Dopo un intervento da 1,5 milioni di euro, il museo romagnolo torna ad accogliere il pubblico con un allestimento rinnovato, nuovi strumenti inclusivi e un percorso che attraversa oltre duemila anni di storia
C’è una Romagna meno nota delle spiagge e delle città d’arte più frequentate, fatta di borghi, antiche pievi e testimonianze che raccontano il passato romano della regione. In questo mosaico rientra Sarsina, cittadina dell’Appennino forlivese che diede i natali a Tito Maccio Plauto e che custodisce uno dei più importanti musei archeologici dell’Emilia-Romagna.
Dopo un ampio intervento di riqualificazione, il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina ha riaperto le sue porte al pubblico con spazi rinnovati, un nuovo percorso espositivo e una particolare attenzione all’accessibilità. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, insieme a Luigi Gallo, direttore dei Musei nazionali di Bologna, a Costantino D’Orazio e al sindaco Enrico Cangini.
«La riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Sarsina è l’occasione per un momento di festa condivisa che assume un profondo significato per le istituzioni, per la comunità dei sarsinati e per chiunque voglia comprendere la fisionomia culturale e civile dell’Italia», ha dichiarato il ministro Giuli, definendo il patrimonio culturale una vera e propria «energia vitale» capace di orientare verso il futuro.

Un museo nato nell’Ottocento che continua a rinnovarsi
Fondato nel 1890, il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina è uno dei più antichi della regione. Nel corso del tempo ha conosciuto numerosi ampliamenti e trasformazioni, fino a diventare un luogo privilegiato per la conservazione e la valorizzazione dei reperti emersi dagli scavi dell’antica Sarsina romana.
L’edificio attuale, sviluppatosi a partire da un nucleo cinquecentesco e ampliato in diverse fasi successive, si trova nel centro della cittadina moderna, costruita sopra l’antica civitas romana. Nel corso dei secoli, le collezioni del museo si sono arricchite grazie ai ritrovamenti effettuati da studiosi locali e alle campagne di scavo condotte soprattutto tra Ottocento e Novecento.
I lavori appena conclusi, dal valore complessivo di un milione e mezzo di euro, hanno interessato circa 1.600 metri quadrati distribuiti su tre livelli. L’intervento, progettato dall’ingegnere Massimo Mariani, ha riguardato il consolidamento della struttura e la riduzione della vulnerabilità sismica, migliorando la sicurezza dell’edificio senza alterarne il carattere storico.

Le opere al centro di un allestimento moderno
Il nuovo allestimento, firmato dallo studio Balletti & Sabbatini Architetti, ha uno stile essenziale e contemporaneo. I colori, i materiali e le geometrie sono stati studiati per creare il contesto giusto in cui tutte le opere possano risaltare al meglio.
Al pian terreno sono state scelte tonalità grigio-azzurre, mentre i livelli superiori sono caratterizzati da nuance più calde. Il rinnovato sistema di illuminazione, progettato dagli architetti Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi, contribuisce a rendere più chiara e coinvolgente l’esperienza di visita.

La Sala di Rufus e i tesori dell’antica Sarsina
Il cuore del museo resta il racconto della Sarsina romana, città che raggiunse il massimo splendore tra l’età repubblicana e quella imperiale e che diede i natali, intorno al 254 a.C., al commediografo Tito Maccio Plauto.
Tra le testimonianze più spettacolari spiccano i grandi monumenti funerari rinvenuti nella necropoli di Pian di Bezzo, sulla sponda destra del fiume Savio. Gli scavi, avviati tra XIX e XX secolo, hanno restituito sepolcri monumentali che richiamano nelle forme i grandi mausolei del mondo ellenistico.
Il più celebre è il Mausoleo di Rufus, alto quasi quattordici metri e talmente imponente da aver richiesto la realizzazione di uno spazio dedicato. La Sala di Rufus è diventata uno degli ambienti più scenografici del percorso museale. L’illuminazione scelta lo rende visibile anche dall’esterno durante le ore serali, creando una continuità tra museo e città.
Accanto ai mausolei di Rufus, Obulacco e Virginio Peto, il museo conserva stele funerarie, iscrizioni e testimonianze che permettono di ricostruire aspetti della vita quotidiana, delle relazioni familiari e delle attività economiche dell’antica comunità romana.

Dai mosaici alle opere d’arte: un patrimonio poco conosciuto
Il percorso espositivo comprende anche reperti di grande valore artistico provenienti dalle domus dell’antica città. Tra i più significativi figurano i mosaici del Trionfo di Dioniso e dell’Ercole ebbro, attestazioni dell’alto livello culturale raggiunto dalla Sarsina romana.
Non mancano pezzi unici come la coppa in vetro policromo, il bronzo raffigurante il ratto di Europa e una ricca collezione di ceramiche fini da mensa provenienti dall’area medio-adriatica. Un patrimonio che racconta di commerci, influenze culturali e abitudini di una comunità inserita pienamente nei traffici dell’epoca.

Un museo sempre più accessibile
La riapertura ha rappresentato anche l’occasione per ampliare gli strumenti dedicati all’inclusione. Grazie ai fondi del PNRR e al progetto coordinato dall’architetto Fabio Fornasari, il museo si è dotato di nuovi percorsi accessibili, con un video introduttivo disponibile anche nella Lingua dei Segni Italiana e un itinerario visuotattile che accompagna il visitatore attraverso le sale espositive.
Anche il sistema di comunicazione è stato completamente ripensato. I testi e la nuova identità visiva, sviluppati da FrameLAB dell’Università di Bologna, utilizzano codici cromatici e strumenti che rendono la comprensione delle collezioni più semplice, con contenuti disponibili in italiano e in inglese.

Duemila anni di storia in un unico luogo
L’aggiornamento del percorso museale non si è limitato al riallestimento degli spazi. Il lavoro del comitato tecnico-scientifico e la collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini hanno consentito di integrare le più recenti acquisizioni archeologiche, comprese le testimonianze relative al Capitolium e alle fasi successive della città fino al Medioevo.
Il risultato è un racconto più organico, che accompagna il visitatore dalla preistoria fino alla tarda antichità, mantenendo al centro la storia della Sarsina romana e la ricchezza delle testimonianze conservate.
In questo modo il museo è diventato un luogo che permette di comprendere la stratificazione culturale di un territorio dell’Appennino romagnolo spesso poco conosciuto dal grande pubblico, ma ricco di testimonianze che raccontano il rapporto tra l’uomo, il paesaggio e le civiltà che si sono succedute nel corso dei secoli.

Visite guidate, laboratori e nuove attività
Con la riapertura riprendono anche le iniziative di valorizzazione promosse dai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna in collaborazione con il Comune di Sarsina. Il calendario prevede visite guidate, laboratori didattici, conferenze, workshop ed eventi musicali, con l’obiettivo di trasformare il museo in uno spazio vivo e aperto alla comunità.
Le aperture straordinarie organizzate negli ultimi mesi del 2025, insieme alla presentazione in anteprima della Sala di Rufus, avevano già registrato circa quattrocento partecipanti tra eventi e visite guidate, segnale di un interesse crescente verso un patrimonio che oggi si presenta in una veste completamente rinnovata.
La riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Sarsina è anche l’occasione per riscoprire una parte di Romagna ancora lontana dai grandi flussi turistici. Il borgo, immerso nella valle del Savio e legato al nome di Plauto, conserva un patrimonio storico che merita una sosta, soprattutto per chi ama i viaggi culturali e le destinazioni meno frequentate.
Museo Archeologico Nazionale di Sarsina
Via Cesio Sabino 39 – Sarsina (Forlì-Cesena)
Tel. 0547 94641 | museiitaliani.it/sites/museoarcheologiconazionaledisarsina



