Alla Basilica Palladiana di Vicenza, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha riunito imprese, istituzioni e operatori del turismo per riflettere sul futuro delle DOP tra innovazione, filiere e sviluppo territoriale
Il futuro delle DOP passa dalla capacità di creare connessioni tra imprese, territori, turismo e formazione. È questo il tema emerso dal panel promosso dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che si è svolto venerdì 8 maggio nella Basilica Palladiana di Vicenza, dove istituzioni, università e operatori dell’ospitalità si sono confrontati sul tema “Territorio, Talento e Turismo”, riflettendo anche sul ruolo delle denominazioni come strumenti di crescita economica oltre la sola tutela produttiva.
Sul tavolo anche le preoccupazioni legate all’incertezza dei mercati internazionali e ai possibili rallentamenti economici. Se il Veneto continua a rappresentare una delle regioni trainanti della Dop economy italiana e dell’agroalimentare nazionale, le previsioni per il 2026 indicano infatti un possibile arretramento dopo la crescita registrata nel 2025 (+0,66%).
Secondo i relatori intervenuti, la risposta passa soprattutto dalla capacità di fare rete, innovare e affrontare in modo concreto temi come il passaggio generazionale e la formazione delle nuove competenze.

Il progetto “Ecosistema DOP 2040”
Uno dei temi centrali del confronto è stato il progetto “Ecosistema DOP 2040”, illustrato da Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago.
Il riferimento è anche al Regolamento europeo (UE) 2024/1143, entrato in vigore il 13 maggio 2024, che oltre a disciplinare DOP e IGP rafforza il ruolo dei Consorzi di tutela, attribuendo loro una funzione più ampia nello sviluppo dei territori e dei servizi collegati alle filiere produttive.
Per Innocenzi le parole chiave sono tre: sinergia, coesione e visione di lungo periodo.
«La sinergia oggi è necessaria», ha spiegato il direttore del Consorzio, sottolineando come una DOP possa diventare un sistema capace di unire identità produttiva, competenze e innovazione dell’offerta turistica. Allo stesso tempo, ha evidenziato l’importanza della coesione interna per presentarsi in modo credibile sui mercati.
L’orizzonte temporale indicato dal progetto è il 2040, considerato il punto minimo entro cui le trasformazioni economiche e sociali richiederanno scelte strutturali.

Mauro Rosati: «Fare sistema è la vera sfida»
Tra gli interventi più significativi, quello di Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita, che ha richiamato l’importanza della collaborazione tra imprese, istituzioni e turismo.
«Fare sistema significa costruire una strategia comune fra Consorzi di tutela, imprese, istituzioni locali e nazionali, enti di ricerca e mondo del turismo, con l’obiettivo di rafforzare gli asset territoriali partendo proprio dalle Indicazioni Geografiche.», ha dichiarato Rosati.
Il direttore di Qualivita ha ricordato come il Veneto sia oggi la prima regione italiana per valore economico territoriale delle Indicazioni Geografiche, attribuendo questo risultato proprio alla capacità di creare reti territoriali.
Giovani e innovazione al centro del dibattito
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del coinvolgimento delle nuove generazioni.
«L’unico modo per agganciare i giovani al futuro del Paese è coinvolgerli», ha osservato Alberto Mattiacci, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza Università di Roma, evidenziando la scarsa presenza di giovani all’interno della platea.
Secondo Mattiacci, il futuro della DOP economy dipenderà dalla capacità di continuare a innovare. «Open mind e stay foolish: questo binomio è vitale», ha affermato, spiegando come il concetto di innovazione debba essere interpretato in senso ampio e non soltanto tecnologico.
Turismo DOP e ospitalità
Nel corso del panel è emerso anche il crescente peso del turismo esperienziale legato alle produzioni certificate. Con circa 479 milioni di presenze turistiche registrate nel 2025, l’Italia si si posiziona ai vertici europei nei flussi turistici, anche se molti territori DOP soffrono ancora la mancanza di una regia condivisa tra filiere produttive e sistema dell’accoglienza.
Per Nicola Vladimiro Ciccarelli, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi, il turismo di fascia alta cerca sempre più esperienze autentiche e identitarie.
«Le DOP garantiscono autenticità certificata, radicamento territoriale e identità riconosciuta a livello internazionale. L’Ecosistema DOP 2040 è un progetto che si costruisce con scelte precise da oggi.», ha spiegato Ciccarelli.
Anche il tema dell’internazionalizzazione è entrato nel confronto di Vicenza. Matteo Zoppas, presidente di ICE-Agenzia, ha ricordato il ruolo strategico del comparto lattiero-caseario italiano, definendolo uno dei più solidi e identitari dell’agroalimentare nazionale.
Zoppas ha inoltre sottolineato le attività promozionali realizzate insieme ad Assolatte, con campagne previste nel 2026 in mercati considerati strategici come Stati Uniti, Giappone e Polonia.
«L’Asiago DOP rappresenta un caso esemplare di come territorio, tradizione e qualità si traducano in valore internazionale concreto», ha dichiarato.
Sono stati ricordati anche alcuni dati della DOP economy italiana: quasi 900 prodotti a Indicazione Geografica, 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione, oltre 12 miliardi di export, 184 mila operatori e 330 Consorzi di tutela.
Turismo caseario e DOP: cresce la domanda di esperienze legate ai territori
Nel corso dell’incontro è emerso anche il crescente interesse verso il turismo legato alle produzioni lattiero-casearie e alle esperienze rurali. L’Italia conta oggi 58 formaggi e latticini a Indicazione Geografica tra DOP, IGP e STG, pari al 17,7% dei prodotti certificati nazionali.
Secondo il Primo Rapporto sul turismo e mondo caseario curato da Roberta Garibaldi e il Rapporto Turismo DOP realizzato da Fondazione Qualivita e Origin Italia con il supporto del Masaf, cresce la domanda di esperienze legate a degustazioni, itinerari gastronomici, visite ai luoghi di produzione e attività immersive.
Tra i viaggiatori europei interessati a esplorare aree rurali ed enogastronomia del territorio figurano oltre 20 milioni di persone, mentre anche i turisti internazionali mostrano un forte interesse verso laboratori, degustazioni e percorsi esperienziali legati al cibo.

Made in Malga, il modello Asiago per il turismo esperienziale
Tra gli esempi citati durante il confronto figura Made in Malga, l’evento dedicato ai formaggi di montagna che negli anni è diventato uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’altopiano di Asiago.
La manifestazione unisce mostra mercato, masterclass, degustazioni e incontri dedicati alla cultura casearia, coinvolgendo il pubblico nella scoperta delle lavorazioni tradizionali e delle produzioni di montagna. La prossima edizione si svolgerà nei fine settimana dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre 2026.



