Dove il Cannonau racconta di vigne adagiate sul Supramonte e una famiglia che ha fatto del vino un atto d’amore. Quattro interpretazioni diverse di un vitigno simbolo, accomunate da un’unica voce: quella della terra
Ai piedi del Monte Corrasi, Oliena (NU) conserva ancora l’essenza della Sardegna più intima, quella che si riconosce nei suoi silenzi, nei profumi di mirto e lentisco, nei colori taglienti del granito.
Tra le “dolomiti sarde” del Supramonte, la viticoltura non è mai stata un semplice mestiere, ma una forma di continuità culturale che ha attraversato le generazioni. I vigneti, insieme agli oliveti, disegnano da secoli il paesaggio e definiscono il carattere di una comunità legata alla terra, l’identità di un paese che continua a difendere la propria autenticità, tra roccia e memoria.
Qui affonda le sue radici la storia di Iolei, la piccola azienda della famiglia Puddu, che ha scelto di interpretare il Nepente di Oliena restituendogli identità e precisione. Una cantina che è il risultato di un percorso familiare in cui competenze diverse – dall’enologia all’accoglienza – convergono in una visione comune: produrre vini che raccontino il territorio senza forzature, con rispetto e misura.

Le radici di una visione familiare
Un nome che nasce da un incontro: un Io e una Lei, l’uomo e la vite che insieme diventano racconto di vino e di vigna. Una famiglia che ha trasformato l’eredità contadina in un progetto enologico maturo, nato da Salvatore Puddu, agricoltore appassionato, che ha trasmesso ai figli il rispetto per la vigna e per la terra di Oliena.
È da quei gesti antichi, osservati tra i filari e nelle cantine domestiche, che nasce la vocazione del figlio Antonio, enologo e fondatore dell’azienda. Dopo gli studi al prestigioso Istituto di San Michele all’Adige e la laurea in Viticoltura ed Enologia a Torino, Antonio Puddu decide di restare in Sardegna e di dare forma concreta a un sogno condiviso con tutta la famiglia.
Al suo fianco, le sorelle Chiara e Sara, rispettivamente responsabile gestionale e anima enologica della cantina; la moglie Simona, che cura l’immagine dei vini mentre mamma Luisella accoglie gli ospiti con l’autenticità dell’ospitalità sarda.
Il Nepente di Oliena, il vino “senza pentimenti”
Fu Gabriele D’Annunzio a dare nome e fama al Nepente. Durante un viaggio in Sardegna nel 1882, accompagnato dagli amici Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, rimase incantato dal “binu de Uliana”, tanto da celebrarlo anni dopo in un articolo intitolato Un itinerario bacchico, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1910.
In questo scritto, il poeta rievoca il suo viaggio nell’isola, l’incontro con le sue bellezze naturali e culturali, e l’esperienza di un’ebbrezza così intensa da fargli dimenticare ogni dolore. Fu proprio lui a battezzare quel vino con il nome “Nepente”, ispirandosi all’antica bevanda greca capace di lenire le sofferenze dell’anima.
Da allora, questa sottozona del Cannonau di Sardegna DOC ha assunto un significato quasi poetico: è il vino che libera, che consola, che racconta l’isola attraverso la sua forza gentile.
Oggi, nelle vigne di Iolei in Barbagia – otto ettari sparsi, distribuiti tra i 180 e i 650 metri di altitudine – quel racconto continua, tra suoli di disfacimento basaltico, calcareo e granitico, e una vendemmia che dura due mesi, seguendo il ritmo della montagna.

La voce del territorio nei vini della Cantina Iolei
Il Monte Corrasi protegge e modella il microclima, regalando escursioni termiche che intensificano aromi e struttura. L’obiettivo di Antonio Puddu è chiaro: lasciare che sia la terra a parlare.
Le vigne più antiche sono allevate ad alberello tradizionale, mentre i nuovi impianti seguono la forma ramificata, pensata per ottimizzare la resa senza snaturare l’identità. La raccolta è manuale, permettendo una selezione attenta delle uve.
L’approccio enologico dell’azienda è quello di preservare al massimo l’espressione autentica del vitigno e valorizzare le sfumature dei diversi suoli e delle altitudini che caratterizzano le vigne di Oliena. Per questo l’80% della produzione affina in acciaio, scelta coerente con una filosofia che privilegia purezza e bevibilità.
Nessuna forzatura, nessun legno dominante: solo equilibrio e autenticità. La produzione, oggi di circa 60.000 bottiglie l’anno, si concentra su interpretazioni personali del Cannonau, con un’impronta moderna ma sempre fedele al territorio.
I quattro volti del Cannonau
Iolei Cannonau di Sardegna DOC il vino delle origini, la sintesi di un’idea che ha preso forma nel 2015 con appena 200 bottiglie presentate a Cortes Apertas. Il successo fu immediato, e da allora questa produzione è diventata il simbolo identitario della cantina. L’etichetta di Sara Bachmann, che raffigura una donna in costume tradizionale di Oliena, ne sottolinea il legame profondo con la cultura locale.
Il vino, un Cannonau in purezza, proviene da un vigneto situato nel comune di Orune, fuori dalla sottozona del Nepente. Qui, il terroir è dominato dal sole e dal disfacimento granitico, elementi che conferiscono al vino una struttura elegante e una personalità distinta.

Affinato dieci mesi in acciaio, Iolei nell’annata 2023 conserva intatta l’espressione varietale del vitigno: si muove tra ciliegia, mirto e alloro, con leggere note di pepe e prugna. In bocca è snello ma profondo, con tannini fini e un finale sapido che invoglia al sorso. È il manifesto dell’azienda: un Cannonau limpido, diretto, di sorprendente eleganza.
Vostè e Liju: voci diverse dello stesso territorio
Due interpretazioni complementari del Nepente di Oliena, espressioni di un’unica passione per il Cannonau.
Vostè, che in sardo significa “voi”, è un omaggio rispettoso al vino simbolo di Oliena e a Gabriele D’Annunzio, il cui volto campeggia in etichetta. Proveniente da vigneti esclusivamente nel territorio comunale, si distingue per macerazioni brevi e fermentazione malolattica in cemento.
La 2024 sprigiona intensi profumi di mora, lampone e macchia mediterranea; al palato è morbido, equilibrato, con tannini setosi e una persistenza che richiama leggere scie mentolate. La sintesi perfetta tra tradizione e freschezza.
Liju 2024, firmato da Sara Puddu, incarna invece l’anima più sperimentale della cantina Iolei. Vinificato con parte di grappolo intero e affinato in tulip di cemento, è un Cannonau senza solfiti aggiunti, di sorprendente vitalità.
Si apre con note floreali, frutti rossi e prugna. In bocca, un finale gentile e persistente. È il vino della consapevolezza: naturale, sincero, moderno. Dal 2025, l’affinamento evolverà ulteriormente: una parte del vino riposerà ancora nel tulip, mentre una piccola quota sarà trasferita in anfora, eliminando del tutto l’acciaio per esaltare ancora di più la naturalezza del vino. Circa 2.000 le bottiglie prodotte.

Hospes 2022 Riserva DOC: l’eleganza della memoria
Il nome, dal latino ospite, racchiude il senso di gratitudine che ha ispirato questo Cannonau in purezza, tributo all’accoglienza che Oliena riservò a Gabriele D’Annunzio e ai suoi compagni di viaggio. L’etichetta, firmata dal’artista Paco Corrias, è infatti una rivisitazione del ritratto giovanile del Vate, pensata per Iolei come ponte tra storia e contemporaneità.
Prodotto solo nelle annate più favorevoli, Hospes nasce da un singolo vigneto ad alberello, il più antico dell’azienda, dove la selezione delle uve è rigorosa e mirata. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino affina per 18 mesi in tonneaux da 700 litri, un passaggio che dona profondità senza sovrastare.
Il risultato è un Cannonau di rara finezza, dove la frutta matura si intreccia con note di liquirizia, vaniglia e una leggera tostatura di caffè. In bocca domina l’equilibrio: succosità, dolcezza, trama tannica e spezie si fondono in un’armonia misurata, priva di esuberanze. Il legno è usato con mano leggera, rispettando l’identità del vino e lasciando spazio alla sua autenticità.
I Cannonau di Iolei seguono una linea comune: sono vini di territorio. Hanno corpo e struttura, ma soprattutto una bevibilità moderna, segno distintivo della visione enologica della famiglia Puddu. Ogni bottiglia è il riflesso di un pensiero coerente: rendere omaggio alla Sardegna senza appesantirla di retorica, raccontarla attraverso la purezza del vino e la sincerità del gesto.
CANTINA IOLEO
Via Nuoro 47 – Oliena (NU)
www.iolei.com

