A Randazzo 100 cantine e oltre 45 mila assaggi: l’evento conferma il ruolo centrale del vino etneo tra mercato, giovani produttori e nuove tecnologie
Articolo di Marco Sciarrini
La XVII edizione di Contrade dell’Etna si è conclusa a Randazzo lasciando indicazioni chiare sullo stato di salute e sulle prospettive del vino del vulcano. L’evento, ideato dal produttore Andrea Franchetti e oggi organizzato dalla società Crew guidata da Massimo Nicotra insieme a Raffaella Schirò e Sergio Cimmino, si è svolto nella nuova sede del Sikania Garden Village.
Dopo aver partecipato alle degustazioni e agli incontri, il dato più evidente riguarda la dimensione raggiunta dalla manifestazione: circa 100 cantine presenti, tremila bottiglie stappate e oltre 45 mila assaggi. A questi si aggiunge la presenza di circa 60 giornalisti, tra stampa nazionale e internazionale, e una significativa partecipazione di operatori del settore Ho.Re.Ca.
Numeri che confermano come Contrade dell’Etna sia ormai una piattaforma strutturata di confronto per il vino etneo.

Giovani produttori e nuovi linguaggi del vino etneo
Tra i banchi d’assaggio di Contrade dell’Etna 2026 è emerso con chiarezza come sul vulcano l’aria sia frizzante non solo per le condizioni climatiche. Infatti, abbiamo rilevano un cambio generazionale già in atto, con numerose cantine oggi guidate o affiancate da giovani produttori che stanno ridefinendo approccio e stile.
Il tratto comune è una ricerca di maggiore immediatezza espressiva, con vini meno ingessati e più in linea con le richieste del mercato contemporaneo, senza perdere il legame con il territorio.
Un’evoluzione che si inserisce in un contesto internazionale complesso, come ha sottolineato Francesco Cambria, Presidente del Consorzio Etna Doc:
«Per il mondo del vino il momento non è dei migliori, tra dazi, guerre e crisi economica. L’Etna, tuttavia, soffre meno rispetto ad altri territori».
Secondo Cambria, inoltre, la denominazione nata vent’anni fa ha ormai superato la fase di crescita legata alla novità per entrare in una dimensione più stabile. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di riferimento, mentre un dato significativo riguarda l’equilibrio raggiunto tra produzione di vini bianchi e rossi.
Attualmente sono circa 400 i soci del Consorzio Etna DOC, che rappresentano una quota limitata – circa l’1,5% – della produzione vinicola siciliana, ma con un posizionamento medio-alto sul mercato per le quattro categorie prodotte. Da rilevare anche che la produzione del bianco ha pareggiato quella del rosso.
In prospettiva, resta centrale anche il tema del riconoscimento della DOCG, insieme al possibile aggiornamento del disciplinare con l’inserimento di nuove contrade.
Gli organizzatori – Raffaella Schirò, Sergio Cimmino e Massimo Nicotra (Crew) – tracciano un bilancio positivo della manifestazione:
«Questa edizione segna un ulteriore passo avanti per Contrade dell’Etna. La partecipazione di cantine, operatori, stampa e istituzioni conferma il ruolo dell’evento come momento di riferimento per il territorio. Fondamentale anche il contributo del Consorzio Etna DOC, con il presidente Francesco Cambria e il direttore Maurizio Lunetta, che ha rafforzato il senso di coesione tra i diversi attori coinvolti».
Un riconoscimento è stato rivolto anche al partner tecnico Enoservice, guidato dall’enologo Antonello Milazzo.
Masterclass e degustazioni: la conferma della longevità
Le masterclass hanno offerto un quadro tecnico utile per comprendere l’evoluzione qualitativa del territorio.
La manifestazione ha visto susseguirsi masterclass e talk come “L’arte di vendere il vino”, moderato da Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di Gusto. Il dibattito ha riunito esponenti del mondo produttivo e distributivo, offrendo una riflessione sulle dinamiche commerciali attuali.
Due le degustazioni principali, entrambe condotte da Federico Latteri.
In quella dedicata a “I Custodi delle Vigne dell’Etna” sono state presentate in degustazione le etichette Ante (Carricante) e Aetenus (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio).

La degustazione di Cantina Benanti ha interessato Pietra Marina (Carricante) e Rovittello (blend di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio).

Le verticali hanno evidenziato un elemento ormai condiviso tra gli operatori ossia la capacità evolutiva dei vini etnei, bianchi e rossi. Un dato che rafforza il posizionamento della denominazione anche nei segmenti più attenti alla longevità.
Dal mercato all’intelligenza artificiale: i temi emersi
Accanto alle degustazioni, Contrade dell’Etna 2026 ha proposto momenti di confronto su temi strategici.
Tra i focus più attuali, il forum dedicato a “Il vino nell’era dell’intelligenza artificiale” ha affrontato il ruolo dei dati e delle tecnologie nella gestione delle aziende vitivinicole, aprendo scenari che riguardano sempre più da vicino anche realtà territoriali come l’Etna.
Olio, territorio e progetti di valorizzazione
L’evento ha incluso anche momenti dedicati ad altre produzioni del territorio. Coldiretti Sicilia, in collaborazione con Evoo School, ha organizzato una masterclass sull’olio extravergine di oliva, con la partecipazione di Nicola Di Noia, direttore di Unaprol.
Sul piano istituzionale, il convegno ospitato presso la sala consiliare del Comune di Linguaglossa ha presentato due progetti: l’installazione di tre stazioni di monitoraggio ambientale e una mappa interattiva delle contrade, strumenti pensati per rafforzare la conoscenza e la gestione del territorio.

Un evento che consolida il posizionamento dell’Etna
La visita alla cantina Palmento Costanzo ha completato il quadro, offrendo un’ulteriore lettura del rapporto tra produzione, paesaggio e identità.
Il bilancio complessivo di Contrade dell’Etna 2026 è quello di un evento ormai maturo, capace di mettere in relazione produttori, mercato e istituzioni.



