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2022, l’anno della valorizzazione dei patrimoni culturali immateriali agricoli

Il bilancio dello Stato per l’anno finanziario appena iniziato punta sulla rivalutazione della campagna, dei boschi e dell’attività di pastorizia destinando due milioni di euro alla salvaguardia delle manifestazioni ideali che caratterizzano il territorio nazionale. Il provvedimento, che incorpora centinaia di eterogenee disposizioni, è stato approvato dal Senato il 24 dicembre 2021 e, senza l’apposizione di modifiche, dalla Camera dei deputati il 30 dicembre 2021

Con la legge di bilancio per il 2022, tra le varie misure a sostegno del comparto agricolo, spicca un’assoluta novità. Nello stato di previsione nel Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali viene infatti istituito un fondo che ha la finalità di valorizzare a livello internazionale i nostri patrimoni immateriali alimentari ed agro-silvo-pastorali. Le risorse stanziate, pari a due milioni di euro, andranno a sostenere le tradizioni e le pratiche di settore dichiarate dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità, ai sensi della correlata Convenzione adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 e ratificata con la legge 27 settembre 2007, n. 167.

Cosa si intende per “patrimonio culturale immateriale”

La Convenzione del 2003 precisa che il “patrimonio culturale immateriale” va ricercato nelle prassi, nelle rappresentazioni, nelle espressioni, nelle conoscenze, nel know-how – come pure negli strumenti, negli oggetti, nei manufatti e negli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, i singoli individui riconoscono quale propria ricchezza intangibile, humus dove affondano inconfondibili radici.

Queste incorporee fortune e prosperità, trasmesse di generazione in generazione, sono costantemente ricreate da definiti aggregati umani in risposta a un particolare ambiente, frutto dell’interazione tra natura e storia. Hanno la caratteristica di trasmettere un senso di identità e di continuità, promuovendo, nello stesso tempo, il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

Si manifestano in cinque settori, categorizzati, per esigenze di sintesi, come segue:

  1. le tradizioni e le espressioni orali;
  2. le arti dello spettacolo;
  3. le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi;
  4. le cognizioni e le prassi relative alla natura e all’universo;
  5. l’artigianato tradizionale.

Legge di bilancio 2022: come si valorizzerà l’agricoltura

La norma in commento della manovra finanziaria precisa che, per il 2022, una quota pari a 500 mila euro sia specificatamente destinata a sostenere l’iscrizione di nuove tradizioni e pratiche agro-alimentari ed agro-silvo-pastorali nella Lista rappresentativa dei patrimoni immateriali dell’UNESCO (Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity).

Secondo la procedura prevista dalla già menzionata Convenzione adottata a Parigi nel 2003 e ratificata con la legge 167/2007, tale lista è istituita, aggiornata e pubblicata – proprio su proposta delle Nazioni interessate – dal Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che, a sua volta, si occupa di sottoporla all’Assemblea generale degli Stati contraenti.

La lista contribuisce a dimostrare la diversità e ad aumentare la consapevolezza dell’importanza del patrimonio intangibile e si distingue dalla lista che necessita di urgente tutela (List of Intangible Cultural Heritage in Need of Urgent Safeguarding), che, invece, ha lo scopo di mobilitare la cooperazione internazionale e di fornire assistenza ai portatori di interessi al fine di addivenire all’adozione di misure adeguate.

Ad oggi – in 140 diversi Paesi – l’UNESCO ha riconosciuto 630 elementi come patrimonio immateriale. Quindici di questi sono italiani e spiccano, oltre alla celebre Dieta mediterranea, la Vite ad alberello di Pantelleria, l’Alpinismo, la Transumanza, la Cerca e la cavatura del tartufo.

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Selena Vacca

Esperta di legislazione agroalimentare e consulente prestata alle Istituzioni. Una laurea in Giurisprudenza, diversi master e la passione per il mondo enogastronomico declinato in maniera sostenibile. Nata in Ciociaria, stabile a Roma, giro il mondo ma torno sempre nella terra d’origine con due intenti: assaporare prodotti rigorosamente 100% bio e rubare alla nonna la ricetta del pollo con le patate. Il mio motto? Niente è impossibile!

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