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Coronavirus: la disperazione dei ristoratori che chiedono liquidità

La Fipe si fa portavoce delle aziende della ristorazione che denunciano la difficoltà di affrontare la situazione causata dal Covid-19. Chiedono misure più efficaci e un piano di riapertura, con la possibilità di attivare la vendita con asporto

Coronavirus: ristoratori disperati chiedono liquidità e altro
Il Coronavirus ha imposto la chiusura dei locali pubblici (Foto © Pexels da Pixabay). 

Il Coronavirus è arrivato come un uragano violentissimo che ci ha privato della socialità e ha bloccato l’economia, mettendo in ginocchio le piccole e medie imprese. Tra queste ci sono bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari e catering che hanno dovuto immediatamente chiudere. Anche per quelle che hanno attivato il delivery, la situazione resta preoccupante perché, comunque, il volume d’affari si è drasticamente ridotto e le prospettive non sono chiare e incoraggianti.

In Italia ci sono 300mila aziende del turismo che occupano 1 milione e duecentomila persone con un volume d’affari superiore a 86 miliardi e un valore aggiunto di 46 miliardi di euro. Oggi questo comparto è tra i più colpiti dal Covid-19 perché si basa, più di altri, sull’aggregazione e sarà tra gli ultimi a ritornare alla normalità.

Coronavirus: cosa chiedono i ristoratori

Da un’indagine condotta dalla Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi è emerso che il 96% di questi imprenditori ritiene insufficienti le misure intraprese dal Governo in occasione del Coronavirus. L’ente si è fatto interprete della loro richiesta di liquidità immediata per far fronte ai pagamenti più urgenti oltre all’annullamento dei tributi e alla concessione di prestiti a lungo termine, a tasso zero.

Molte aziende, infatti, denunciano di non riuscire a pagare gli affitti dei locali, gli stipendi, i fornitori e le varie bollette ma, probabilmente, quello che allarma il settore è il fatto di non poter pianificare il futuro e non poter contare su una ripresa immediata.

La consegna a domicilio ha consentito a molte realtà di non chiudere completamente ma non è sufficiente a coprire tutti i costi e pertanto, viene chiesto al Governo di valutare anche la vendita con asporto, ovviamente rispettando tutti i parametri di sicurezza, come già avviene per gli esercizi di vendita di generi alimentari.

«Le imprese del turismo stanno morendo giorno dopo giorno: senza un’iniezione immediata di liquidità, un aiuto economico significativo e una prospettiva circa il rientro al lavoro, perderemo una componente fondamentale e qualificante dell’offerta turistica del Paese, nonché della filiera agroalimentare e della nostra tradizione enogastronomica, oltre che della nostra storia. – ha dichiarato Lino Enrico Stoppani Presidente di Fipe – Un’Italia senza i suoi ristoranti e i suoi locali, che costituiscono una rete diffusa, qualificata ed apprezzata, emblema della cucina e dello stile di vita italiano, l’Italia rischia di rimanere senza un’anima, molto più triste e certamente anche meno attrattiva».

Urge un confronto immediato con un Governo

Il presidente Stoppani non vuole minimizzare sull’importanza delle restrizioni a tutela della salute ma nello stesso tempo, sollecita anche un confronto immediato tra Governo e rappresentanti delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori per progettare temi e modalità di riapertura.

«Comprendiamo pienamente la situazione, ma non possiamo restare chiusi ad oltranza o moriremo tutti per crisi economica. Così come accade per tutti gli altri attori della filiera agroalimentare, deve essere garantita almeno la possibilità di vendita con modalità di asporto. È solo un esempio, ma è indispensabile cominciare a ridare speranza, dignità e futuro a migliaia di imprenditori».

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Enzo Radunanza

Giornalista e addetto stampa, mi occupo di enogastronomia dal 2010. Nel 2019 sono stato nominato "Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna" per la mia costante attività divulgativa. Inoltre, sono copywriter e digital media marketer per varie realtà. Per tutti sono anche "Il Cronista d'assaggio".

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