma Legnaioli.
In questo spirito inclusivo e concreto, la FIOI si propone come luogo di rappresentanza per quei piccoli e medi olivicoltori italiani spesso trascurati dai canali istituzionali.

Formazione, supporto e rappresentanza
Tra le attività principali della Federazione figurano iniziative formative, come i webinar (recentemente uno è stato dedicato alle normative sull’etichettatura), la creazione di una rete di “punti di affezione” – ristoranti, enoteche e botteghe gourmet in tutta Italia – dove promuovere la cultura e la vendita dell’olio extravergine di oliva dei soci, e l’organizzazione di eventi di visibilità e vendita diretta, come la partecipazione al Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti (FIVI) che si terrà dal 15 al 17 novembre 2025 a Bologna.
Tra i servizi più apprezzati dai soci c’è il gruppo d’acquisto: grazie all’aumento costante dei soci, FIOI riesce a ottenere prezzi vantaggiosi su bottiglie, tappi antirabbocco, fertilizzanti e attrezzature per la gestione degli oliveti.
Un mercato in trasformazione
L’olio italiano continua a essere riconosciuto per la sua eccellenza qualitativa e per la straordinaria biodiversità: oltre 540 cultivar autoctone sono censite nel nostro Paese. Va anche detto che il mercato è in rapida evoluzione e i cambiamenti climatici stanno modificando radicalmente la geografia produttiva. Come sottolinea il presidente, «la Toscana sta diventando come la Sicilia, e oggi si raccolgono le olive a settembre, non più a novembre. Questo comporta difficoltà logistiche ed economiche non indifferenti».
Anche la concorrenza internazionale si fa sentire:
«Turchia, Tunisia, Grecia stanno avanzando. Ma il vero problema non è la competizione quanto la percezione del consumatore. Non possiamo accettare che si venda olio extravergine a 3 euro al litro. È un inganno».
Le sfide del futuro
Guardando avanti, FIOI vuole crescere non solo nei numeri, ma anche nella capacità di incidere nei processi decisionali nazionali ed europei.
«Non ci interessa sostituirci ai sindacati tradizionali. Non siamo in contrapposizione con nessuno, ma rivendichiamo un nostro spazio, costruito dal basso, sulle esigenze reali degli olivicoltori».
L’ambizione è quella di rafforzare la propria voce nei tavoli istituzionali e contribuire attivamente alla definizione delle politiche agricole. Senza perdere di vista l’obiettivo primario ossia far conoscere e apprezzare l’olio italiano per quello che è davvero: un prodotto culturale prima che alimentare, espressione autentica di un territorio e di una storia che ancora oggi ha molto da raccontare.
Maggiori informazioni: federazionefioi.it



