Da Santa Cristina Gela a Piana degli Albanesi, un itinerario tra lingua, costumi, artigianato e tradizioni che raccontano oltre cinque secoli di storia nel cuore della Sicilia occidentale
Nel cuore della Sicilia occidentale esiste un territorio dove la memoria delle antiche comunità albanesi continua a vivere nella lingua, nelle tradizioni religiose, nei costumi e nell’artigianato.
Gli Arbëreshë, discendenti delle popolazioni che tra il XV e il XVIII secolo si stabilirono nell’Isola in fuga dall’avanzata ottomana nei Balcani, sono oggi presenti nel Palermitano nei comuni di Piana degli Albanesi, Palazzo Adriano, Mezzojuso, Contessa Entellina e Santa Cristina Gela.
Proprio Santa Cristina Gela si è distinta per l’impegno nella divulgazione del proprio patrimonio etno-linguistico durante la prima edizione della festa del Catarratto, svoltasi lo scorso giugno. Accanto alla valorizzazione del vitigno simbolo del territorio, la manifestazione ha offerto ai visitatori l’opportunità di conoscere una comunità che continua a custodire con orgoglio la propria identità.
Tra le ambasciatrici di questa tradizione durante l’evento c’è stata Caterina Cangialosi, docente e Assessore alla Cultura del Comune di Santa Cristina Gela, che ha illustrato l’impegno dell’amministrazione nella tutela del patrimonio etno-linguistico arbëreshë.
«Stiamo cercando di aumentare le ore di approfondimento della lingua arbëreshë nei nostri istituti, dove fa parte della didattica già dalla scuola primaria».

La lingua arbëreshë, un patrimonio che continua a vivere
La tutela dell’identità linguistica rappresenta uno degli aspetti più sentiti dalle comunità arbëreshë della Sicilia. Accanto all’italiano e al siciliano, infatti, l’arbëreshë continua a essere utilizzato nella quotidianità, contribuendo a mantenere vivo un patrimonio che affonda le proprie radici nella storia dell’emigrazione albanese.
Gli stessi albanesi definiscono queste comunità gjaku ynë i shprishur, espressione traducibile come «il nostro sangue disperso», a testimonianza del forte legame identitario che ancora oggi unisce le due sponde dell’Adriatico.
L’arbëreshë parlato nei diversi comuni siciliani presenta inevitabili differenze locali, ma conserva una funzione essenziale, quella di tramandare un’identità culturale che continua a trovare spazio nella vita familiare, nelle celebrazioni religiose e nelle occasioni pubbliche.
Quando i canti popolari salvano la memoria di una comunità
La salvaguardia della lingua passa anche attraverso il recupero di tradizioni che rischiavano di scomparire. Negli anni Ottanta, gli abitanti di Santa Cristina Gela hanno avviato un importante lavoro di ricerca coinvolgendo gli anziani del paese, ultimi custodi di antichi canti religiosi tramandati esclusivamente per via orale.
«Negli anni ’80 abbiamo chiesto agli anziani di dettarci le parole del Lazarit (canto di Lazzaro, ndr), eseguito insieme alla Passione il Venerdì della Settimana Santa. In occasione della Resurrezione, invece, cantiamo Sòsanesti, evoluzione orale del greco Christòs anèsti, cioè “Cristo è risorto”».
I costumi arbëreshë, simbolo di identità e memoria familiare
Se la lingua rappresenta uno dei principali elementi identitari della comunità arbëreshë, altrettanto significativo è il patrimonio legato ai costumi tradizionali, ancora oggi indossati durante le principali ricorrenze religiose e, soprattutto, in occasione del matrimonio.
Gli abiti femminili, tramandati all’interno delle famiglie o ricostruiti seguendo fedelmente i modelli storici, raccontano una storia fatta di appartenenza, fede e prestigio sociale. Ogni dettaglio conserva un preciso significato simbolico e testimonia l’attenzione con cui queste comunità hanno custodito la propria eredità culturale.
«Per ricreare i costumi tradizionali, con i materiali e la manifattura adeguata, si parla di cifre che si aggirano sui 15.000 euro. Alcuni di noi li abbiamo ereditati, insieme a collane e orecchini del Settecento, carichi di valore storico e affettivo», ha raccontato una residente santagelese intervenuta durante la manifestazione e vestita con il tradizionale abito arbëreshë.
Questi costumi rappresentano un patrimonio di famiglia che passa di generazione in generazione, custodendo storie personali e collettive.
L’artigianato che mantiene viva una tradizione secolare
La conservazione di questa eredità culturale è resa possibile anche grazie al lavoro di artigiani e studiosi che, tra Santa Cristina Gela e Piana degli Albanesi, continuano a riprodurre, restaurare e valorizzare gli abiti storici. Uno di questi è il giovane stilista Giovanni Lotà, appassionato cultore della tradizione arbëreshë in Sicilia, che realizza Xhipun fedeli agli esemplari storici, come quelli esposti a Palazzo Emanuele Musacchia.
Accanto a questa attività, si dedica anche alla realizzazione dei ricami dorati che impreziosiscono le Zilona, le sontuose gonne in seta e raso che sono uno degli elementi più riconoscibili dell’abbigliamento femminile tradizionale.
Gioielli che raccontano fede, famiglia e promesse d’amore
I dettagli di questi costumi sono simboli legati alla fede e a promesse d’amore importanti. Il Brezi, cintura in argento decorata al centro con le effigi di San Giorgio, patrono del popolo albanese, oppure dell’Immacolata Concezione, viene donato dal futuro sposo alla promessa durante il fidanzamento ufficiale, per indicare la volontà di formare una famiglia nuova.

Anche il damanti, anello di diamanti rotondo e leggermente bombato, rappresenta una promessa d’amore: la madrina di battesimo lo regala al bambino di cui è tutrice spirituale, con l’auspicio che egli lo doni alla futura sposa, a suggello di garanzia sociale e materiale.

Quando i gioielli della tradizione non sono parte di un’eredità familiare, sovente vengono commissionati ad atelier specializzati in oreficeria storica, come Gli Ori di Piana Lucito, sita a Piana degli Albanesi. Non a caso, i monili di questa gioielleria sono stati scelti per la celebre puntata di Ulisse – Il piacere della scoperta, condotta da Alberto Angela, dedicata alla Sicilia del Gattopardo.
In un’epoca in cui il turismo di massa tende a rendere le destinazioni sempre più simili tra loro, i borghi arbëreshë offrono un viaggio alla scoperta di una cultura che vive nella lingua, nelle botteghe artigiane, nei riti religiosi e in tradizioni tramandate da secoli.



