Umbria Gazzetta del Vino

Lungarotti: trecento anni di storia vitivinicola umbra

Dalla media valle del Tevere, vini che esprimono territorio, identità e contemporaneità. Una firma enologica di classe che sa parlare una lingua enoica sperimentale e al femminile

Chiara e Teresa Lungarotti
Le sorelle Chiara e Teresa Lungarotti (Foto © sito web Lungarotti).

Nel cuore dell’Italia centrale, a pochi passi da Perugia, la cantina Lungarotti produce da tre secoli vino. Lo fa con una forte impronta territoriale e famigliare. Una barra tenuta, da quattro lustri, in mani tutte in “rosa”. Oltre a Chiara Lungarotti (Ad) alla guida dell’azienda c’è anche la sorella Teresa.

Per quanto riguarda la realtà aziendale stiamo parlando di 250 ettari vitati suddivisi tra la Tenuta di Torgiano (230 ha) e quella di Turrita di Montefalco (20 ha certificati bio dal 2014). Due sono le cantine e 28 le etichette per circa 2,5 milioni di bottiglie prodotte ogni anno. Potenza quantitativa che non schiaccia però mai la qualità dell’approccio imbottigliato sotto ogni sughero. Forte è anche il posizionamento internazionale della produzione con una quota in export che sfiora il 45% del fatturato (50 i Paesi coperti).

Degustazione 2 etichette Lungarotti: Rubesco e Torre di Giano

Abbiamo provato l’esperienza della degustazione di 2 etichette Lungarotti, di seguito le nostre impressioni.

Rubesco” Rosso di Torgiano Doc 2018 Tenuta di Torgiano

Siamo in quel vino di media struttura che espleta al meglio la cosiddetta funzione gastronomica. Un rosso ottenuto da un blend di Sangiovese e Colorino provenienti da terreni a medio impasto con buona presenza calcarea. Tipologie che donano sia struttura che freschezza e mineralità al vino.

Il Rubesco viene prodotto in circa 450mila bottiglie l’anno e nasce a seguito di una fermentazione in acciaio con macerazione per 15 giorni, affinamento di un anno in botte e uno in bottiglia.

Degustazione Lungarotti: "Rubesco"
“Rubesco” Rosso di Torgiano Doc 2018 (Foto © Riccardo Isola).

Si presenta con un vestito di rosso rubino profondo. Al naso è intenso e gioca in un sottile equilibrio tra delicatezza e complessità. Fondamentale è lasciarlo respirare un poco prima di sorseggiarlo.

Ci sono chiare le note distintive del vitigno principale, il Sangiovese, con frutti rossi non completamente maturi (ciliegia, susina) e fiori (violetta) a cui fanno eco note più complesse, terziarie, quali spezie pepate, cannella, tabacco bagnato e sottobosco.

Al gusto è la sua struttura a giocare in attacco. Entrata diretta, giustamente sapida, fresca che si allarga e arrotonda sprigionando note di frutta rossa in confettura. Tannini importanti sorretti da una freschezza minerale quai ematica.

Imprescindibile l’abbinamento con una succulenta bistecca alla fiorentina o comunque con tagli di carne importanti e preziosi arricchiti dalle note fumée del barbecue. Ottimo con formaggi di media struttura o primi piatti con ragù di carne (anche caccia).

DiVini connubi d’arte per il “Rubesco”

Sorseggiare Rubesco riporta immediatamente alla mente la calda austerità dell’opera di Kuzma Sergeyevich Pertrov-VodkinRitratto di Maria (Margarita) Fyodorovna Petrova-Vodlina” del 1910.

Kuzma Sergeyevich Pertrov-Vodkin “Ritratto di Maria (Margarita) Fyodorovna Petrova-Vodlina”.

 “Torre di Giano” Bianco di Torgiano Doc 2019 Tenuta di Torgiano 

Un bianco “sbarazzino” ma non assolutamente banale. Anzi. La sua complessa trama gioca in una verticale ascesa di sensazioni sempre più dinamiche e curiose.

Giovialità, freschezza e grande capacità di adattamento alla tavola, grazie a una struttura ben presente, sono le principali caratteristiche che riscontriamo in questo bianco umbro creato dall’unione di Vermentino, Grechetto e Trebbiano. Uve provenienti da terreni di matrice argillosa che vengono lavorate esclusivamente in acciaio e a bassa temperatura. Una caratteristica che dona al prodotto finale un’eleganza complessiva molto intrigante.

Degustazione 2 etichette Lungarotti: "Rubesco" e "Torre di Giano"
“Torre di Giano” Bianco di Torgiano Doc 2019 (Foto © Riccardo Isola). 

Si parte da un color giallo paglierino vivo con riflessi verdognoli cha al naso si traducono in immediati echi di fiori e frutti dalla polpa bianca con importanti presenze di pennellate d’agrume. L’entrata al sorso è asciutta, strutturata e molto fresca. Note fruttate e floreali si riverberano in una mix da macedonia mediterranea con chiusura leggera e gentilmente amaricante. Un vino perferto come aperitivo in estate ma che non disdice di accompagnarsi a primi piatti dal ragù bianco di cortile o da primi di pesce. Da provare anche con sushi (sia internazionale che del mare Nostrum)

DiVini connubi d’arte per il “Torre di Giano”

Questo vino scultoreo, longilineo elegante e cromatico nella sua bevibilità richiama le snelle ma taglienti “Tall figure” di Alberto Giacometti.

A. Giacometti – “Tall figure

Lungarotti
Viale G. Lungarotti 2 – Torgiano (PG)
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Riccardo Isola

Riccardo Isola

Un viaggio tra inchiostro e liquidi nel cristallo iniziato, ahimé e purtroppo, diversi anni fa. Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna, giornalista enogastronomico in orbita perenne attorno ai pianeti Vino e Cibo. Usurpatore, per professione e per passione, della lingua italiana. Improprio interprete, ma con dedizione e impegno, del raccontare ciò che da sempre fa grande il nostro essere italici: il Gusto.

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