Un viaggio nell’apicoltura siciliana e italiana attraverso la voce di Manuela Lombardo, impegnata – con il marito Giuseppe Lomonaco -a difendere qualità, trasparenza e biodiversità
Manuela Lombardo è un’apicoltrice siciliana e consigliera nel Cda di Piemonte Miele, la cooperativa nata a Cuneo nel 1976 dall’unione di nove apicoltori e che oggi raggruppa circa 460 soci in tutta Italia. Anche Manuela e suo marito Giuseppe Lomonaco, conferiscono alla Cooperativa l’intera produzione ottenuta con l’azienda agricola Lombardo Manuela, realtà nata da un solido rigore e dalla consapevolezza che, per il miele italiano, si può e si deve fare di più.
«Piemonte Miele fa molta rete a livello nazionale. – ci spiega Manuela – Con la cooperativa abbiamo lottato molto per ottenere etichette chiare, al fine di valorizzare il prodotto nazionale visto che in Italia viene importata una quantità enorme di miele estero».

L’importazione di miele dall’estero
In effetti, secondo gli ultimi dati elaborati da Coldiretti sulla base di statistiche ISTAT, solo nel 2024 l’Italia ha importato circa 25 milioni di chili di miele, con un aumento del 16% rispetto al 2023. Inoltre, si stima che 5,4 milioni di chili di miele straniero siano entrati in Italia già nei primissimi mesi del 2025. Praticamente numeri d’importazione superiori alla produzione “Made in Italy” che, secondo l’ultimo report di Osservatorio Nazionale Miele, si attesta a 21.850 tonnellate.
«Spesso sugli scaffali dei supermercati trovi miele “finto” italiano, di cui si scopre la reale “identità” leggendo l’etichetta sul retro, dove appaiono scritte minuscole che attestano “miscela di mieli originari e non originari della UE”: quindi miele spagnolo, ungherese, ucraino, argentino, cinese. Parliamo di Paesi grandi produttori di miele che, però, non rispettano i rigorosi regolamenti italiani sia sul piano sanitario che riguardo ai trattamenti utilizzati durante la produzione. In Italia abbiamo tante restrizioni volte ad assicurare un prodotto di grande qualità eppure questo viene sminuito dalle nostre aziende che mescolano il loro miele con quello straniero, facendo autogol e azzoppando la loro stessa categoria», chiosa Lombardo.

È stato proprio questo focus che ha condotto l’imprenditrice a un cambio di rotta e, da una scrivania di progettazione dove sedeva per nove ore al giorno, è passata ad una vita all’aperto, seguendo le esigenze delle sue api insieme a Giuseppe. Un impegno serio, nella difesa degli insetti impollinatori e produttori di miele, cera, polline, pappa reale e propoli.
«La scorsa estate un incendio è divampato nelle campagne di Biancavilla, interessando anche la proprietà della mia famiglia dove tenevamo due apiari. Mio marito ha chiamato i vigili insistendo di intervenire presto, con le lacrime agli occhi visto che per noi le api sono come figli. Di uno dei due apiari, purtroppo è rimasta solo la cenere, i bancali e i tetti in lamiera zincata dell’arnia. È stato un colpo durissimo», racconta commossa, «L’incendio stava per invadere anche l’altro apiario che però si è salvato e la famiglia è sopravvissuta, anche se molte api non ce l’hanno fatta. Anche la nostra casa, costruita in legno, rischiava di andare a fuoco».

Uniti nella vita e nella difesa delle api
Al momento dell’incendio estivo, Manuela e Giuseppe, si trovavano a Biancavilla per la fioritura del castagno. Durante il racconto dell’imprenditrice affiora anche un dettaglio struggente e poco noto ai non apicoltori.
«La cosa triste è che pur essendo l’ape un insetto intelligente ed evoluto, davanti al fuoco non abbandona l’arnia, la sua casa. Resta lì per proteggere le larve, le api giovani e la regina che in quel momento è incapace di volare. A differenza di tanti altri animali del bosco che scappano di fronte alle fiamme, l’ape non abbandona la casa e muore».

I mieli dell’azienda Lombardo Manuela
L’azienda agricola Lombardo Manuela produce miele dal siracusano all’agrigentino ma anche sulla piana di Catania e nel ragusano, a Regalbuto, Caltanissetta e Corleone: il miele d’arancio, punta di diamante fra i mieli siciliani, il miele di Sulla, il millefiori, il miele di castagno e quello di carrubo, considerato ancora come un prodotto di nicchia.
«Ho iniziato con pochi alveari, poi ho incontrato mio marito che faceva apicoltura fin da piccolo e per me è stato uno scrigno di informazioni ed esperienza da cui attingere. Lui faceva nomadismo e portava gli alveari durante il periodo autunnale nella zona di Ispica, dov’ero anch’io quando ci siamo conosciuti, per la fioritura del carrubo. Avevamo gli apiari vicini, a circa 200 metri in linea d’aria. Così abbiamo parlato, grazie a un amico comune. Ci siamo scambiati un po’ di idee e, nel frattempo, ci siamo innamorati. Ma quando abbiamo deciso di vivere insieme mi ha avvertita: «Vedi, io il mio matrimonio l’ho già fatto: ho sposato le api e poi, se ti va, possiamo sposarci io e te».




