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La Vendemmia a Torino 2019 e Portici Divini, alla scoperta dell’enologia torinese e delle vigne urbane

Dal 12 al 20 ottobre la città sabauda ha ospitato eventi e degustazioni per promuovere gusto e storia dei vini Doc e Docg del capoluogo piemontese

Vigne urbane di Torino e vitigni autoctoni
Torino custodisce molti molti vini a denominazione di grande rilievo (Foto © Nicole Bernardi).

Torino, città industriale per eccellenza, si è trasformata in polo dell’enologia regionale per l’edizione 2019 di Vendemmia a Torino e Portici Divini, due iniziative congiunte promosse dalla Regione Piemonte e dalla Camera di Commercio. La provincia sabauda custodisce, infatti, molti vini a denominazione di grande rilievo, che se pur meno conosciuti rispetto alle produzioni di Langhe e Roero, non hanno nulla da invidiarvi.

Vini Doc e Docg di Torino, varietà autoctone uniche

La superficie vitata che insiste sulla provincia di Torino è di circa 1000 ettari, con un trend di crescita positivo negli ultimi anni. Sono quattro i territori di produzione vitivinicola: la Collina Torinese, il Pinerolese, la Val di Susa e il Canavese. Proprio nel Canavese si insedia circa la metà del vigneto torinese, costituito dalla varietà autoctona a bacca bianca dell’Erbaluce di Caluso, che trova il suo microclima ideale nell’area della Serra Morenica di Ivrea.

Quali sono Vini Doc e Docg di Torino
Alcuni vitigni autoctoni di Torino (Foto © Nicole Bernardi).

La restante parte del vigneto piemontese comprende varietà celebri come il Nebbiolo, presente nel Canavese Rosso Doc, nel Pinerolese Rosso Doc e nel Carema Doc, ma anche varietà minori, vere e proprie rarità della viticoltura piemontese. Il vitigno Freisa domina la viticoltura della Collina Torinese, varietà imparentata con il nobile Nebbiolo di cui ne conserva i tannini e il colore, ma che sviluppa profumi fruttati e dolci.

Altre varietà interessanti a bacca rossa sono l’Avanà e il Bequet, la cui coltivazione è storica nella Val di Susa. Vengono vinificati insieme date le loro caratteristiche complementari: elevato colore per il Bequet e freschezza per l’Avanà.

Nel cortile di Palazzo Birago, aperto al pubblico in occasione della manifestazione La Vendemmia a Torino, è stato allestito un vigneto simbolico di 111 mq, con altre varietà minori e particolari. Cultivar come il Cari e il Doux d’Henry, uva da tavola dei nobili, lo Chatus, il Neretto e la Malvasia di Schierano sono veri patrimoni culturali della storia viticola del torinese che i visitatori hanno potuto conoscere e toccare dal vivo, nel cuore di un palazzo juvarriano.

varietà autoctone e vigne urbane di Torino
Nel cortile di Palazzo Birago è stato allestito un vigneto simbolico di 111 mq (Foto © Nicole Bernardi).

Portici Divini: i vini del torinese nei caffè storici della città

Dalla viticoltura all’enologia, è stato possibile degustare non solo nei locali storici della città ma anche al Mercato Centrale di Porta Palazzo e in Piazza Castello i vini delle Doc e Docg della provincia di Torino, insieme ad alcune selezioni delle eccellenze piemontesi.

Portici Divini è stata una vetrina per la città e per i suoi prodotti grazie agli eventi diffusi: i visitatori hanno potuto liberamente degustare i vini Doc di Torino nei ristoranti, nelle pasticcerie e nei locali del centro oppure partecipare alle masterclass e ai tour organizzati rispettivamente dall’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino e da guide specializzate. I ristoratori hanno anche proposto menu ad hoc, valorizzando le produzioni gastronomiche locali del territorio, per una esperienza sensoriale piemontese a 360°.

Le Vigne urbane, un tesoro nascosto

Nella suggestiva cornice del Piano 35 del Grattacielo Intesa San Paolo si è svolto il Convegno “Vigne Urbane – Ricchezza del Territorio”, primo incontro tra vignaioli urbani dell’associazione Urban Vineyards Association, fondata nel maggio di quest’anno. Sono intervenuti vignaioli urbani da tutta Europa: Parigi, Berlino, Venezia, Milano, Siena e Palermo ma soprattutto la città di Torino, che dal 2003 ha riportato in vita l’antico vigneto di Villa della Regina. Quasi un ettaro affacciato sul centro storico della città, impiantato interamente a Freisa, da cui oggi l’azienda vitivinicola Balbiano produce il Freisa Superiore “Vigna Villa della Regina”.

Vigne urbane a Torino
Alcuni vini degustati nel corso dell’evento (Foto © Nicole Bernardi).

Il vigneto urbano di Milano coltivato da Leonardo da Vinci

Anche la moderna Milano custodisce un vigneto urbano preziosissimo, il cui primo viticoltore fu proprio Leonardo da Vinci. Ludovico il Moro donò infatti un vigneto di 8000 metri quadrati all’artista mentre era intento a dipingere il Cenacolo. Parte del vigneto è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri ed è stato recuperato con le tecniche moderne di viticoltura. Ad oggi è possibile passeggiare nel cortile della Casa degli Atellani sfiorando con le dita la stessa Malvasia di Candia aromatica che tanto Leonardo apprezzava. Da questo vigneto sono state prodotte per la prima volta 330 bottiglie, che rappresenteranno l’italianità nel mondo.

Le vigne urbane nelle grandi città europee rappresentano il retaggio di un passato nobiliare in cui le grandi famiglie desideravano prodursi da sé i vini da servire a corte e ai pranzi ufficiali. Oggi costituiscono un segno di questo tempo aristocratico e agricolo europeo ma anche un patrimonio culturale da custodire. Sono infatti luoghi di formazione alla viticoltura, di sensibilizzazione alle tematiche dell’ambiente e della sostenibilità e, non in ultimo, polmoni verdi a disposizione delle comunità cittadine. La possibilità di visitare una vigna in città è anche una grande ricchezza per il nuovo tipo di turismo che si sta andando a delineare con permanenze sempre più brevi e dense di attività, che non sono più però visite standard ma esperienze uniche e coinvolgenti.

Le vigne urbane sono realtà minori ma potenzialmente di grande impatto sociale, economico e ambientale, nella loro difesa dei patrimoni storici, artistici e naturalistici delle città che vanno dunque supportate dalle Istituzioni ma in primis conosciute ed esplorate dai cittadini stessi.

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Nicole Bernardi

Nicole Bernardi

Atipica gourmet - Torinese DOC ma con un pezzetto di Veneto nel cuore dove ho completato gli studi in Enologia, specializzandomi in marketing e comunicazione. Conservo, però, la mia indole sabauda e la passione per la cosiddetta “merenda sinoira”, un'elegante scusa per mangiare e bere fuori pasto senza sensi di colpa. Amo scoprire angoli nascosti del territorio, conoscerne i prodotti e le tradizioni. Raccontare tutto questo è la mia passione.

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Scritto il: lunedì, 21 Ottobre 2019

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