Ha 36 anni ed è il più giovane presidente dalla costituzione del Consorzio friulano. Dovrà affrontare tante sfide, dalla crisi del vino alla valorizzazione dei vini più identitari, passando dall’ansia per i dazi minacciati da Trump. Alla Gazzetta del Gusto ha anticipato alcune linee programmatiche del suo mandato
Il Collio è quel fertile lembo di terra di frontiera che si estende dalla parte settentrionale della provincia di Gorizia, abbracciando dieci comuni, fino al confine con la Slovenia. La sua antica tradizione vitivinicola risale ai Romani e nell’Alto Medioevo (476-1000d.C.) i vigneti rappresentavano una fonte di guadagno per chi aveva la potestà dei castelli e dei terreni circostanti.
Cenni storici sui vini del Collio
Alcune citazioni generiche raccontano di “vin bianco e vin negro” ma è solo a metà del 1500 che si inizia a menzionare chiaramente la Ribolla, seguita dalla Malvasia Istriana e dal Tocai, da qualche anno chiamato Friulano.
Nel 1850 furono importati nel Collio molti vitigni alloctoni (Cabernet, Merlot, Franconia) ai quali, dopo la grande guerra e su suggerimento della stazione sperimentale di Conegliano, se ne aggiunsero altri come il Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Silvaner, Traminer, Riesling italico.
Bellezze naturali ed enogastronomia vivace
Siamo in una terra incantevole, da scoprire passo dopo passo, con lunghe camminate tra boschi e vigneti, senza trascurare le specialità gastronomiche abbinate alla ricca gamma di vini prodotti da ospitali aziende vinicole.
Il vino emblema del territorio è il “Collio”, un bianco da vitigni autoctoni ma anche dagli allogeni, introdotti molti decenni fa e quindi considerati quasi originari.
Per diffondere una vitivinicoltura di qualità in un ambiente collinare, nonché per organizzare e coordinare le attività delle categorie interessate alla valorizzazione e commercializzazione dei prodotti di denominazione, nel 1964, è nato il Consorzio Tutela Vini Collio.
Durante l’Assemblea dello scorso 28 marzo, i soci presenti hanno eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione composto da 13 membri che, all’atto dell’insediamento del 1° aprile, ha designato come nuovo presidente Luca Raccaro. Insieme ai genitori Dario e Dalila, e al fratello Paolo, gestisce l’Azienda vitivinicola Raccaro.
Intervista a Luca Raccaro, presidente del Consorzio Vini Collio
Abbiamo intervistato il neopresidente per capire come intende affrontare un incarico tanto importante, considerando che è il più giovane presidente dalla costituzione del Consorzio.

Signor Presidente, Lei rappresenta un perfetto anello di congiunzione fra la generazione di vignaioli maturi, tra i quali è cresciuto, e quella dei più giovani di cui si farà sicuramente portavoce. Come pensa di adoperarsi in tal senso?
«L’approccio è quello di mantenere la linea impostata dai nostri genitori, a livello di qualità e varietà dei vitigni presenti sul territorio. Vero è che il Collio produce un’altissima quantità di Pinot grigio, richiesto soprattutto da molti clienti degli Stati Uniti d’America e da alcuni Paesi del centro-nord Europa. Ciò però non toglie che sia necessario spingere le varietà autoctone che caratterizzano le nostre zone, per raccontare la nostra storia attraverso vini che abbiano un gusto inconfondibile. Bisogna che siano l’impronta caratterizzante del luogo. Per l’immediato futuro, inoltre, si deve porre l’attenzione verso i cambiamenti climatici, cercare di capire i motivi della disaffezione di una parte dei consumatori nei confronti del vino. Dovremo affrontare questi problemi dopo averne ricercato la causa. È indispensabile che in questo percorso si sia affiancati da altri organi istituzionali competenti in materia».
Premesso che va sempre promosso un consumo corretto del vino, che non deve diventare abuso, come spiega la diffidenza di molti giovani verso il vino rispetto ad altri alcolici?
«Probabilmente è dovuto al fatto che, per certi versi, il mondo del vino è stato divulgato in maniera non corretta. Per anni è stata usata troppa enfasi, tanto da farlo apparire quasi un prodotto di nicchia e apprezzato solo dagli enoappassionati. La comunicazione, invece, deve essere più semplice e diretta; il vino è tradizione, cultura, condivisione, anche quando si concludono affari seduti a tavola. Urge riallacciare il rapporto con in giovani in maniera chiara e lineare».
Quale eredità le hanno lasciato i predecessori e qual è la sua idea di Consorzio?
«Il Collio, negli anni, ha percorso varie fasi. Per un certo periodo è stata considerata un’area di grandi vini italiani, poi pare si sia adagiato sugli allori. Bisogna, dunque, dare una scossa dal lato tecnico e non solo promozionale. Una delle missioni del Consorzio sarà quella di riportare il Collio sul tetto della enologia italiana».
Cosa pensa di fare il Consorzio per fronteggiare la crisi che sta attanagliando il mondo del vino? Oltre che in Friuli-Venezia Giulia lo sguardo si volge anche nel resto d’Italia e del mondo.
«Ribadisco l’impellenza di un’appropriata comunicazione che renda il vino protagonista dei nostri momenti di convivio, sempre con moderazione. La sofisticazione nella divulgazione non aiuta. La missione del Consorzio è quella di rivolgersi alle giuste categorie, in ambito nazionale e internazionale. Da un lato, bisogna anche tener conto del calo demografico e, dall’altro, di una grande fetta di persone provenienti da altri luoghi che non consumano vino per tradizione o religione. Il mercato cinese in cui speravamo assorbe meno delle aspettative. Anche queste problematiche andranno affrontate insieme alle istituzioni».
Da poco, a Verona, si è concluso il Vinitaly. Molti lo considerano in declino per un calo di visitatori ma soprattutto di compratori. Che impressioni ha raccolto nella doppia veste di vignaiolo e presidente di un Consorzio?
«Ritengo che il Vinitaly sia ancora una fiera vivace e dinamica. Quest’anno ci sono stati molti visitatori stranieri, numerosi importatori arrivati anche da Paesi lontani come il Mozambico e l’Estonia, con conferme di presenza dal Regno Unito e dagli USA. Gli asiatici hanno disertato l’evento, comunque sono stati confermati i contatti già presi con altre località estere. Come presidente ho registrato un certo interesse da parte della stampa che conosce il Collio e s’interroga sul suo futuro. Ci sono grandi aspettative verso la nostra terra, ciò non può che rallegrarmi e stimolarmi a svolgere al meglio il mio ruolo. Un Presidente deve raccogliere le istanze delle varie parti, mediare e fare sintesi».
Quali sono i numeri relativi all’esportazione delle aziende vitivinicole del Collio? Siete preoccupati della minaccia di dazi, temporaneamente congelati da Donald Trump?
«Non c’è dubbio che tra di noi serpeggi un po’ di preoccupazione. La quota di esportazione dei nostri vini verso gli USA è di circa il 15%. I volumi ci sono ma avvertiamo fortemente la minaccia di dazi da parte del presidente Trump. Per ora sono stati sospesi, rimane però una sensazione d’incertezza dovuta alle repentine e nebulose decisioni che stiamo subendo».
Quali iniziative sono in programma nell’immediato futuro?
«L’evento istituzionale più importante, verso cui stiamo dirottando i nostri sforzi, si chiama Collio Evolution e si svolgerà il 26 e 27 ottobre 2025. Il protagonista sarà il Friulano, il vino di appartenenza che sarà presentato durante una degustazione tecnica e attraverso banchi d’assaggio allestiti dagli stessi produttori. Collio Evolution dovrebbe diventare un appuntamento fisso che, di anno in anno, farà conoscere i nostri vini e le nostre storie a un pubblico più vasto. In calendario c’è un evento durante il quale ospiteremo esponenti della stampa italiana e, nei prossimi mesi, inviteremo giornalisti stranieri. In più dovremo discutere le progettualità all’estero».
C’è tanto fervore nelle parole di Luca Raccaro che, sicuramente, non risparmierà energie per rinvigorire l’immagine del Consorzio Collio e soprattutto per far scoprire o riscoprire una tra le più incantevoli, quanto eterogenee zone d’Italia.
Gli altri componenti del Consiglio di Amministrazione
Insieme a Luca Raccaro sono stati eletti due vicepresidenti: Karin Princic e Paolo Corso mentre i componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione sono:
- Paolo Corso – Tenuta Borgo Conventi
- Riccardo Marcuzzi – Soc.Agr. Colsoreli
- David Buzzinelli – Carlo di Pradis
- Matteo Livon – Livon S.S.
- Alessandro Pascolo – Vini Pascolo
- Fabjan Korsic – Korsic Wines S.a S.S.
- Saša Radikon – Radikon S.S.
- Matej Figelj – Soc.Agr. Fiegl
- Karin Princic – Colle Duga
- Jannis Paraschos – Soc. Agr. Paraschos
- Michele Tomba – Bolzicco Fausta
- Tamara Podversic – Podversic Damijan S.a s.
Informazioni: www.collio.it



