Vino

Il vino di pregio: una nuova frontiera per gli investitori

Vini di pregio: la nuova frontiera degli investitori
Foto © La Gazzetta del Gusto

Negli ultimi anni i rendimenti dei vini di pregio sono cresciuti a dismisura, registrando valori superiori a gioielli e arte. Dagli indici Liv-Ex, il mercato globale per il commercio del vino, le grandi etichette continueranno a crescere anche nel 2023 nonostante la generale frenata del settore

Negli ultimi anni l’investimento in vini di pregio è sempre più diffuso tra investitori e collezionisti, sia per la volatilità di altri mercati sia per gli ottimi risultati ottenuti dal settore che identificano il vino quale nuovo bene-rifugio per diversificare il proprio portafoglio. D’altra parte “la bottiglia” garantisce buone performance anche in periodi di grande instabilità e difficoltà dei mercati.

Dal 2005 il mercato del vino ha registrato una crescita del 198% e, se si considerano anche i mercati ad esso connessi, si stima un’impennata generale del 231% negli ultimi dieci anni, rispetto al 113% dell’arte e al 142% dei gioielli.

«Investite in vino, male che vada potete sempre berlo»: così diceva Gianni Agnelli

L’interesse per l’investimento in questo particolare contesto, veniva già evidenziato da una celebre battuta di Gianni Agnelli, grande collezionista di etichette pregiate, il quale disse: «Investite in vino, male che vada potete sempre berlo», aggiungendo che preferiva il vino alle azioni perché se l’operazione fosse andata male, almeno avrebbe potuto consolarsi stappando le bottiglie.

Il mercato del vino viene monitorato dal listino ufficiale Liv-ex (London International Vintners Exchange) e in parte dai giudizi dei critici enologici e da altre fonti di informazione.

Mercato dei vini pregiati in crescita
Il mercato del vino viene monitorato dal listino ufficiale Liv-ex.

Cos’è la piattaforma Liv-Ex (London International Vintners Exchange)

Liv-Ex è una start-up inglese con sede a Londra che si occupa di monitorare e raggruppare il mondo degli investimenti in vino. Creata nel 2000 da due agenti di borsa, James Miles e Justin Gibbs, è passata dai 10 membri inizialiagli attuali 450, con sede in 36 Paesi del mondo.

La piattaforma è la più importante per quanto riguarda i vini da investimento e le operazioni svolte sui propri canali rappresentano circa il 95% del fatturato di investimenti in vino a livello globale. Da Liv-ex derivano anche tutti i parametri più importanti per conoscere il valore dei fine wines: dati di scambio, andamento dei prezzi, numeri sul trading di vino e altre informazioni di settore.

Un’altra caratteristica è che i dati si basano su transazioni commerciali reali e non sui prezzi pubblicizzati che possono essere poco accurati e non aggiornati. Inoltre, la piattaforma mette a disposizione una serie di indici che generalmente vengono presi a riferimento quando si parla di investimenti nel mondo enologico. Questi valori, come per gli indici della borsa, segnalano in modo preciso l’andamento di domanda e offerta sul mercato del vino.

I principali indici Liv-Ex

Gli indici Liv-Ex si riferiscono all’andamento del mercato del vino in particolari zone e in base categorie definite. Gli indici più noti sono:

  • Liv-Ex Fine Wine 100 Index: rappresenta il movimento dei prezzi di 100 dei vini più ricercati sul mercato internazionale ed è, in assoluto, l’indicatore più importante e noto che funge da riferimento per l’andamento globale del mercato del vino. L’Italia è presente con 16 vini di cui 11 toscani e 5 piemontesi: il Barolo 2016 di Bartolo Mascarello, il Barbaresco 2018 di Gaja, il Barolo Monfortino Riserva 2013 e 2014 di Giacomo Conterno, il Masseto 2016 e 2017 e l’Ornellaia 2018 di Frescobaldi, il Brunello di Montalcino 2016 di Poggio di Sotto, il Sassicaia 2016, 2017 e 2018 di Tenuta San Guido, il Solaia 2018 ed il Tignanello 2016 e 2018 di Antinori, Redigaffi 2019 Tua Rita e Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2016 Bruno Giacosa;
  • Liv-Ex Fine Wine 1000 Index: tiene traccia dei 1.000 vini provenienti da tutto il mondo. Comprende sette sottoindici che rappresentano ogni grande territorio vitivinicolo: il Bordeaux 500, il Bordeaux Legends 50, il Borgogna 150, lo Champagne 50, il Rodano 100, l’Italy 100 e il Resto del mondo 50.  L’indicatore italiano è l’Italy 100 che analizza l’andamento dei prezzi dei dieci vini italiani (5 Super Tuscan e altri 5 importanti produttori), con le ultime dieci annate in commercio, più richiesti e scambiati. Per il 2023 l’indice italiano è composto da: Barolo Bartolo Mascarello, Barbaresco Gaja, Barolo Monfortino Riserva Giacomo Conterno, Masseto e Ornellaia di Frescobaldi, Sassicaia Tenuta San Guido, Solaia e Tignanello di Antinori, Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva Bruno Giacosa e Flaccianello della Pieve Fontodi.

Le ultime performance della Borsa dei vini di pregio

Negli ultimi cinque anni l’indice Live-Ex 100 ha registrato una crescita del 34,2% e il Liv-Ex Italy 100 si è fatto particolarmente notare segnando un +46,8%. Nel corso del 2022, nonostante una frenata registrata negli ultimi mesi dell’anno, il Liv-Ex 100 ha segnato un +6,9%, mentre l’Italy 100 è salito fino +9,8%.

Come previsto dagli investitori, il 2023 è partito a rallentatore con l’indice Liv-Ex 1000 che segna un calo dello 0,8%. La frenata, registrata dopo un lungo periodo di enorme crescita, deriva dal fatto che anche il mercato dei fine wines deve fare i conti con il contesto economico globale segnato da inflazione, sfiducia dei consumatori e incertezza.

Nonostante il generale andamento a rilento del settore, nel mese di febbraio, l’indice nazionale Italy 100 è in controtendenza con un + 1,1%, registrando, quale attuale top performer, il Barbaresco 2015 di Gaja con una crescita del 29,2%! Al secondo posto, il Flaccianello della Pieve 2011 di Fontodi (+28,2%) e medaglia di bronzo ancora per il Flaccianello della Pieve 2012 (+18,1%).

Dopo qualche mese di flessione torna positivo anche l’indice Liv-Ex 100, in crescita a febbraio 2023 dello 0,4%. Anche per questo indicatore, tra le performance migliori ci sono quelle delle etichette italiane: Tignanello 2019 (+4,7%), Masseto 2018 (+4,5%) e Sassicaia 2019 (+2,8%).

Meglio dei vini nazionali hanno fatto solo Bollinger La Grande Année 2014 (+11,1%), Harlan Estate Napa Valley (+9,9%), Domaine de la Romanée-Conti Richebourg Grand Cru (+9,1%), Penfolds Grange (+8%) e Domaine Armand Rousseau Chambertin-Clos de Beze (+7,8%).

Analizzando i dati degli ultimi 12 mesi in modo da avere un arco temporale di maggiore riferimento, tra i vini nazionali, troviamo al primo posto il Solaia 2014 di Antinori (+24,1%), in seconda posizione il Tignanello 2017 di Antinori (+23,4%) e sul terzo gradino del podio l’Ornellaia 2010 Frescobaldi (+22,5%).

Questi dati confermano il momento positivo delle etichette italiane che si fanno sempre di più apprezzare in tutto il mondo sia dagli intenditori, sia dagli investitori di settore.

Fonti: www.liv-ex.com.

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Matteo Grappa

Origini lucane, vivo a Torino da oltre 20 anni e attualmente lavoro a Roma anche se la mia professione mi porta a viaggiare molto in Italia e all’estero, permettendomi di dare sfogo alla grande passione per il vino e l’enologia. Diplomato Sommelier Fisar, mi piace esplorare continuamente questo affascinante mondo e scrivere di questi argomenti mi permette di trasmettere anche agli altri le emozioni, il territorio e la storia che ogni sorso di vino ci regala.

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