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Il gin…una passione che non conosce confini

Caratteristiche del gin, ingredienti e tecniche di distillazione

È una delle bevande alcoliche aromatizzate più diffuse e apprezzate al mondo, nato dalla distillazione di un fermentato a cui si aggiungono erbe e spezie. Ma quali sono le caratteristiche e tipologie di gin?

Il gin è un alcolico originario dell’Olanda, esploso e reso famoso in Inghilterra, che ha raggiunto una diffusione e un interesse senza precedenti. Le sue origini risalgono al Medioevo quando veniva utilizzato come medicina e può essere ritenuto l’evoluzione di un altro alcolico: il Jenever.

La gradazione alcolica importante del gin lo rende un ingrediente perfetto nella mixology; numerosi, infatti, sono i cocktail in cui si utilizza in percentuale prevalente o meno. Sicuramente il gin tonic è il drink più noto e teoricamente più semplice da preparare: si ottiene con ghiaccio, gin e acqua tonica, in opportune proporzioni.

Componenti e caratteristiche del gin

Il gin nasce dalla distillazione di un fermentato (solitamente di patate o cereali) aromatizzato con erbe e spezie – dette botanicals – che conferiscono un sapore diverso e caratteristico a ciascuna bevanda finale.

Ne abbiamo parlato con Emiliano Sosa, enologo argentino che ha dedicato tutte le energie e le sue competenze al mondo delle bevande alcoliche aromatizzate: dai vermut ai liquori, fino proprio ai gin ed ai distillati in generale. Grazie all’esperienza maturata con l’enologo Roberto Castro, oggi Emiliano è anche docente in numerosi corsi in diversi Paesi del Sudamerica.

«Il gin – ci spiega Emiliano – è una bevanda alcolica distillata con un sapore predominante, quello delle bacche di ginepro, dette anche nebrine. Attualmente è una delle categorie di distillati più ampie, con regioni di produzione, stili e profili aromatici diversi e con il comune denominatore del ginepro. Viene prodotto in modi diversi, a partire da un’ampia gamma di ingredienti vegetali; oltre che con le bacche di ginepro, tende a essere aromatizzato con “botaniche”, che possono essere erbe, spezie, fiori o frutta, spesso combinate tra loro. Il più delle volte, è consumato mescolato all’acqua tonica o utilizzato per i negroni».

Emiliano Sosa spiega le Caratteristiche del gin
Emiliano Sosa (Foto © Fernando Chavez).

Le 3 categorie di gin

Un superalcolico, dunque, che parte da materie prima povere: vegetali o cereali, insieme ad altri ingredienti. Tre sono le principali categorie di gin: il Gin (o basic gin), il Distilled Gin e il London Dry Gin.

Gin (o basic gin): sapore secco e gradazione minima di 37,5%

Il Gin o basic gin, il più classico, richiede il numero minore di ingredienti (anche solamente ginepro) che vengono messi direttamente in infusione in alcol, di qualsiasi tipo, con una gradazione alcolica di almeno il 96%. Per questo tipo di gin non è necessario alcun processo di ridistillazione e il suo sapore finale è abbastanza secco (può contenere fino a 6 grammi di zucchero per litro). La gradazione alcolica minima del prodotto finito è di 37,5%.

Distilled Gin: varietà di componenti

Il Distilled Gin è caratterizzato da ulteriori aromi e sapori, oltre a quello caratteristico del ginepro. Per produrlo si parte sempre da alcol di origine vegetale al 96%, a cui vengono aggiunte botaniche e aromi vari, volendo anche frutta, che possono conferire un colore diverso alla bevanda finale. Si procede, quindi, ad ulteriori step di distillazione da cui, per l’appunto, il nome “Distilled”. È anche possibile utilizzare aromi artificiali per ampliare ulteriormente le gamme delle possibili varietà.

Oltre alle erbe botaniche e agli aromi, al gin si può aggiungere anche frutta.

London Dry Gin

Veniamo ora alla versione più pura e tradizionale: il London Dry Gin, caratterizzato da un regolamento di produzione piuttosto rigido, da un sapore asciutto (vi può essere aggiunto solo 0,1 grammi di zucchero per litro, per questo la dicitura “dry”) e da un aroma legato quasi esclusivamente al ginepro, senza coloranti, aromi o dolcificanti artificiali. Tutte le botaniche e le sostanze aromatizzanti, in questa preparazione, devono essere aggiunte prima o durante il processo di distillazione. Nulla, tranne l’acqua, può essere aggiunto dopo la distillazione.

Tecniche di distillazione

I gin sono prodotti con processi di distillazione diversi, a seconda delle modalità di infusione delle spezie e della tecnica di evaporazione.

«In generale, esistono diversi metodi di distillazione per le bevande alcoliche, tutti consistenti nell’evaporazione dell’alcol e nella sua separazione dal mezzo liquido originale, in modo da scartare altre sostanze chimiche come il metanolo all’inizio e l’acqua alla fine, per ottenere alcol etilico il più puro possibile. L’alcol risultante viene poi utilizzato per essere aromatizzato con prodotti botanici e frutta e portare al risultato desiderato», spiega ancora l’enologo di Mendoza.

La più tradizionale è la tecnica di cottura diretta in alambicco, che può avvenire in maniera continua o discontinua, e consiste nell’aggiunta dei prodotti botanici nel recipiente principale, detto pot still, e nella loro ebollizione con l’alcol. Il risultato è un sapore concentrato, ma con il rischio di portare con sé qualche residuo di spezie nell’evaporato.

Esistono, poi, nuove tecniche assai più costose, come le distillazioni sottovuoto e a freddo, che prevedono l’impiego di un evaporatore rotante o rotavapor. Questo, collegato a una pompa a vuoto, aspira l’aria all’interno del pallone di vetro, permettendo di abbassare la temperatura di ebollizione fino e sotto i 20°C, preservando le caratteristiche di alcune sostanze termolabili.

Un impianto di distillazione.

Al di là dei gin più commerciali e diffusi a livello mondiale, si stanno facendo strada sul mercato anche prodotti artigianali che riescono a esaltare il territorio di produzione, impiegando spezie e aromi di una specifica area geografica.

Conosciute le più importanti caratteristiche del gin, non resta che sbizzarrirsi a provarne da ogni parte del mondo, avventurandosi alla scoperta delle note aromatiche più intriganti e divertendosi a creare il proprio drink preferito…sempre senza esagerare!

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Raffaello De Crescenzo

"Enogastrocurioso", laureato in Tecnologie Alimentari ed in Viticoltura ed Enologia. Assaggiatore Esperto di oli d'oliva, assaggiatore di vini, degustatore di acque minerali, Sommelier e Videomaker. Sul web, dal 2013, è CulturAgroalimentare.

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