Dal 5 dicembre, nella galleria bolognese di Vicolo Cattani 5/b prende vita “un banchetto per gli occhi e per il pensiero” in cui l’artista Stefano Manzotti e il cuoco-ricercatore Claudio Cavallotti tracciano un percorso tra ironia Pop, indagine gastronomica e riflessione culturale sulla nostra relazione con il cibo
Inaugura il 5 dicembre, allo Spazio b5 di Bologna, Pantagruelica, la mostra firmata dall’artista Stefano Manzotti e dal ricercatore-cuoco Claudio Cavallotti che mette in relazione arti visive, filologia gastronomica, storia culturale e riflessioni contemporanee.
Il progetto indaga il cibo come linguaggio, come costruzione simbolica e come meccanismo attraverso cui leggere l’evoluzione delle società. Curata dai proprietari di Spazio b5, Lorena Zuniga Aguilera e Michele Levis, con testo critico di Alberto Gross, l’esposizione sarà visitabile fino al 19 dicembre, da martedì a sabato (15.30 – 19.00), oppure su appuntamento.
Perché “Pantagruelica”?
Il nome scelto richiama il gigante Pantagruel, protagonista insieme al padre Gargantua dei romanzi di François Rabelais del XVI secolo. Personaggi voraci, esagerati e grotteschi inventati per criticare la società del tempo e le sue superstizioni. E proprio da queste figure deriva l’aggettivo pantagruelico, oggi usato per indicare banchetti opulenti e situazioni “fuori scala” ma che in origine alludeva tanto all’appetito smisurato quanto alla sete di conoscenza. Lo stesso Rabelais chiariva l’origine del nome: panta (“tutto”) e gruel (“assetato”), “assetato di tutto”, dunque, di cibo, di vino, di sapere.
La mostra conserva questa doppia radice da un lato è un banchetto di immagini e significati e dall’altro compie un esercizio critico che riflette sull’eccesso della contemporaneità, evidentemente non solo a proposito di cibo.
Cibo e cultura: la chiave critica di Alberto Gross
Nel suo testo, il critico Alberto Gross ricorda come il cibo sia stato il primo strumento di conoscenza dell’essere umano, fin da quando l’atto del nutrirsi coincideva con il raccogliere, riconoscere, cacciare e coltivare.
«Non è secondario notare – scrive Gross – come la parola “cultura” discenda dal verbo latino “colĕre”, cioè coltivare, prendersi cura, onorare: a ricordarci il legame a doppio filo che tiene insieme conoscenza e produzione delle nostre risorse».
Una visione che attraversa tutto il percorso di Pantagruelica che mette sullo stesso piano la tradizione gastronomica, la memoria sensoriale e anche l’immaginario collettivo al fine di riflettere sulla condizione presente, dominata – osserva ancora Gross – da un consumo spesso “abnorme, inconsapevole e indiscriminato”.
Chi è Stefano Manzotti, artista… e oltre
Classe 1975, Stefano Manzotti è un artista bolognese il cui talento si esprime nella pittura e nella scultura. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte, al Liceo Arcangeli e all’Accademia di Belle Arti, inizia come illustratore e scenografo prima di aprire nel 2009 il proprio atelier nel centro di Bologna.

La sua produzione si sviluppa intorno a tre assi concettuali, Geografia filosofica, Mito, Archeologia, utilizzati per indagare il potere, le sue rappresentazioni e le emozioni profonde, con particolare attenzione alla dimensione della paura.
Una componente significativa del suo lavoro è l’impegno nell’Arte Inclusiva. Manzotti, infatti, è cofondatore di Studio Manforte, progetto dedicato all’accessibilità culturale per persone con disabilità visiva, e da oltre dieci anni collabora con l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, conducendo laboratori tattili, attività formative e consulenze per il museo Anteros. Questa esperienza ha inciso sulla sua ricerca plastica, conferendo alle sue opere una marcata dimensione materica e multisensoriale, evidente anche nelle sculture presentate in mostra.
Claudio Cavallotti: filologia gastronomica e sapori
Accanto all’arte visiva, Pantagruelica si avvale della conoscenza storica del cuoco e ricercatore Claudio Cavallotti il quale ricostruisce piatti, ingredienti e tecniche del passato attraverso lo studio delle fonti letterarie, scientifiche e artistiche. Nelle sue elaborazioni emergono cibi “banditi”, pietanze dimenticate e ritualità del cibo che permettono di comprendere come gusti e abitudini si siano trasformati nel corso dei secoli.
Gross lo definisce un interprete rigoroso della tradizione come radice, colui che «riporta l’attenzione sull’importanza della storia per comprendere come idee, gusti e costumi si siano modificati nel tempo».
La mostra si Spaziob5, come si legge nella presentazione ufficiale, è “un banchetto per gli occhi e per il pensiero” che tocca diversi aspetti e diversi “fenomeni”, dalle tavole rabelaisiane alle iconografie dell’opulenza, dai cibi proibiti alle rappresentazioni dello scarto contemporaneo, dai miti gastronomici alle contraddizioni del presente. In sostanza è un’esposizione bella da ammirare nelle sue opere materiali ma anche generatrice di spunti di riflessione, ad esempio sulla contraddizione tra l’illusione di convivialità e la realtà del consumo, mettendo in discussione ciò che appare familiare e confortevole.
PANTAGRUELICA – Pratiche culturali attraverso arte e gastronomia
Date: dal 5 dicembre (inaugurazione ore 19 o 20 con posti limitati, su conferma) al 19 dicembre, da martedì a sabato (15.30–19.00) o su appuntamento
Dove: Spazio b5, Vicolo Cattani 5/b – Bologna
Coordinamento: Arch. Lorena Zuniga Aguilera
Sito web: www.spaziob5.eu



