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La scrittrice Aimee Bender ci stupisce. La recensione di una delle sue opere più conosciute

A nove anni Rose, una comune ragazzina di Los Angeles, scopre di avere una qualità speciale: quando mangia non solo sente il sapore del cibo ma percepisce il sentimento che provava il cuoco mentre cucinava. Questo la porta ad accorgersi di quanto le persone soffrano, soprattutto sua madre. Riuscirà a crescere nonostante il suo “dono” la renda ipersensibile?

L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee BenderL’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender non è un libro sulla gastronomia, di cui ci si dimentica per parecchie pagine, ma è un romanzo sull’infelicità e sull’importanza di accoglierla nella vita, di convivere con essa. Tolstoj diceva che tutte le famiglie felici si assomigliano, mentre tutte le famiglie infelici lo sono a modo loro.

L’inconfondibile tristezza della torta al limone: trama e personaggi

I genitori di Rose non si amano più, lo sgabello blu (il primo oggetto che il padre regala alla madre) simbolo della loro storia è vecchio e logoro. Il padre, pur volendo bene ai suoi figli, non ha mai avuto un vero rapporto con loro. La madre, d’altro canto, cerca di essere sempre allegra ma è solo una facciata; nella vita riesce in molte cose ma non va mai a fondo di niente e passa da un impiego all’altro per poi darsi stabilmente alla falegnameria. E poi c’è il fratello maggiore, Joseph, il quale è un genio, asociale e taciturno, con un solo amico al mondo (l’estroverso George).

Sarà proprio Joseph il grande punto di domanda di tutto il romanzo. Se solo sua sorella avesse assaggiato qualcosa cucinato da lui, il lettore avrebbe avuto più elementi per capire ma questo non succede mai ed è un’occasione sprecata. La causa dei problemi del ragazzo viene fatta intuire, lasciata all’immaginazione e all’intelligenza. Si ha un’idea della situazione solo avanti nel romanzo, in una scena in cui Joseph è seduto su una sedia pieghevole nella camera da letto del suo appartamento, gli occhi fissi sullo schermo del pc, dice a Rose che sta lavorando ma non ci sono file di scrittura aperti. E Rose vede che suo fratello sta diventando tutt’uno con la sedia.

Infine c’è il quarto membro della famiglia, Rose, che il lettore segue dai nove ai ventidue anni. Una bimba sensibile e testarda, che prova a spiegare agli adulti cosa le sta succedendo alla bocca ma all’inizio solamente George, l’amico del fratello, le crede: con lui vanno in una pasticceria e Rose gli spiega che il biscotto che hanno preso è arrabbiato.

La scrittura evolve con lei, perde i tratti fanciulleschi che l’avevano caratterizzata: Rose vorrebbe essere la classica adolescente cinica e ribelle ma non le riesce proprio, non è nel suo stile. Diventa una vera esperta di cibo, non percepisce solo sentimenti ma anche la provenienza, impara da sola a distinguere i pomodori dell’Ohio da quelli della Florida, può persino capire come si sentivano i coltivatori. Stanca dei piatti tristi di sua madre e delle merendine confezionate, parte per un tour gastronomico nei ristoranti di Los Angeles alla ricerca di qualcosa di autentico.

Dal punto di vista di come tratta la cucina e i sentimenti il romanzo di Aimee Bender è atipico. Interessante il fatto che non è la tristezza in sé a rendere cattivo un piatto al palato di Rose (le capiterà di mangiare in modo eccellente da una cuoca triste), ma la tristezza vissuta male, repressa e mascherata.

La fragilità della madre la travolge e rischia di schiacciare lei e il fratello. Poi quando la stessa Rose cucina scopre diversi lati di sé che non avrebbe voluto conoscere. E anche il lettore si interroga su come sarebbe la propria torta al limone.

 

L’inconfondibile tristezza della torta al limone
Autore
: Aimee Bender
Editore: Minimum fax
Uscita: febbraio 2018
Lingua: Italiano
Copertina flessibile: 274 pagine

 

 

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Cecilia Alfier

Laureata in Scienze Storiche e diplomata alla Scuola Holden, mi sono avvicinata alla critica gastronomica perché ero alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui scrivere e che mi desse gioia. Sono sempre intenta a nuovi esperimenti letterari, intanto continuo lo studio umanistico. Sono nata in provincia di Padova, ma sono torinese di adozione.

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