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«Benvenuti in galera», il docufilm di Michele Rho sul ristorante nel carcere di Bollate

Una scena del film Benvenuti in galera
Benvenuti in galera è diretto da Michele Rho (Foto @ Ps Comunicazione).

Otto detenuti, coordinati da Silvia Polleri, protagonisti del prison movie sul primo locale al mondo aperto in una casa circondariale. Dopo l’anteprima al Filmmaker Festival, la prima visione alla Cineteca Milano Arlecchino l’11 gennaio 

Il lavoro nobilita l’uomo e farlo in carcere non è solo un’occasione di riscatto ma anche di un percorso per il reinserimento in società. Un modo innovativo per fare riabilitazione è il ristorante InGalera nel Carcere di Bollate, il primo al mondo nato dietro le sbarre, unico in Italia .

Un’opportunità di formazione volta alla reintegrazione, soprattutto, un ristorante dove si mangia davvero bene, aperto a pranzo e a cena. Un luogo dove inizia la libertà. E si badi bene, lontano dalla vista di celle e detenuti perché qui, la dignità, viene prima di tutto.

“Benvenuti in Galera”, il film di Michele Rho, ne racconta la storia e il progetto: un documentario che inizierà il suo viaggio in prima visione alla Cineteca Milano Arlecchino, giovedì 11 gennaio alle ore 21.

L'ideatrice del progetto nel carcere di Bollate
Silvia Polleri, l’ideatrice del progetto InGalera, in una scena del film (Foto @ Ps Comunicazione).

Benvenuti in galera, il film sulla storia fuori dai luoghi comuni

È il primo ristorante al mondo aperto in un istituto di pena, quello di Bollate, a Milano: Davide, Said, Jonut, Chester, Domingo e Pavel sono uomini che, attraverso il lavoro, cercano una seconda possibilità, grazie all’idea e la supervisione di Silvia Polleri, alias Nonna Galeotta.

Esperta di cucina e madre del regista Michele Rho, Silvia ha fortemente creduto in questo progetto di reinserimento sociale: un sogno ambizioso divenuto realtà con i ragazzi detenuti che hanno proseguito un percorso riabilitativo, come lo chef Davide che ha studiato nella scuola “stellata” di Gualtiero Marchesi.

«La parola “Benvenuti” è un benvenuto per tutti voi per conoscere meglio e non avere paura o diffidenza quando vedete un detenuto o entrate un istituto di pena – ha dichiarato il regista Michele Rhoil documentario condivide la straordinaria storia di InGalera, gestito interamente dai detenuti sotto la supervisione di una donna tenace, mia madre. Così, il ristorante stesso è diventato una lente speciale attraverso cui esplorare il mondo del carcere, tema importante su cui confrontarci»

InGalera: un ambiente accogliente con cucina creativa e raffinata

Cuochi e camerieri detenuti accolgono i clienti esterni nella sala da 50 tavoli inaugurata nell’ottobre 2015. Una brigata di cucina costituita solo da personale interno e piatti di assoluto rispetto, con prodotti freschi e stagionali. Un successo che ha fatto il giro del mondo, raccontato dal film di Michele Rho, regista e sceneggiatore, con delicatezza e attenzione:

«Mi sono avvicinato al progetto chiedendomi come i detenuti percepiscano il mondo esterno, come si sentano, che cosa provino – prosegue Michele RhoPensandoli dunque come esseri umani, al di là della colpa che hanno commesso, sempre e comunque nel rispetto e attenzione delle vittime delle loro azioni. A me interessano le storie. Ed è proprio il lavoro che diventa la chiave di tutto, per evitare il carcere, per essere accettati nuovamente dalla propria famiglia ed evitare di tornare alle attività criminali»

Debutto l’11 gennaio alla Cineteca Milano Arlecchino

Prodotto da WeRock, dopo l’anteprima al Filmmaker Festival 2023, il film debutta a Milano da giovedì 11 gennaio e fino al 17, alla presenza del regista e dell’ideatrice del progetto del ristorante, Silvia Polleri.

Raccontando il progetto di InGalera, il film documentario ci porta dentro un carcere, abbattendo paure e diffidenze attraverso le storie di chi sta cercando di riprendere in mano la propria vita lavorando.

Un ristorante che non è solo un luogo di lavoro per i detenuti, ma anche un modo innovativo per la comunità esterna di entrare in contatto con la realtà carceraria in modo nuovo e diverso: un ponte tra il carcere e il mondo esterno.

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Malinda Sassu

Giornalista, sommelier per passione e autore Wine, Food & Travel per diverse testate giornalistiche cartacee e online. Appassionata prima di tutto, del mondo e della vita, dei viaggi e della gente. Tra le mie cento passioni? Lo champagne, naturalmente…

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