L’edizione dedicata al Cantico delle Creature ha trasformato, ancora una volta, il centro storico di Pachino in un grande laboratorio collettivo di arte effimera, recupero agricolo e identità territoriale
Mentre cresce l’attesa per l’Infiorata di Noto, la vicina Pachino ha appena archiviato la ventesima edizione dell’Inverdurata, manifestazione che negli anni è diventata uno degli eventi più attesi della primavera siciliana.

Quest’anno sono stati protagonisti i mosaici di ortaggi, frutta e torba che hanno decorato via Cavour, culminando nella settecentesca piazza Vittorio Emanuele, recentemente restaurata. Qui, in un’atmosfera inondata di luce dorata, il pubblico si è riversato gioioso fra le creazioni degli artigiani e i sapori della tradizione. I mosaici, quest’anno, si sono ispirati al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, tema scelto per celebrare l’ottavo centenario della morte del santo umbro, ma anche per ribadire il legame tra la manifestazione e il concetto di sostenibilità.
Alla base dell’Inverdurata, infatti, c’è il recupero di prodotti agricoli invenduti o fuori calibro commerciale che vengono trasformati in opere collettive grazie al lavoro di artisti, scuole, associazioni e volontari.
D’altronde, la comunità pachinese ha scelto da tempo di vivere in armonia con l’ambiente attraverso la sostenibilità, secondo un equilibrio che genera valore non solo spirituale ma anche economico: un’economia che fattura centinaia di milioni di euro e vede nel Pomodoro di Pachino IGP, ça va sans dire, il suo protagonista indiscusso.

L’Inverdurata di Pachino compie vent’anni
Nata nel 2004, l’Inverdurata di Pachino ha progressivamente consolidato la propria identità fino a diventare una delle più originali espressioni italiane di arte effimera legata al mondo agricolo.
La prima edizione aveva come tema “Legalità e illegalità”, scelta che raccontava chiaramente la volontà dell’associazione organizzatrice di utilizzare l’arte anche come strumento di sensibilizzazione sociale e culturale. Da allora la manifestazione è cresciuta sia dal punto di vista tecnico sia sul piano della partecipazione popolare.
L’edizione 2026 ha rappresentato inoltre un momento di svolta per la vita associativa, coincidendo con il rinnovo del comitato direttivo. Alla presidenza è stato nominato Giuseppe Tumminello, imprenditore locale che ha evidenziato il ruolo sempre più centrale del sostegno privato nello sviluppo della manifestazione.
«Negli ultimi anni le aziende sono state fondamentali, permettendo all’Inverdurata di compiere un salto di qualità enorme», ha dichiarato Tumminello.
Accanto a lui, nel ruolo di vicepresidente, Valeria Ballacchino, figura attiva dell’associazionismo locale, che ha sottolineato il valore aggregativo dell’iniziativa:
«Sogno che queste giornate diventino un’unione di idee, valori e dei tanti talenti di cui Pachino è ricca».

Il lavoro collettivo dietro i mosaici vegetali
Le opere dell’Inverdurata dedicate al Cantico delle Creature sono rimaste esposte soltanto per pochi giorni. ma è soprattutto nelle ore della preparazione che la manifestazione rivela il suo carattere più autentico.
Dal pomeriggio del venerdì fino alle prime ore del sabato, artisti, scuole e volontari hanno lavorato alla composizione dei mosaici assemblando migliaia di frammenti di frutta, ortaggi, semi e materiali vegetali. Un lavoro paziente e collettivo che, tassello dopo tassello, ha trasformato via Cavour in un grande laboratorio a cielo aperto in vista dell’inaugurazione ufficiale del sabato mattina.
Per la comunità pachinese, il venerdì dell’Inverdurata rappresenta il momento più partecipato della manifestazione. Non si mobilitano soltanto gli autori delle opere: aziende agricole, attività commerciali e imprese locali contribuiscono concretamente alle fasi di allestimento, offrendo supporto logistico, cibo, acqua e personale operativo accanto alle centinaia di volontari coinvolti.
L’edizione 2026 ha visto la realizzazione di sedici mosaici selezionati dal comitato artistico, a cui si sono aggiunte quattro opere curate dal CIDAE, il Coordinamento Internazionale delle Arti Effimere con sede a Barcellona.

Pachino e la rete internazionale delle arti effimere
Dal 2020 l’Inverdurata fa parte della rete internazionale del CIDAE, collaborazione che negli anni ha ampliato il dialogo con altre realtà impegnate nelle arti effimere e nelle tradizioni decorative temporanee.
Quest’anno Pachino ha ospitato gruppi provenienti da Genazzano, Portopalo e persino una delegazione messicana. Ogni gruppo ha lavorato seguendo la propria tecnica tradizionale, ma operando in totale sinergia con i volontari locali e nel pieno rispetto dell’ambiente circostante.
Questa dimensione internazionale ha rafforzato ulteriormente il profilo culturale della manifestazione, che oggi non rappresenta soltanto un evento locale ma anche un momento di confronto tra differenti tradizioni artistiche legate al territorio e alla natura.

Scarti agricoli, sostenibilità e identità territoriale
Uno degli aspetti più interessanti dell’Inverdurata riguarda il recupero dell’invenduto agricolo. Le opere vengono infatti realizzate utilizzando prodotti ortofrutticoli che, pur mantenendo qualità elevate, non riescono a entrare nei normali circuiti commerciali. Grazie alla generosità delle aziende del territorio, questi scarti non vengono abbandonati, ma si rigenerano in mosaici spettacolari, diventando un potente simbolo di bellezza e rinascita.
Un tema particolarmente significativo in un territorio fortemente legato all’agricoltura e al Pomodoro di Pachino IGP, simbolo economico e produttivo dell’area.
Maggio rappresenta spesso un periodo delicato per le aziende agricole locali, alle prese con eccedenze produttive e oscillazioni di mercato. In questo contesto, la manifestazione riesce a trasformare una criticità della filiera in una risorsa culturale e visiva, attribuendo nuovo valore a materiali destinati al macero.
Anche il sostegno degli sponsor e delle imprese del territorio ha contribuito alla riuscita dell’edizione 2026. Gli organizzatori hanno scelto di distribuire lo stesso contributo economico a tutti i partecipanti, privilegiando lo spirito collettivo della manifestazione rispetto a qualsiasi forma di competizione tra le opere.



