A dieci anni dal Best of Show, il paesaggista italiano torna tra i protagonisti del festival asiatico dedicato al garden design mentre rilancia una visione del giardino legata ai cicli naturali e alla rigenerazione dei territori
«Il giardiniere è un custode della natura e l’arte di renderla ancora più bella e rigogliosa va trasmessa alle nuove generazioni».
Lo afferma Stefano Passerotti, l’unico giardiniere e paesaggista italiano ad aver conquistato, nel 2016, il Best of Show al Singapore Garden Festival, prestigioso appuntamento internazionale dedicato al paesaggio e al garden design che torna nello Stato insulare del sud-est asiatico dal 4 al 12 luglio 2026.
L’evento, che si svolge con cadenza biennale, richiama designer, floristi e orticoltori da tutto il mondo e, proprio a dieci anni dal suo podio – conquistato con il progetto Nature’s Resolution – Passerotti sarà ospite del Festival per un’iniziativa speciale che riunisce alcuni dei progettisti premiati nelle diverse edizioni degli ultimi vent’anni.

Il progetto che conquistò Singapore
Il giardino presentato nel 2016 proponeva una visione del paesaggio come processo vivente. Con Nature’s Resolution, infatti, Passerotti raccontava la capacità della natura di ritrovare equilibrio quando l’essere umano smette di controllarla e torna ad accompagnarne i processi.
«Porto nel cuore la responsabilità e la gioia di rappresentare l’Italia», racconta Passerotti. «Sono curioso di capire cosa sta avvenendo tra i miei colleghi e se stia emergendo una maggiore attenzione e rispetto per la natura. Dopo alcuni anni lontano dalla scena internazionale, sarà anche l’occasione per osservare come sono cambiate le cose».

Un ritorno dopo anni di ricerca personale
Negli ultimi anni Stefano Passerotti ha scelto volontariamente di ridurre la propria presenza pubblica, ritirandosi in Maremma per dedicarsi a una ricerca personale e a progetti agricoli e paesaggistici legati all’agricoltura naturale e alla rigenerazione dei territori.
In un recente articolo pubblicato su Terra Nuova racconta che, in questo periodo, ha vissuto senza acqua calda né riscaldamento, attraversando tutte le stagioni e nutrendosi di ciò che raccoglieva nel bosco, dagli asparagi ai funghi. A questa esperienza si è affiancata anche la scelta alimentare del veganesimo, che considera un passaggio coerente con il proprio modo di intendere il rapporto con la natura. A suo avviso, infatti, parlare di natura senza tradurre questi principi nella vita quotidiana rischia di restare un esercizio astratto.
Tale periodo di riflessione ha rafforzato la sua idea di giardino come luogo di relazione tra suolo, piante e persone.
«Un tempo, il giardiniere era il responsabile di un luogo vivo, qualcuno che si prendeva cura delle piante e del territorio con dedizione. Oggi dobbiamo riportare alla luce questa figura e tramandarla ai giovani».
Non c’è stata solo riflessione in questo allontanamento ma l’artista ha continuato a lavorare come direttore generale di aziende agricole orientate al biologico, al biodinamico e a quello che definisce soprattutto “naturale”.
Alla base della filosofia di Passerotti c’è la scelta di progetti in cui esista già un rispetto concreto per la natura, arrivando a rinunciare ad opportunità rilevanti quando manchi questo elemento. Una posizione portata avanti con fermezza, nella consapevolezza che i progetti possibili sono molti ma che esistono anche persone e contesti fragili che meritano attenzione.

I nuovi progetti internazionali
Il ritorno a Singapore non sarà un’occasione isolata in quanto, nell’estate 2026, il paesaggista italiano tornerà nella città-stato per lavorare a un nuovo giardino ispirato ai cinque elementi e ai punti cardinali.
«Molti progetti oggi nascono senza considerare nemmeno dove sia il nord o dove sorge il sole», spiega. «Il mio intento è creare luoghi che permettano di percepire l’interiorità della natura, spazi capaci di sorprendere e di trasmettere un messaggio. Non solo giardini, ma esperienze».
Nel corso della sua carriera, oltre a quello di Singapore, Passerotti ha ricevuto importanti premi nei principali festival internazionali del paesaggio, tra cui una Gold Medal all’Hampton Court Palace Flower Show nel Regno Unito e una Silver Medal alla Gardening World Cup in Giappone.
Il suo lavoro è caratterizzato dall’unione armonica di botanica, arte e osservazione dei processi naturali, da cui nasce un’idea di giardinaggio come pratica di custodia e relazione con la natura.



