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Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente

Il libro di Corrado Dottori, già manager bancario e oggi produttore di Verdicchio sulle colline marchigiane, è piacevole quanto un romanzo. Le sue critiche alla standardizzazione del vino sono decise e ben argomentate ma lasciano spazio alla possibilità di recuperare un rapporto più umanistico con la natura

Libro Non è il vino dell’enologo
Vigneti nelle Marche (Foto © Canva).

Dagli uffici di una banca internazionale alla coltivazione della vigna, dai numeri e dai noiosi prospetti di redditività finanziaria al toccare con mano i doni che la natura restituisce quando riceve rispetto e viene lavorata con passione e competenza. È il percorso di vita di Corrado Dottori, prima bocconiano e poi vignaiolo a Cupramontana, sulle colline marchigiane, dove oggi produce Verdicchio.

Il richiamo della “sua” terra è stato naturale, è esploso all’improvviso spazzando via un’esistenza costruita con studi e tanta fatica ma che, a un certo punto, è stata percepita inutile, incapace di regalare una serenità inconsapevolmente ricercata.

Della rivoluzione data alla sua vita, Dottori racconta nel libro “Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente” (DeriveApprodi Editore), arrivato alla seconda edizione e dedicato alla volontà di comprendere e vivere il magico legame tra terra, vite e uomo.

Non è il vino dell’enologo: il libro di Corrado Dottori

Una trama avvincente quanto un romanzo ben scritto, in cui si alternano racconti ed esperienze di vita, gioie e dolori, obiettivi e successi ma che offre anche diversi spunti di riflessione sulla moderna economia e su un’enologia che perso molto della sua spontaneità. Su tutto, regna il ricordo e la malinconia per la perdita del padre che, da un lato, aggiunge al libro momenti struggenti nei quali chiunque si può identificare e, dall’altro, è un atto di amore e di riconoscenza per una figura che è riuscita a insegnare come si viva con passione. 

Non è il vino dell’enologo, libro di Corrado DottoriNelle 164 pagine, tra le varie cose, l’autore critica le conseguenze di un’industrializzazione incontrollata che ha danneggiato la natura e ha fortemente ridimensionato l’agricoltura, cedendo il passo a una globalizzazione che ha rivelato tanti lati oscuri. Non fa eccezione l’Italia, la cui vocazione agricola è stata snaturata e annullata: nonostante il Belpaese sia celebrato come la patria del “mangiar bene”, scrive l’autore, «importa cibo da tutto il mondo e non solo cibi esotici. Importiamo grano, frutta e verdura. Importiamo carne».

La dissoluzione della civiltà contadina ha portato con sè anche la scomparsa dell’importante figura del contadino, oggi svalutato anche etimologicamente come se pronunciare questo termine fosse offensivo. Nonostante tutti abbiamo avuto nonni che lavorassero in campagnia, riflette Dottori, oggi abbiamo voluto dimenticarlo.

E invece si tratta di un lavoro prezioso per la società che, negli ultimi anni, appare molto meno precario di tante altre professioni perché, come scriveva Veronelli, «la vera rivoluzione è quella nei campi e non nelle fabbriche e negli stabilimenti».  

Non è il vino dell’enologo” è anche il manifesto di un’enologia più umanistica e meno tecnica in cui si lasci fare alla natura, ma cercando comunque di guidarne i processi e senza troppa chimica. Spesso, secondo Dottori, il vino moderno è standardizzato e costruito a tavolino da consulenti di comunicazione mentre, esattamente come si fa con le persone, bisognerebbe accettare alcune sue peculiarità e non considerarle difetti.

Ciò che colpisce nell’auspicio ad un’agricoltura naturale è la capacità dell’autore marchigiano di non esasperare mai i concetti di “vino naturale” o di “agricoltura biodinamica”; dimostra di non amare gli estremismi in un senso o nell’altro. Ciò a cui tiene, invece, è recuperare un concetto di territorialità e di vini che esprimano se stessi per evitare l’omologazione.

Anche se il libro mette al centro vigne, vendemmie e calici da esaminare e degustare, i messaggi che si possono trarre sono molteplici. Intanto quella di Dottori è la dimostrazione di quanto si debba avere coraggio nella vita e inseguire le proprie inclinazioni, anche quando si ignori il “come” ma si è perfettamente consapevoli del “perché”. Inoltre non è una lettura solo per esperti o sommelier perchè offre moltissime nozioni interessanti per tutti e, infine, è portatore di un messaggio positivo in cui «tutto può diventare di nuovo possibile».

Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente
Autore
: Corrado Dottori
Editore: DeriveApprodi – II edizione (27 giugno 2019)
Collana: Habitus
Prezzo: 15,00 €

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Enzo Radunanza

Enzo Radunanza

Giornalista e addetto stampa, mi occupo di enogastronomia dal 2010. Nel 2019 sono stato nominato "Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna" per la mia costante attività divulgativa. Inoltre, sono copywriter e digital media marketer per varie realtà. Per tutti sono anche "Il Cronista d'assaggio".

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