Gazzetta del Vino

11 milioni di bottiglie di Brunello di Montalcino stappate nel mondo nel 2021

Un vino, o forse, il vino, del made in Italy nel mondo segna una performance strabiliante. Raggiungere le vendite del 2010… in tempo di pandemia, lockdown e crisi economica, vi par poco?

2021 strabiliante per il Brunello di Montalcino: ecco i numeri

La crisi economica indotta dalla pandemia da Covid non ferma la voglia e il gusto di vivere, tuffarsi, farsi trasportare da quell’espressività enoica del made in Italy chiamata Brunello di Montalcino Docg.

2021 strabiliante per il Brunello di Montalcino

Il viaggio fisico è stato per tanto tempo interrotto, singhiozzato, interdetto, bloccato. Ma per fortuna non la voglia di farsi coinvolgere lungo le sinuosità orografiche della bassa senese grazie a sorsi che emozionano e sono rappresentanti e rappresentativi di oltre 200 interpretazioni (gli associati del consorzio detengono il 98,4% dell’imbottigliato riunendo 214 soci, per una tutela che si estende su un vigneto di oltre 4.300 ettari nel comprensorio del Comune di Montalcino 2.100 gli ettari a Brunello, contingentati dal 1997) di questo straordinario e unico terroir tosco-italico.

Potrà sembrare strano ma l’anno che si è appena concluso, ribollente di contraddizioni socio-economiche e sanitarie, ha comunque permesso ai consumatori di tutto il mondo di poter stappare bottiglie di grande pregio. Soprattutto provenienti da quel patrimonio Unesco chiamato Val d’Orcia. Sono state, infatti, quasi 11,4 milioni le bottiglie di Brunello di Montalcino immesse sul mercato nel 2021. Si parla del 37% in più rispetto al triennio precedente. Tra queste spicca anche l’ambito delle Riserve (+108% sul 2020).

Il prezzo medio dello sfuso è schizzato a +28% e le giacenze in cantina dell’imbottigliato raggiungono i minimi storici (-38% su dicembre 2020). Fate vobis… Se il 2021 è stato un anno entusiasmante per le vendite di Brunello non da meno lo è stato anche per il cugino “minore” il Rosso di Montalcino (+10% sul 2020, 4,6 milioni di bottiglie).

«Si chiude un biennio d’oro per il mercato del nostro vino di punta, con incrementi rispettivamente del 12% e del 27% – sottolinea il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci –, ora l’obiettivo è cementare il posizionamento conquistato. A fine febbraio saremo a New York con i nostri produttori per un’edizione statunitense di Benvenuto Brunello, mentre è allo studio un nuovo evento speciale dedicato al Rosso di Montalcino, un prodotto che conferma sempre più una propria identità e un potenziale importante».

2015 e 2016: le super-annate con i numeri più alti

Una performatività entusiasmante che trova nelle ultime due super-annate andate in commercio (2015 e 2016) i migliori alfieri possibili. Non è un caso. Il consumatore nazionale e internazionale, neofita o appassionato che sia, è sempre più attento alla critica e alla narrazione, in ambito agroalimentare, che sappia raccontare non una suggestione o una visione di parte ma un’emozione fatta sorso, fatta morso, fatta alimentazione.

Se poi, grazie al livello qualitativo raggiunto, in questo caso il Brunello degli ultimi anni lo dimostra inequivocabilmente (si vedano gli articoli recenti pubblicati sulle Anteprima a cui abbiamo partecipato), se ne può godere reiteratamente nel tempo, allora si è disposti e invogliati ancora di più a “investire” sul buono! Senza per forza dove chiamarsi Bezos, Musk o Zuckerberg.

Questa situazione erano anni che non la si vedeva. Era dal 2010 che non si superava il tetto di 11 milioni di bottiglie sul mercato. Nell’ultimo biennio sono state consegnate quasi 10,2 milioni di fascette di Stato relative all’annata 2015 e, in attesa della performance della Riserva al debutto quest’anno, oltre 9,4 milioni di contrassegni per la 2016. Ma già si preannuncia “Un’ottima annata”, parafrasando altre suggestioni in celluloide firmate da Ridley Scott, per la 2017, che conta già 3,1 milioni di bottiglie pronte a esordire sul mercato.

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Riccardo Isola

Un viaggio tra inchiostro e liquidi nel cristallo iniziato, ahimé e purtroppo, diversi anni fa. Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna, giornalista enogastronomico in orbita perenne attorno ai pianeti Vino e Cibo. Usurpatore, per professione e per passione, della lingua italiana. Improprio interprete, ma con dedizione e impegno, del raccontare ciò che da sempre fa grande il nostro essere italici: il Gusto.

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