Panettone fuori stagione? Si, grazie

Il dolce della tradizione natalizia si presta ad essere servito anche con le tiepide temperature autunnali, o addirittura in spiaggia a Ferragosto.

Panettone fuori stagione, ecco perché è sempre buono

Foto © Ufficio Stampa IDB Group

C’è chi ne toglie i canditi, chi lo preferisce farcito al cioccolato o chi lo inzuppa nel latte aspettando i regali sotto l’Albero. Chi se ne gode una fetta in più, perché tanto la prova costume è lontana e chi invece lo mangia solo artigianale di pasticceria. Comunque lo si preferisca, il panettone è uno dei simboli delle festività natalizie italiane.

Nonostante ciò, è proprio nella stagione più calda che questo ricco dolce di origini milanesi dà il suo massimo dal punto di vista olfattivo e gustativo.

Secondo Pierlorenzo Venturi – Area Manager dell’Industria Dolciaria Borsari di Badia Polesine (Ro) – il panettone è

«Un prodotto vivo, che come tale muta di sapore nel tempo e la sua burrosità viene esaltata dal calore. Per questo motivo andrebbe sempre tenuto a temperatura ambiente per almeno 24 ore di inverno o servito d’estate».

In Italia pare sia difficile da credere, ma complice Eataly che ne propone una versione estiva, e alcune importanti chef pasticceri come Nicola Fiasconaro e Pietro Macellaro che lo abbinano ai prodotti tipici del Meridione, il dolce di Natale si sta facendo spazio tutto l’anno e persino ai matrimoni come accompagnamento alle torte nuziali.

Il consumo di panettone fuori stagione è particolarmente elevato all’estero, soprattutto in America del Sud. Basti pensare che i maggiori estimatori sono i peruviani, tanto che l’Associazione Panificatori del Perù e la Confederazione dei Pasticceri Italiani hanno firmato di recente un accordo per l’avvio di corsi di formazione sul tema grandi lievitati.

Panettone fuori stagione, ecco perché è sempre buono

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Come si degusta il panettone

Che lo si preferisca a Natale o a Ferragosto, l’importante è servirlo nella maniera corretta. La temperatura ideale è quella estiva o di un ambiente riscaldato, in modo da esaltarne i profumi burrosi e aromatici.

La fetta non deve essere strappata. Per facilitarne il taglio, bisogna scegliere un coltello da pane e tagliare in quattro parti a croce seguendo le linee della scarpatura. Va quindi tolto delicatamente il pirottino di carta e servito nudo.

Se il prodotto è di qualità, lo zoccolo è sottile e brunito e l’impasto ben lievitato, con un’alveolatura più o meno ampia in base alla ricetta. La tradizione lombarda la vuole più aperta, mentre quella veronese più chiusa e fitta, senza che ne venga compromessa la qualità.

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Pamela Mussio

La prof in incognito - Nata in una famiglia di origini contadine a metà degli anni '80, ho girovagato per studio tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per tornare poi nella pianura bresciana. Lavoro come insegnante nella scuola pubblica e sono specializzata in disturbi dell'apprendimento. Studiare e tentare nuove strade è vitale per me; la noia è la mia pena peggiore. Amo leggere, mangiare e fotografare: per questo ho aperto un blog che si chiama La bisaccia dove condividere le mie ricette.

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Scritto il: giovedì, 11 ottobre 2018

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