Nelle colline di Fittà (VR), le sorelle Valentina, Meri e Alessandra Tessari guidano una delle realtà più identitarie della denominazione e custodiscono l’anima di un territorio millenario, trasformando Trebbiano di Soave e Garganega in un racconto di territorio, visione ed eleganza
Il Soave Classico, un territorio che affiora dalla roccia e che nasce dove la terra conserva ancora la memoria dei vulcani sommersi che modellavano il paesaggio 50 milioni di anni fa.
Un mosaico di piccoli appezzamenti, vigne antiche, colline che salgono alle spalle del castello medievale: è qui che la viticoltura ha trovato la sua dimensione più autentica, tra memorie contadine e terreni ricchi di storia.
L’area Classica, delimitata già nel 1931, esprime la sua particolare vocazione attraverso la duplice natura dei suoli: quelli vulcanici delle colline orientali e quelli calcarei delle occidentali. Un insieme di crinali dalla straordinaria vocazione in cui si si colloca Fittà, il punto più alto dell’intera denominazione, a 296 metri sopra il livello del mare, dove la cantina Suavia ha scelto di mettere radici.
Una località che porta nel bicchiere altitudine, mineralità, freschezza e un’identità inconfondibile.
La famiglia Tessari: una casa che diventa cantina
La storia di Suavia è inseparabile da queste terre, a partire dal suo nome, che rievoca l’antica “terra degli Svevi”, un legame intimo con la storia del borgo.
I Tessari sono contadini da generazioni, gente che ha sempre vissuto tra le vigne e che, come molte famiglie del Soave, conferivano l’uva alla più famosa cantina sociale del posto. La vera storia inizia, però, nel 1982 quando Giovanni Tessari e sua moglie Rosetta compiono una scelta controcorrente, coraggiosa per l’epoca, quella di vinificare in proprio.
Una scommessa audace nell’Italia rurale di quegli anni, dove una famiglia con quattro bambine, nessuna tradizione tecnica e un mercato ancora lontano dall’attenzione odierna, veniva considerata inadeguata a produrre vino.
Un’eredità al femminile
Oggi, quella scommessa si è trasformata in realtà consolidata grazie alla gestione di tre delle quattro sorelle Tessari: a partire da Valentina, enologa, che a quattordici anni si trasferisce a San Michele all’Adige e poi alla Statale di Milano con il professor Attilio Scienza, in un’epoca in cui le donne in cantina erano rarità.
Dal 2001 entra in azienda, portando metodo e visione, e guida ora l’azienda insieme alle sorelle Meri e Alessandra.
Una compagine tutta in rosa, capace di gestire trenta ettari vitati e una produzione di 250.000 bottiglie annue, distribuite in quasi quaranta paesi nel mondo.

Nelle terre di Suavia, dove l’oceano divenne vigna
A 300 metri sul livello del mare, la cantina Suavia occupa una posizione privilegiata. Qui, il paesaggio vitivinicolo si sviluppa come un mosaico: piccole proprietà, che raramente superano l’ettaro, si susseguono creando quel patchwork caratteristico del Soave Classico.
La zona orientale, dove si concentrano i vigneti aziendali, racconta una genesi straordinaria, di terre che giacevano infatti sotto un oceano tropicale, e il fondale ribolliva di vulcani sottomarini. Le rocce madri basaltiche conferiscono ai suoli una personalità inconfondibile, differenziandoli nettamente dalle colline calcaree occidentali della denominazione.
Una tradizione viticola nel cuore del Soave Classico
Suavia ha la fortuna di ritrovarsi un patrimonio di vigne antiche, oggi gestite in regime biologico certificato dal 2019, in cui trovano spazio solo le varietà a bacca bianca della zona: Garganega e Trebbiano di Soave, allevate secondo il sistema tradizionale della pergola veronese.
Due varietà che qui assumono espressioni sorprendenti grazie all’altitudine, alle escursioni termiche e alla natura vulcanica del suolo.
I vigneti della famiglia Tessari si distribuiscono in 12 diverse UGA del territorio: un ventaglio di microzone che permette di interpretare ogni vino con precisione territoriale

La rivoluzione silenziosa del Trebbiano di Soave
Agli inizi degli anni Duemila, mentre molti produttori locali investivano nella vicina Valpolicella sull’onda del successo dell’Amarone, Valentina Tessari, fresca di laurea, intraprende un percorso in antitesi: recuperare il Trebbiano di Soave, un vitigno storico della denominazione, considerato per decenni poco più che un complemento di taglio.
In collaborazione con il professor Attilio Scienza e l’Università Statale di Milano, viene così avviato un progetto di selezione che identifica oltre dieci genotipi, quattro dei quali vengono selezionati per resistenza e attitudine alla vinificazione.
Una ricerca che restituirà dignità a una varietà complessa, delicata, poco produttiva, sensibile all’oidio ma capace, se ben lavorata, di regalare vini dalla sorprendente eleganza.
Una “signorina da trattare con i guanti“, come racconta Alessandra Tessari, in netto contrasto con la generosa e affidabile Garganega. Eppure, proprio questa difficoltà nasconde un potenziale qualitativo straordinario.

La veste inedita del Trebbiano di Soave
Opera Semplice Atto VI 2021 è la declinazione più audace della varietà, trasformata in un superbo Metodo Classico. Prodotto solo nelle annate migliori, senza aggiunta di solfiti, questa sesta edizione testimonia la maturità raggiunta dal progetto. Ventiquattro mesi sui lieviti, seguiti da ulteriori ventiquattro in bottiglia, generano una complessità stratificata.
Al naso emergono eleganti e delicate percezioni agrumate e sulfuree, frutta secca, richiami di glicine e pesca gialla. Il sorso è di limpida asciuttezza, con un allungo sapido di notevole intensità e una morbidezza che bilancia la freschezza pronunciata. Meno di duemila bottiglie per un gioiello di rarità e visione.
Massifitti 2022, il pioniere di casa Suavia
Il Bianco Veronese IGT dell’azienda è il primo monovarietale di Trebbiano di Soave commercializzato in Italia, dopo il lungo percorso di ricerca di Valentina Tessari.
Nasce da due ettari e mezzo esposti a sud, su suoli basaltici compatti che ne ispirano il nome. La prima vendemmia risale al 2008, con commercializzazione nel 2010 in edizione limitata. Quindici mesi in vasca a contatto con le fecce fini con rimontaggi periodici, seguiti da dodici mesi di affinamento in bottiglia, conferiscono struttura cremosa a un vitigno naturalmente teso.
Imbottigliato nella caratteristica fiaschetta veneta – omaggio alla tradizione locale – il Massifitti 2022 si presenta con una complessità olfattiva che spazia dagli agrumi alle spezie dolci. Il sorso è teso, nitido, attraversato da un’acidità vibrante che accompagna una struttura fine e cremosa. Il finale, lungo e salino, lascia un ricordo incisivo, quasi marino.

Dalla Garganega, l’eleganza che nasce dalla pergola
Il Soave Classico DOC 2024 è una Garganega in purezza da uve esposte su diversi versanti collinari a trecento metri d’altitudine. Il vino più immediato della gamma, vinificato cinque mesi in acciaio a contatto con le fecce fini, con parziale fermentazione malolattica solo in determinate annate, seguito da un mese di riposo in bottiglia.
Al naso esprime freschezza floreale e fruttata: mela e pera, miele, accenni citrini. Il palato è straordinariamente equilibrato, con una scia sapida che amplifica freschezza e morbidezza.
Un Soave che non ha nulla da invidiare alle selezioni superiori, pur mantenendo un’indole di piacevole bevibilità.

L’ anima vulcanica di Monte Carbonare 2023
Il cavallo di battaglia aziendale nasce su sei ettari di terreni vulcanici a tessitura argillosa, la cui colorazione ebano ricorda il carbone.
A 280 metri d’altitudine, l’esposizione a nord – un tempo considerata svantaggiosa per varietà tardive come la Garganega – oggi rappresenta un valore aggiunto, garantendo acidità brillanti anche nelle annate più calde.
Le uve di Monte Carbonare provengono da vigneti di sessant’anni, allevati a pergola veronese e affineranno per dodici mesi in vasca d’acciaio sulle fecce fini, e altrettanti sei mesi in bottiglia.
Il risultato è un Soave dalla personalità schietta e verace: al naso emerge un carattere fumé, con agrumi e fiori di campo; in bocca la cremosità e l’eleganza si sposano a una freschezza tagliente e a una sapidità di grande persistenza.
Un vino che racconta senza filtri la forza del suo suolo vulcanico.
AZIENDA AGRICOLA SUAVIA
Frazione Fittà via Centro 14
www.suavia.it

