La giornalista Antonella Amodio torna con un nuovo volume che celebra l’incontro tra due simboli universali del gusto. Un percorso affascinante tra territori, storie di lievito e di vigna, presentato a Roma al ristorante Romeo Testaccio
C’è un linguaggio che parla a tutti, senza bisogno di traduzioni: quello della pizza appena sfornata e del vino che la accompagna. Due simboli della convivialità italiana che si incontrano in un dialogo maturo, frutto di una consapevolezza gastronomica che oggi parla il linguaggio dell’identità e della ricerca.
Pizza e Vino: gli abbinamenti perfetti spiegati in un nuovo libro
“Calici & Spicchi – Atlante mondiale della pizza e del vino in 100 abbinamenti”, seconda edizione del progetto editoriale della giornalista e scrittrice Antonella Amodio, è la dimostrazione concreta che l’abbinamento tra pizza e vino non è più un esperimento curioso, ma una disciplina gastronomica con un suo linguaggio e una sua dignità.
Un atlante, non un semplice libro, per raccontare come il lievitato più famoso del mondo abbia assunto forme, ingredienti e significati sempre diversi, senza mai perdere il suo legame con la terra.
Un progetto che coinvolge territori e identità
Dopo il successo del primo volume, Antonella Amodio amplia lo sguardo: più di 100 pizzerie italiane e internazionali, altrettante cantine d’eccellenza, un racconto bilingue (italiano e inglese) che nasce con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’abbinamento pizza-vino anche fuori dai confini nazionali.
La pizza, in questo viaggio, non è più soltanto un simbolo gastronomico, ma una lente per leggere le biodiversità dei territori. I topping diventano microstorie locali con ingredienti che parlano di usanze e mani artigiane mentre il vino assume invece il ruolo di interprete, di traduttore sensoriale che accompagna e bilancia le espressioni di ogni impasto.
Un connubio che, nelle intenzioni dell’autrice, “esalta entrambi in un equilibrio armonico e sorprendente”, ponendo il vino come nuovo protagonista in pizzeria e come strumento di conoscenza culturale.
Il volume, pubblicato da Malvarosa Edizioni e introdotto dalla prefazione di Luciano Pignataro, unisce competenza tecnica e divulgazione, offrendo strumenti pratici – come la costruzione della carta dei vini in pizzeria – ma anche riflessioni sulla biodiversità e sull’evoluzione della pizza contemporanea. L’intento è chiaro: proporre il vino non come complemento, ma come elemento narrativo della pizza stessa.
Antonella Amodio, tra giornalismo e cultura del vino
Giornalista, sommelier e scrittrice originaria di Caserta, Antonella Amodio racconta da anni l’incontro tra vino e pizza con uno sguardo che unisce rigore tecnico e passione autentica.
Coautrice di diverse guide enogastronomiche, il suo nome è diventato un riferimento per chi vuole comprendere la complessità di un mondo in continua evoluzione.
La sua competenza si estende anche a progetti speciali: ha collaborato infatti con la Zecca di Lucca nella selezione di vini in tiratura limitata accompagnati da una moneta dedicata, legati alla valorizzazione dei vitigni storici italiani, e ha firmato due etichette commemorative in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni per Napoli Millenaria.
È spesso impegnata come giudice e presidente di giuria in concorsi internazionali di vino e gastronomia, e ricopre il ruolo di presidente di giuria in diverse competizioni di rilievo nazionale e internazionale dedicate alla pizza.

Pizza e vino: un abbinamento in evoluzione
Durante la presentazione romana del volume, Antonella Amodio ha raccontato come la pizza contemporanea sia diventata “un disco di creatività pura su cui ogni ingrediente può trasformarsi in messaggio”.
Una frase che riassume la sua filosofia, maturata in anni di assaggi, studi e viaggi. Per lei, anche una Margherita può essere d’autore:
«È una delle pizze più difficili da realizzare, perché vive di proporzioni perfette: quattro elementi semplici – impasto, pomodoro, latticino e basilico – che richiedono proporzione, acidità equilibrata e un buon olio extravergine. Sembra facile, ma non lo è affatto».
Con “Calici & Spicchi” ha costruito un ponte tra due mondi che per troppo tempo si sono ignorati, creando un metodo e una narrazione. Un testo tecnico, ma accessibile; un manuale per appassionati, professionisti e curiosi, che restituisce dignità e metodo a una pratica troppo spesso lasciata all’improvvisazione.
I nuovi orizzonti del gusto
La sua attenzione ai dettagli diventa così un metodo di analisi, un invito a leggere la pizza con lo stesso rispetto con cui si degusta un vino: riconoscendo le variabili, le sfumature, i terroir.
E proprio da questa visione nasce una delle sue intuizioni più affascinanti: la pizza dolce.
«È un mondo ancora poco inesplorato ma straordinario» – spiega la scrittrice casertana – «un abbinamento che funziona benissimo con i vini dolci. Il futuro in pizzeria sarà anche questo: dessert di pizza e vini da meditazione».
Un’idea che apre scenari nuovi e dimostra quanto l’abbinamento pizza-vino non sia solo moda, ma ricerca gastronomica e culturale.

La presentazione al Romeo Testaccio
La presentazione del libro si è tenuta il 23 ottobre nella sede romana del ristorante Romeo, nel cuore del quartiere Testaccio, luogo simbolo della romanità autentica. La serata, costruita come una cena-degustazione guidata, ha unito il racconto dell’autrice alle interpretazioni culinarie del locale, in un dialogo perfettamente coerente con la filosofia del volume.
Romeo, aperto da pochi mesi, è diventato un nuovo punto di riferimento per chi ama la cucina romana, fatta di sapori schietti e ricette tramandate. Dalle polpette di bollito ai carciofi alla giudia, fino a grandi classici come la carbonara e la gricia, ma anche una carta di pizze che unisce tradizione e creatività.
La consulenza è infatti firmata da Daniele Di Grazia, docente del Gambero Rosso Academy e pizzaiolo di terza generazione, che ha dato vita a impasti sottili e croccanti, cotti nel forno a legna e preparati con farine selezionate del Molino Mariani di Senigallia.



