Il ritorno di Baglio Ceuso, la storia familiare e l’eredità di Tachis prendono forma nei vini dell’azienda siciliana, tra agricoltura biologica e gestione del tempo in vigna
Alcamo e la sua DOC incarnano una delle espressioni più autentiche della viticoltura della Sicilia occidentale. Le colline, ventilate e assolate, accolgono la vite in un ritmo naturale, fatto di gesti lenti e antichi, tramandati di generazione in generazione.
L’azienda Tonnino ha qui le sue radici, in contrada Vivignato, un territorio che ha segnato capitoli fondamentali della storia enologica regionale. La posizione strategica tra Palermo e Marsala, i progetti dei Florio e la presenza di bagli storici hanno reso quest’area un riferimento per l’isola del vino.
Oggi la cantina gestisce 120 ettari di vigneti in biologico certificato, ma il progetto più significativo della famiglia è il recupero di Baglio Ceuso, lo storico edificio del 1860 dove hanno riportato in vita il Ceuso, il celebre rosso creato negli anni Novanta dall’enologo Giacomo Tachis.

Una storia di famiglia e di vigna
La storia dell’azienda nasce ufficialmente nel 1950 con nonno Paolo che, dalle campagne di Alcamo, acquista negli anni terreni nella valle del Belice, portando con sé la maestria dei viticoltori alcamesi.
Con l’ingresso in cantina del nipote Antonio Tonnino, terza generazione, la visione si amplia ma la sua idea di vigna è ancora scandita da pazienza e sapienza contadina: un esempio è la “manganiàta”, un gesto antico, praticato ancora adesso nei vigneti aziendali, che favorisce una ripresa vegetativa più omogenea.

La memoria architettonica di Baglio Ceuso
La rinascita di questo sito storico è uno dei capitoli più significativi del percorso della cantina Tonnino.
Costruito nel 1860 dalla famiglia D’Angelo, il baglio diventa presto uno dei poli enologici più importanti dell’area. Qui confluiscono, per decenni, vini e mosti di tutto il circondario, grazie a una logistica che già per l’epoca, anticipava i tempi.
L’area cresce, anche grazie al passaggio della famiglia Florio e all’arrivo della ferrovia nel 1881, fino al trauma della fillossera. Negli anni Novanta è l’arrivo di Giacomo Tachis a restituire prestigio al luogo: il progetto Ceuso Rosso infatti nasce qui, diventando uno dei simboli del rinascimento enologico siciliano.
Nel 2020 la famiglia Tonnino acquisisce il baglio e ne avvia un restauro concluso nel 2023, rispettoso dell’architettura originaria, con le vasche in cemento, la barricaia e il cortile interno che tornano ad essere spazi produttivi e culturali. Oggi Baglio Ceuso è anche tra i Luoghi del Cuore FAI, consolidando così il suo valore storico.
Il biologico come punto di partenza
La conduzione sostenibile delle vigne aziendali, distribuite tra Alcamo, Valle del Belice, Poggioreale e Contessa Entellina è per Tonnino una condizione necessaria, ma non esaustiva. L’adesione al programma SOStain inserisce l’azienda in un percorso che va oltre l’agricoltura, che coinvolge ambiente, comunità locali, benessere dei lavoratori e tutela delle risorse naturali.
La partnership con l’Università di Palermo, inoltre, ha introdotto pratiche di agricoltura di precisione: analisi dello stress idrico fogliare, utilizzo della cera d’api per stimolare le difese naturali della vite e antagonisti autoctoni contro la cocciniglia. La sostenibilità diventa così un processo concreto e misurabile.
L’identità enologica nel paesaggio del Belice
I vigneti si sviluppano dove i due rami del fiume Belice definiscono un paesaggio agricolo complesso e articolato, a cavallo di tre territori, Palermo, Trapani e la provincia di Agrigento.
La tenuta di Baglio Ceuso rappresenta il centro operativo dedicato ai vitigni autoctoni. Quella di Poggioreale lavora soprattutto sulle varietà internazionali che qui sono di casa mentre i suoli alluvionali di Contessa Entellina, danno vita a rossi eleganti e longevi.

I vini Tonnino tra metodo e memoria
La ricerca scientifica applicata alla vigna e una produzione di circa 150mila bottiglie compongono un mosaico credibile.
La sintesi di un luogo, di una comunità agricola e di un’idea di tempo che continua a dettare il ritmo. Chiunque nasca o cresca in Sicilia è siciliano, secondo Antonio Tonnino, da qui la scelta di affiancare agli autoctoni varietà nazionali e internazionali capaci di adattarsi al territorio.
Un principio che si traduce in undici etichette dove Grillo, Catarratto e Nero d’Avola convivono con Pinot grigio, Chenin blanc e Syrah, ciascuno a suo modo interprete di questo territorio tra mare e collina.
Pizzo di Gallo 2024, il ramato delle colline
Un Pinot Grigio che abbandona ogni lettura standardizzata, che nasce sui terreni calcareo-sabbiosi, ricchi di fossili, della Tenuta di Poggioreale, tra i 450 e 500 metri.
La breve macerazione a freddo sulle bucce disegna una tonalità ramata elegante e luminosa. Al naso frutta esotica, pera matura e una sottile traccia agrumata mentre in bocca conferma l’intensità, con una bella chiusura sapida. L’affinamento in cemento mantiene intatta la precisione varietale e restituisce un vino dinamico, di notevole personalità.
Triangolo di Zabib 2024, l’aromatico del Belice
Lo Zibibbo (dall’arabo Zabib) appartiene ai moscati ed è il vitigno aromatico siciliano per eccellenza.
La posizione del vigneto è sul pendio ripido che domina l’incrocio tra i due rami del Belice, su terreni scuri, alluvionali e profondi. Profumi netti di zagara, mandarino, gelsomino, ed erbe aromatiche, senza eccessi aromatici.
In bocca, l’equilibrio tra slancio minerale e freschezza agrumata funziona, con una scia sapida che allunga il sorso.
Ceuso 2020, il ritorno di un’icona del vino siciliano
Giacomo Tachis creò questo blend di Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Merlot nel 1990, con l’ambizione di realizzare uno dei grandi rossi italiani. La famiglia Tonnino lo ha riportato in vita grazie agli appunti ritrovati e alla sapienza di Gino Amato, ex cantiniere di Tachis.
Una produzione limitata a 3.300 bottiglie (di recente uscita anche il Ceuso Bianco) dai terreni di Contessa Entellina, che matura circa 10 mesi in cemento, dodici in barrique francesi e altrettanti in bottiglia. Al naso amarene sotto spirito, prugna secca, note di sottobosco, cacao e spezie dolci.
Il sorso è pieno, strutturato, con acidità ben integrata a tannini non aggressivi. La persistenza è lunga, stratificata, notevole con ritorni balsamici. Un rosso di vocazione internazionale, ma ancorato al paesaggio che lo genera.
AZIENDA AGRICOLA TONNINO
Viale Europa 104, Alcamo (TP)
www.vinitonnino.com



