Dalle affascinanti tombe etrusche ai capolavori d’arte, passando per la natura incontaminata della Riserva delle Saline, la cittadina in provincia di Viterbo riserva tante sorprese che rivelano il volto bello e misterioso
La città di Roma resta tra le più visitate al mondo per la sua storia, i suoi monumenti, il cibo. Il suo fascino è unico. Questo aspetto, però, troppo spesso, oscura la regione nella quale è ubicata perché chi va a visitarla è talmente immerso dall’atmosfera e dalle bellezze della Capitale che trascura realtà limitrofe meno note e diversamente affascinanti. Tra queste spicca la cittadina di Tarquinia, in provincia di Viterbo.
Tarquinia, storia e magia di una cittadina antica
Il nome di Tarquinia deriverebbe dal fondatore Tarchon, figura mitologica, per alcuni la stessa descritta da Virgilio nell’Eneide, come alleato di Enea contro Turno, re dei Rutuli. Altri ancora, invece, parlano della gens Tarquinia alla quale sono legati i re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo. In ogni caso si tratta di una cittadina dai numerosi reperti etruschi, copiosa di storia e di magia.
Le più importanti tombe etrusche
Dai recenti studi si crede la popolazione villanoviana coincida con quella etrusca e che si tratti di gente autoctona che ha sempre dato importanza alla morte e, con il tempo, anche alla vita ultraterrena. Lo testimoniano le tombe rinvenute nella necropoli di Monterozzi, sito UNESCO, nella quale si possono ammirare vere e proprie abitazioni, anticamente ricche di oggetti, concezione condivisa con altre popolazioni come Traci e Macedoni.
Tra le più note emergono la Tomba dei giocolieri risalente, forse, al VI sec. a.C. nella quale sono rappresentati acrobati, suonatore di siringa, danzatrici e anche un anziano aiutato da un fanciullo. Il tutto sovrastato da due fiere.

La Tomba delle leonesse, in realtà due leopardi, dello stesso periodo, rappresentano un banchetto in cui i partecipanti sono adagiati sui letti sorseggiando vino e ascoltando musica. I due quadrupedi sovrastano la scena come se dovessero proteggere il defunto durante il viaggio nell’aldilà.

Vivace dalle sfumature di blu, rosso e ocra e il disegno ben definito è la Tomba della caccia e della pesca, dall’ambientazione marina in cui un giovane nudo si tuffa, precedente e collegabile alla Tomba del tuffatore di Paestum. Probabilmente emblema del rapporto tra l’uomo e quotidianità.

Un piccolo paradiso terrestre
Un “sito” inusuale è la Riserva Naturale Saline di Tarquinia, fino al 1945 luogo di detenzione, per cui incubo per i galeotti, e oggi meta perfetta per i fotografi naturalisti. Le sue potenzialità erano state individuate già da Etruschi e Romani ma la sua storia è stata altalenante. A volerle rivalutare, fu Papa Pio IX.

Durante alcune giornate è possibile scorgere i fenicotteri rosa dal piumaggio colorato, il collo sinuoso, le zampe allungate che si nutrono di crostacei e alghe che caratterizzano il loro colore, nascendo con sfumature grigiastre. Più di 200 specie di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi in un piccolo paradiso terreste nel quale ci si immerge per diventare una creatura diversa, più vicina agli animali e magari ai loro sentimenti.
Madonna di Filippo Lippi di Tarquinia

Inusuale la Madonna di Filippo Lippi di Tarquinia, visibile nel Museo Nazionale Archeologico dell’omonima cittadina per poi tornare nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.
Testimone del potere della cittadina durante la prima metà del Quattrocento, commissionata dal Cardinale Giovanni Vitelleschi. La Madonna, con alcuni anelli tra le dita, è seduta su un trono di una stanza tra un libro e un letto, entrambi di colore rosso ma dalle sfumature diverse. Sul lato sinistro una finestra aperta con uno sfondo che sembra essere proprio Tarquinia. L’abito della donna è blu dalle diverse sfumature. Lei sprigiona un sentimento sereno in opposizione al bambino, definito da alcuni “putto etrusco”, dall’espressione quasi adulta che prende la madre dal collo, forse un gesto di quotidianità. Un rapporto intenso tanto da poter rappresentare, in chiave moderna, il complesso di Edipo: “Mamma o mia o di nessun altro”. Rappresentazione anomale, passionale e coinvolgente.
Qualcuno sostiene che gli Arabi fossero in grado di comprendere i corvi, gli Etruschi le aquile… Forse perché lo erano loro.



