Il secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio fotografa la crescita del settore tra domanda internazionale, spesa premium e ruolo strategico per le aree rurali
L’oleoturismo in Italia esce definitivamente dalla nicchia e, dal 2021 al 2024, registra un aumento del 37,1% delle esperienze legate all’olio extravergine di oliva, con 7 italiani su 100 che lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. È il quadro che emerge dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, presentato dopo la prima edizione del 2023, curato da Roberta Garibaldi e promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol.
Il comparto si inserisce in una filiera che conta 619 mila imprese olivicole e oltre 500 cultivar censite, un patrimonio produttivo e varietale che rappresenta uno degli elementi distintivi del paesaggio agricolo italiano.
Un trend molto positivo che si inserisce nella più ampia crescita del turismo enogastronomico in Italia, oggi tra i segmenti più dinamici del comparto turistico.

Oleoturismo in Italia: le esperienze più richieste
Cresce l’interesse sia sul mercato interno sia all’estero, in particolare in Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti, per esperienze legate al turismo dell’olio EVO come degustazioni guidate, acquisto diretto in azienda, itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal 71% degli intervistati), percorsi culturali e visite ai frantoi storici.
Le regioni più gettonate sono Toscana (29%), Puglia (28%), Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), territori nei quali la coltivazione dell’olivo contribuisce in modo significativo all’identità paesaggistica e produttiva.
Accanto alla crescita della domanda emerge anche un dato che segnala margini di sviluppo culturale. Solo il 47% degli italiani è in grado di indicare almeno una cultivar di olivo, mentre il 33% dichiara di non conoscerne nessuna. Un elemento che rafforza il ruolo dell’oleoturismo anche come strumento di educazione e divulgazione della cultura olearia.

Quanto spendono i turisti dell’olio
Ma quanto sono disposti a spendere i turisti per queste esperienze? Emergono differenze significative tra i mercati: in Europa prevale una fascia di spesa compresa tra 20 e 40 euro, mentre i visitatori statunitensi mostrano una maggiore propensione al segmento premium, con il 30% disposto a investire tra i 60 e i 100 euro per un’esperienza.
La possibilità di differenziare l’offerta, affiancando proposte accessibili a format più completi e immersivi, emerge come uno dei nodi centrali per il futuro del comparto.
La raccolta turistica delle olive: nuove regole nazionali
Tra le novità più rilevanti segnalate dal Rapporto figura il Protocollo d’Intesa siglato nel luglio 2025 tra l’Associazione Nazionale Città dell’Olio e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che definisce linee guida uniformi per la raccolta turistica delle olive.
L’attività è qualificata come esperienza divulgativa e ricreativa, non lavorativa, con una durata massima di due ore al giorno e limiti di ripetizione settimanale. Le aziende devono delimitare le aree dedicate, garantire dispositivi di protezione individuale, attivare una polizza assicurativa e comunicare le attività tramite SUAP, assicurando tracciabilità e sicurezza.
Un passaggio che contribuisce a strutturare l’offerta, tutelando operatori e visitatori e qualificando ulteriormente il turismo dell’olio sul piano normativo.

Oleoturismo e sviluppo delle aree rurali
Secondo Roberta Garibaldi l’Evo non è solo un prodotto alimentare, «È cultura, paesaggio, identità e racconto dei territori. L’oleoturismo rappresenta oggi una leva strategica per la rigenerazione delle aree rurali e per il rafforzamento del legame tra comunità, visitatori e filiera produttiva».
Le fa eco David Granieri, Presidente di Unaprol e Vicepresidente nazionale Coldiretti, che ha sottolineato come l’oleoturismo si stia delineando «un pilastro della nostra economia rurale; il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato».
Anche Michele Sonnessa, presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, ha confermato che questo secondo rapporto dimostri come l’oleoturismo non sia una moda passeggera ma «una leva strategica per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle aree rurali” e indichi la strada da seguire: “rafforzare il legame tra produzione e accoglienza, anche nei piccoli comuni e nelle aree interne, trasformando l’Italia dell’olio in un grande itinerario del gusto e dell’identità».
La sfida, ora, riguarda la qualità dell’offerta, la formazione degli operatori e una comunicazione più chiara e accessibile, elementi indispensabili per trasformare la crescita della domanda in un modello stabile di sviluppo territoriale.
Dal sito di Roberta Garibaldi è possibile scaricare il report completo.



