Oltre 15 mila presenze per il festival siciliano che ha trasformato Villa Pacini in un laboratorio di cultura brassicola, mixology, sostenibilità e rigenerazione urbana
L’edizione 2026 di Beer Catania, svoltasi da giovedì 21 a domenica 24 maggio a Villa Pacini, si è conclusa con uno straordinario successo di pubblico, registrando oltre 15 mila presenze tra residenti, visitatori dell’hinterland e turisti nazionali e internazionali.
Organizzata da Gaetano Fatuzzo e Francesco Chittari, la manifestazione ha superato il format tradizionale del festival enogastronomico per trasformarsi in un maturo e strutturato hub multidisciplinare capace di far dialogare le eccellenze artigianali con l’arte, la cultura e l’impegno sociale.
Oltre 15 mila visitatori a Villa Pacini
Nel corso delle quattro giornate si sono alternati incontri, degustazioni, laboratori e momenti di approfondimento che hanno coinvolto un pubblico eterogeneo, contribuendo a rafforzare il ruolo di Beer Catania come appuntamento di riferimento per il settore craft nel Mezzogiorno.
Tra i temi che hanno suscitato maggiore interesse figura il focus dedicato alla mixology contemporanea e al rapporto storico e produttivo che lega gin e birra artigianale.
L’argomento è stato al centro di un incontro che ha visto dialogare Amedeo Ferlito, bartender di Sottopalazzo, e Ramon Noto, esperto di miscelazione e professionista del comparto food & beverage di Sipario Club.
Nel corso del talk, Noto ha ripercorso le origini di un legame che affonda le proprie radici nella storia europea delle fermentazioni e delle distillazioni. Il ginepro e il luppolo, oggi associati rispettivamente a gin e birra, venivano infatti utilizzati per le loro proprietà conservanti e medicinali già molti secoli fa.

Dalla Scuola Medica Salernitana agli studi di Ildegarda di Bingen nel XII secolo, il racconto ha mostrato come il luppolo abbia contribuito a migliorare la conservazione della birra, mentre il ginepro trovava impiego in preparazioni alcoliche e medicamentose. Due percorsi apparentemente distinti che condividono però una comune matrice cerealicola.
Gin e birra, infatti, nascono dallo stesso patrimonio agricolo costituito da orzo, frumento e segale. Non a caso il fermentato da cui si ricava la base alcolica del gin presenta molte affinità con un mosto di birra non luppolato.
Dal talk ai cocktail: la dimostrazione nel bicchiere
La parte teorica ha trovato applicazione pratica grazie ai cocktail preparati da Amedeo Ferlito utilizzando Magnolia, London Dry Gin composto da sette botaniche.
Nel primo drink il distillato è stato abbinato a lime, zucchero e Contrablanche del birrificio Cantaloop, una birra caratterizzata dalla presenza di bacche di ginepro e scorze di bergamotto che ha contribuito a conferire struttura e freschezza alla miscela.
La seconda proposta ha invece utilizzato come elemento finale la False Flat del birrificio Brewfist, una Berliner Weisse con lampone e basilico. In questo caso la birra ha assunto il ruolo normalmente affidato agli spumanti nei cocktail, apportando acidità, effervescenza e una marcata componente aromatica.
Birrifici, degustazioni e sperimentazione cerealicola
Oltre alla miscelazione d’avanguardia, Beer Catania ha ospitato ventuno birrifici artigianali e dieci proposte gastronomiche. Ampio spazio è stato dedicato anche alla divulgazione. Tra gli incontri più seguiti figurano quelli sulla sostenibilità e sulla sperimentazione cerealicola condotti dai docenti del Dipartimento Di3A Aldo Todaro e Rosa Palmieri insieme a Valeria Messina di Forno Biancuccia.

Molto partecipate anche le degustazioni di birra e formaggi curate da Ramon Noto e gli abbinamenti tra le birre monastiche di Birra Nursia e i sigari Tornabuoni Cacciatore alla Maremmana.
Accanto all’offerta enogastronomica, il festival ha confermato la propria vocazione alla valorizzazione degli spazi urbani e il coinvolgimento delle realtà locali. Particolare interesse ha suscitato l’area dedicata alla comunicazione visiva e all’arte urbana curata da Enrica Ciulla, fondatrice di Urban Street Art Sicily, che ha ospitato opere realizzate attraverso tecniche pittoriche e stencil attirando l’attenzione anche di visitatori stranieri.
Tra i progetti più significativi dell’edizione 2026 figura “Il Muro del Piatto”, iniziativa collettiva raccontata da Andrea Pace di We Catania e dal designer Bob Liuzzo. Nel laboratorio che ha coinvolto scuole, università, famiglie e cittadini, la birra si fa pretesto per generare valore culturale. Ad adulti e bambini è stato chiesto di disegnare su piatti di ceramica la propria visione identitaria di Catania: l’opera monumentale risultante sarà inaugurata pubblicamente il prossimo 7 luglio nel quartiere San Cristoforo.
Un progetto sostenuto anche da Marco Barbarossa, responsabile dell’hub comunitario de La Città dei Ragazzi, che testimonia come Beer Catania sia riuscito negli anni a trasformare Villa Pacini in un hub stabile di inclusione, networking territoriale e percezione fiduciosa del futuro.



