Campania Gazzetta del Vino

Mangiaguerra, il vitigno dell’Irpinia rilanciato dalla Cantina Santiuorio

«Possente et mastroso, buono per hosti et imbriaconi, ma anche per cortigiani et prelati», così scriveva nel XVI secolo Sante Lancerio a proposito di un vino campano che il giovane vignaiolo Erminio Covino tramanda e valorizza.

Degustazione del Mangiaguerra 2016 di Cantina Santiuorio
Mangiaguerra 2016 di Cantina Santiuorio (Foto © Cantina Santiuorio).

È proprio vero che il desiderio che muove una persona ad andar via da un luogo è lo stesso desiderio che, dopo anni, lo fa ritornare. Se questa voglia, poi, è “aiutata” da un buon bicchiere di vino il ritorno è fatalmente, indissolubilmente, tracciato.

Il posto è San Martino Valle Caudina, tranquillo paesino della provincia di Avellino. Il ritorno è il mio: lì sono cresciuta e ho vissuto sino ai ventidue anni. Il buon bicchiere di vino è quello della Cantina Santiuorio, un prodotto che ho ritrovato durante un pranzo natalizio di qualche anno fa e non ho più abbandonato.

Cantina Santiuorio e la vinificazione del Mangiaguerra

Cantina Santiuorio e il Mangiaguerra 2016
Alcune etichette della Cantina Santiuorio (Foto © Cantina Santiuorio).

L’azienda vitivinicola Cantina Santiuoro è gestita da Erminio Covino, classe 1982, che ha deciso di non allontanarsi dal solco tracciato prima dal nonno e poi dallo zio Pietro.

Ai piedi del Partenio, Erminio si impegna quotidianamente a salvaguardare e valorizzare i vitigni dell’Irpinia, conservando le pratiche agronomiche tradizionali e puntando a migliorare la qualità dei vini, anche avvalendosi delle innovazioni scientifiche del settore vitivinicolo.

Quattro etichette ottenute da uve a bacca bianca, un rosato e tre bottiglie elaborate da vitigni a bacca nera rappresentano la “scuderia” della Santiuorio che, tra i suoi “cavalli di razza”, annovera senza dubbio il vitigno autoctono Mangiaguerra, biotipo di Aglianico coltivato solo nella zona collinare tra San Martino Valle Caudina e Pannarano, comune limitrofo.

Decantato da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese, il Mangiaguerra è un vino che racconta ad ogni sorso il forte legame con il territorio in cui affonda le sue radici. È un vino senza fronzoli, puro come la gente del posto, che si apprezza solo dopo averlo assaggiato più volte.

Mangiaguerra 2016 Cantina Santiuorio

Mangiaguerra 2016 si presenta con una veste di color rubino, screziata qua e là da tratti violacei.

Il Bouquet intenso sprigiona inizialmente sentori di frutta rossa e viola, per poi portare alla memoria ricordi di note balsamiche, tabacco e radici.

Un vino di corpo e importante, con una trama tannica adeguata e non fastidiosa. Scia leggermente amaricante.

Arrosti di carne, spezzatini, cacciagione. Ideale anche con pecorini e formaggi stagionati.

Cantina Santiuorio e la vinificazione del Mangiaguerra



Nome vino: Mangiaguerra 2016
Denominazione: Aglianico Campania IGT
Produttore: Cantina Santiuorio
Luogo: San Martino Valle Caudina (AV)
Vitigno: Mangiaguerra, biotipo di Aglianico
Colore: Rosso rubino fitto, quasi impenetrabile
Vinificazione: Uve Aglianico in purezza. Pressatura morbida. Macerazione prefermentativa a freddo. Fermentazione malolattica completa. Dieci mesi di affinamento sulle fecce in acciaio. Sei mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico: 13% vol.
Temperatura di servizio: 18-20°C
Calice: Ampio (grande vino, grande calice)

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su:

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati alla nostra newsletter
Milena Ferrari

Milena Ferrari

«So di non sapere». Mi permetto di scomodare Socrate perché non c’è frase migliore per descrivermi. Sono una giornalista e sommelier Ais ma sono all’inizio di questo cammino colmo di fascino e complessità. Mi occupo di enogastronomia da alcuni anni ma posso assicurare che, in questo mondo, ogni volta è come se fosse la prima.

© Riproduzione vietata
Scritto il: mercoledì, 5 Giugno 2019

GdG Channel

Categorie

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità